Ambiente

Autodromo:offensiva legale contro Mariani

Italia Nostra, Legambiente Lombardia, Comitato per il Parco “Antonio Cederna”  e WWF Italia ricorrono al TAR, alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea contro il Comune di Monza. Le principali associazioni ambientaliste chiedono l’annullamento della concessione alla SIAS per l’Autodromo di Monza. Con questa azione prende il via la campagna “Parco di Monza, Parco d’Europa”. Segue il testo del comunicato diffuso delle associazioni che denunciano la svendita del Parco attuata dalla giunta Mariani.  Parco di Monza in pericolo e Autodromo svenduto al peggior offerente: queste la ragioni che hanno spinto in questi giorni gli ambientalisti a presentare un ricorso al TAR, due esposti alla Corte dei Conti ed uno alla Commissione Europea e a lanciare la campagna di sensibilizzazione “Parco di Monza, Parco d’Europa”, che si articolerà in una serie di attività informative e culturali. Una forte offensiva dunque contro il Comune di Monza, colpevole secondo le associazioni di aver perso un'ottima occasione per stipulare un contratto con la società che gestisce l'autodromo che tuteli il più grande Parco cintato del mondo. Il 21 dicembre 2007 infatti la Giunta Comunale di Monza ha deliberato l’affidamento in concessione alla SIAS S.p.A. dell’Autodromo Nazionale di Monza per la durata di 19 anni. I contenuti di questa concessione però secondo Italia Nostra, Legambiente, Comitato per il Parco “Antonio Cederna” e WWF Italia sarebbero iniqui e pregiudizievoli per il Parco, che ha recentemente celebrato i suoi primi 200 anni di vita, e ne metterebbero in pericolo l'importanza storico-ambientale che questo ricopre.Sono diversi gli aspetti che il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia dovrà analizzare e che gli ambientalisti contestano: innanzitutto non è stata effettuata nessuna gara pubblica internazionale per l'assegnazione della concessione alla società SIAS ma il tutto si è svolto con una semplice trattativa privata, lo svolgersi di una regolare gara invece avrebbe potuto valorizzare proposte di gestione dell’impianto automobilistico più rispettose del contesto storico-ambientale in cui esso è inserito. Il secondo punto riguarda l'irrisorietà del canone annuo che la società dovrà versare al Comune di Monza e di Milano: 800mila euro appaiono una cifra ridicola se si pensa alla consistenza delle strutture date in concessione e al loro intensivo utilizzo commerciale. Inoltre il canone non si avvicina nemmeno lontanamente al valore di mercato dell’impianto. Le associazioni contestano anche il fatto che il Piano Territoriale del Parco della Valle del Lambro, di cui il Parco di Monza è parte integrante, compreso la precedente convenzione, impone l’abbattimento delle fatiscenti sopraelevate della vecchia pista di alta velocità abbandonata da quarant’anni  mentre la nuova concessione ne prevede il mantenimento impedendo così la liberazione di aree verdi pregiate tra le quali anche 60 ettari di boschi e prati che da tempo non vengono utilizzate per lo svolgimento delle competizioni motoristiche che gli ambientalisti vorrebbero recuperare e destinare all’esclusivo uso pubblico. Il TAR dovrà verificare anche come mai la nuova concessione non ponga alcun freno alle rilevanti emissioni acustiche: le norme vigenti, impongono, invece, il monitoraggio delle emissioni e l’attuazione di interventi specifici per eliminare o, comunque, ridurre l’impatto acustico del circuito. Infine le associazioni sollevano il problema della cauzione finanziaria da versare ai comuni proprietari del Parco: la cauzione è l’unico strumento in grado di garantire l’effettivo e puntuale adempimento degli obblighi contrattuali compresa la manutenzione degli spazi verdi. Le associazioni chiedono infine al Comune di Milano di non ratificare la concessione e di imporre al Comune di Monza il rispetto delle norme sino ad ora violate e lanciano una campagna “Parco di Monza, Parco d’Europa”, che si articolerà in una serie di attività informative e culturali.“L’azione legale da noi intrapresa si inserisce in un contesto più vasto di valorizzazione e sensibilizzazione sull’importanza di questo nostro bene storico, paesaggistico e naturalistico che, fra i parchi storici d’Europa, è ancora troppo poco conosciuto - dichiara Bianca Montrasio portavoce della campagna “Parco di Monza, Parco d’Europa” e delle associazioni -. Da qui il nome stesso della campagna “Parco di Monza, Parco d’Europa” che si articolerà in una serie di iniziative sino ed oltre il Gran Premio e nell’attivazione di un sito web dedicato”. Italia Nostra OnlusLegambiente OnlusComitato per il Parco “Antonio Cederna”WWF Italia Ong – Onlus        Per ulteriori contatti:Bianca MontrasioTelefono 039 382147bianca.montrasio@parcodimonzaparcodeuropa.org

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Monza, piste ciclabili addio?

Monzainbici promuove una manifestazione il 17 maggio prossimo (una biciclettata/presidio sulle vie Monte Bianco e Monte Cervino) per tornare a chiedere piste ciclabili e moderazione del traffico. La questione della ciclabile di Monte Bianco via Monte Cervino, è diventata ormai una questione di principio, oltre che una necessità. La promessa di progettare la nuova pista su queste vie è stata fatta a noi direttamente sia dall'assessore Romeo che dal presidente della circoscrizione 4, Carati. Ma a questa data tutto tace. Non vorremmo che passasse nel dimenticatoio una "direttrice" che porta i ciclisti dai quartieri di San Fruttuoso e Triante in centro città. Questa giunta non brilla per sensibilità ambientale e meno che meno di sensibilità nei confronti di una mobilità alternativa come quella della bicicletta. E' di oggi la notizia che nel primo trimestre abbiamo già un triste primato cittadino di 5 incidenti mortali con un ciclista coinvolto. Di questo passo batteremo tutti i records negativi. Non possiamo certo affermare che la colpa è dei dossi e delle ciclabili tolte, ma certo i dossi possono  molto e la mancanza di ciclabili contribuiscono a creare una situazione di insicurezza e pericolosità nelle nostre strade.

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San Rocco, Giordano snobba i cittadini inquinati

Si è riunito nei giorni scorsi il Comitato di San Rocco per i problemi legati al depuratore di ALSI, per valutare quanto emerso dall'ultima riunione del Gruppo di Coordinamento Miasmi tenutasi il 10 marzo presso la sala giunta del Comune di Monza. Il Comitato esprime le seguenti valutazioni: ribadiamo la nostra disapprovazione per come è stata gestita la precedente gara d'appalto,conclusasi con la valutazione di non idoneità delle tre ditte rimaste in gara. Speriamo che la nuova gara possa essere aggiudicata in modo di procedere celermente con i lavori previsti;  valutiamo positivamente l'avvio e l'utilizzo del cosiddetto "naso elettronico" strumento da noi ritenuto molto utile per monitorare in continuo le emissioni maleodoranti al fine di individuare le zone e i processi che causano i miasmi e procedere alla loro definitiva eliminazione; rimarchiamo per l'ennesima volta che, dalle dimissione della dott.sa Fagioli, non vi è più stata la partecipazione del rappresentante della Asl 3 alle riunioni del Coordinamento. Tale assenza, se inizialmente poteva essere giustificata dalla necessità di trovare il sostituto, a quasi un anno di distanza non ha più giustificazione alcuna; rimarchiamo con rammarico anche l'assenza del Presidente ALSI, Giordano, che da quando è stato nominato non ha mai partecipato alle riunioni delegando in sua vece il Direttore Generale, Francesco Zangobbi. Valutiamo invece positivamente la presenza, per la prima volta, di un rappresentante del Comune di Cologno Monzese, intenzionato a valutare insieme i problemi per eliminare i miasmi che inquinano tutti i cittadini. Il Comitato conferma la propria partecipazione alla prossima riunione del Gruppo  fissata  per il 10 aprile 2008 per: valutare i risultati delle analisi olfattometriche e fisico/chimiche effettuate in data 14 febbraio,  conoscere l'esito della nuova gara di appalto dei lavori sulle vasche e griglie d'ingresso, stabilire la data per l'assemblea pubblica presso la Circoscrizione 3 e ribadisce la richiesta che alle riunioni del Coordinamento intervengano personalmente anche il Presidente ALSI, da cui attendiamo risposta sullo studio di fattibilità per delocalizzare la stazione Trattamento Rifiuti Speciali ( scarico autobotti) promessa nell’incontro del 14 novembre 2007, e il rappresentante di Asl 3 dott. Altomonte, a cui chiediamo una valutazione dei risultati delle ultime analisi olfattometriche a tutela della salute dei cittadini di San Rocco.  

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Strade, Penati snobba la Brianza

La provincia di Milano snobba Monza e Brianza per quanto riguarda la viabilità, ed è una vergogna. Cominciamo dalle incompiute. Mentre altri cantieri, in altre zone, sono stati aperti e chiusi sollecitamente, la SP 131 Desio-Muggiò-Nova-A52, molto attesa dai cittadini, sta aspettando il completamentoda ben dodici anni. E’ tra l’altro una strada fondamentale nel periodo del cantiere per il tunnel di viale Lombardia sulla S.S. 36. La variante di Monza Ospedale della SP 6 Monza-Carate, che prevede tra l’altro un tunnel sotto via Boito, doveva essere fatta e finita nel 2004, invece è ferma ad un modestosbancamento di poche decine di metri in mezzo alla campagna. Il raddoppio delle SP 3 e SP 13 Monza-Agrate, nel tratto di Concorezzo, per completare il collegamento veloce tra viale delle Industrie di Monza e le autostrade, attraverso viale Sicilia, è un fantasma che aleggia da anni. Ogni giorno migliaia di automobilisti passano lunghi minuti in coda, nei due sensi di marcia, chiedendosi perchè sia rimasto quell’assurdo imbuto di strada ordinaria tra due tratti a doppia carreggiata. Ma ci sono altre prove, eccole. Nella cartografia ufficiale pubblicata sul sito della Provincia di Milano, sezione viabilità, sopra la mappa della Brianza non c'è un solo segno giallo. Cioè, le “opere realizzate” da noi sono uguale a zero. Altrove, invece, sono stati eseguiti molti lavori.Di una cinquantina di interventi previsti sulle strade di competenza provinciale nel programma triennale in vigore, soltanto quattro riguardano la nostra zona, cioè un misero otto per cento, quando invece per territorio, popolazione e attività produttive Monza e Brianza hanno un ruolo molto più rilevante, superiore al 20 percento. Il nome di Monza compare ripetutamente soltanto quando si parla del completamento della Rho-Monza (A52) nella zona di Rho, opera che sembra diventata urgente dopo il ia libera definitivo dello Stato al casello per l’esazione dei pedaggi. Dice Isabella Tavazzi, portavoce del Comitato San Fruttuoso 2000: “Dopo la stesura del progetto di tunnel per viale Lombardia, progetto realizzato dalla Provincia di Milano quasi dieci anni fa, questo Ente sembra proprio essersi dimenticato di noi. Per la SP131 e per la SP 6, l’assessore Matteucci, da quando è in carica, ha già promesso due volte la conclusione dei lavori, ma i cantieri sono sempre aperti e sono lì a smentirlo. Il nostro invito a palazzo Isimbardi è dunque a darsi da fare, affrontando i problemi che sono di sua esclusiva competenza e rispondendo, com’è suo dovere, alle istanze urgenti dei cittadini”.

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Un angelo veglia sulla ricerca scientifica

Da ieri un grande angelo bianco con le ali profilate d'oro domina il campus del San Raffaele di Milano dalla sommità della cupola che ricopre il nuovo Diparimento di Medicina molecolare costato 150 milioni di euro. La posa del'angelo che raffigura il santo a cui Don Verzé ha dedicato l'opera della sua vita è una statua alta otto metri, tutta in resina di carbonio del peso di 3 tonnellate; conclude idealmente la creazione della nuova struttura che fa del San Raffaele il centro di ricerca più grande d'Italia e uno dei primi in Europa. La cupola aperta, un reticolo di aste in lega d'alluminio del diametro di 43 metri, è stata anch'essa ideata da don Verzè che ne ha tracciato il primo schizzo, poi trasformato in un progetto architettonico dallo studio interno all'istituto. Il centro ospiterà aule universitarie, uffici tecnici e amministrativi e laboratori per 500 nuovi ricercatori che porteranno avanti studi avanzati di medicina molecolare coniugati con la sperimentazione di terapie innovative per la cura di malattie neurologiche come la sclerosi multipla, l’Aids e le malattie cardiovascolari. Mentre l’angelo sollevato da un'enorme gru guadagnava lentamente la sommità della grande cupola dove è stato fissato a 50 metri d'alteza, don Luigi Verzè ha ricordato l’inizio della sua avventura milanese il cui cammino è partito 58 anni fa quando venne chiamato dal Card. Ildefonso Schuster. “Allora questo grande prato era una marcita deserta, le uniche cose viventi erano due aironi che al mio arrivo volarono via. Ero venuto a Milano con in tasca le mille lire che mi aveva dato don Calabria e nella testa la sua esortazione. Ero solo e nudo, ogni tanto mi veniva a trovare il Cardinale e mi chiedeva: hai mangiato? poi mi dava cone le sue manine un sacchetto di riso e tre salamini. Negli anni 60 tutti, a cominciare dal sindaco Bucalossi, mi dicevano che non sarei mai riuscito a costruire quell’ospedale che avevo in mente. E invece..”.

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Tunnel: serve un piano di viabilità alternativo

I cinque Comitati per la Galleria di viale Lombardia sulla S.S. 36 hanno incontrato nei giorni scorsi, in due riprese, l’assessore comunale allaviabilità Romeo, sollecitando la messa a punto di un piano di viabilità durante il periodo del cantiere per la realizzazione del tunnel. Il livello già molto elevato del traffico di transito è ormai incontrollato e da tempo si chiedono soluzioni per i quartieri San Fruttuoso e Triante, indipendentemente dal cantiere della galleria. I Comitati perseguono due obiettivi fondamentali: 1.Evitare che questo carico di traffico, del tutto eccessivo per il tipo e calibro delle strade, possa aumentare ulteriormente e anzi per quanto possibile venga indirizzato in maniera da diminuire; 2. Impedire totalmente il transito nelle zone residenziali da parte dei mezzi pesanti; 3. Garantire sufficienti attraversamenti del viale,tra i due quartieri, per tutto il periodo dei lavori.L’assessore Romeo, che era affiancato dal direttore lavori di Anas ing. Castiglioni, ha annunciato quanto segue: 1. La trasformazione entro fine marzo in senso unico di via Monviso, adducente nord-ovest del viale, in modo da impedire l’ingresso di veicoli nel quartiere San Fruttuoso lungo questa direttrice; 2.L ’attivazione entro l’estate del sottopasso Nord di viale Lombardia, da anni predisposto e mai attivato, in maniera da consentire una inversione di marcia dalla direzione Milano-Lecco su quella opposta Lecco-Milano; 3. Un sostanziale no all’ipotesi avanzata dai Comitati di creare, prima della fine dei lavori per il tunnel, una ZTL (zona a traffico limitato) in San Fruttuoso, diniego motivato con generiche ragioni economiche e di complessità dell’iter realizzativo. I cinque Comitati per la Galleria hanno dal canto loro per l’ennesima volta rilevato come, con il provvedimento di eliminazione delle svolte a sinistralungo il viale, già operativo da dicembre, si sia avuto un incremento notevole del traffico pesante sulle vie Vittorio Veneto e adiacenti di Triante e del traffico veicolare nelle vie Taccona, Ticino e Po di San Fruttuoso.Quanto al "no" espresso sulla ZTL di San Fruttuoso, è stato fatto notare, mappe stradali alla mano, come la nuova "tangenzialina di Muggiò" (finelavori: marzo 2009) rischi concretamente di favorire un ulteriore incremento del traffico di attraversamento, eventualità che richiede adeguatecontromisure stabilite per tempo.La risposta dell’assessore Romeo è stata la seguente:1. entro la metà di aprile verranno eseguite rilevazioni sulle relazioni dei flussi di traffico tra S.S. 36 e quartieri; 2. sono allo studio misure finalizzate ad impedire il transito dei mezzi pesanti all’interno dei quartieri.Le scelte sinora compiute sono ritenute dai Comitati del tutto insufficienti e tra loro parzialmente incongruenti, tanto che l’assessore e Anas sono stati fortemente invitati a predisporre senza indugio un vero e proprio piano di viabilità alternativa, che è indispensabile sia pronto ad entrare in vigore nel luglio 2009, data d’inizio dei lavori per il tunnel.  Va ricordato che questo coordinamento di associazioni di cittadini ha nei giorni scorsi sollecitato la Provincia di Milano ad azioni di sua competenza utili nel periodo di cantiere (come l’urgente fine-lavori della Desio-Nova-Cinisello-A52), mentre nei prossimi giorni analoghi solleciti verrano inviati ad altri Enti che hanno corresponsabilità nella gestione della mobilità di Monza e della Brianza. Il cantiere per il tunnel di viale Lombardia sulla S.S.36 è una formidabile occasione perchè gli Enti pubblici si decidano ad affrontare e risolvere annose questioni di viabilità e mobilità che hanno causato degrado e forti disagi non solo nei quartieri di Triante e San Fruttuoso di Monza, ma in tutta l’area.Occorre che gli Enti che hanno la responsabilità istituzionale di questa situazione comprendano come gli inevitabili disagi al traffico che i lavoriprovocheranno potranno essere sopportati da automobilisti e residenti solo e soltanto se sarà ben chiaro che esistono finalmente una visione complessivapiù ampia ed una volontà di soluzione dei problemi complessivi, come da tempo atteso e non più rinviabile. I Comitati si riservano ogni legittima azione perraggiungere gli obiettivi fissati.Comitato San Fruttuoso 2000Comitato TrianteComitato viale LombardiaComitato RomagnaComitato Monviso

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Puzza, puzza, puzza, che puzza!

Alsi S.p.A. ha riavviato le attività propedeutiche (avvisi di gara) per ottemperare ai processi di ristrutturazione dell’impianto di depurazione di S. Rocco. Benissimo, anche se queste attività (e se tutto proseguirà senza intoppi e senza ricorsi al TAR) apporteranno dei presumibili benefici ambientali nel medio/lungo periodo. E nel frattempo? E per il prossimo periodo caldo cosa ci dobbiamo aspettare? Ci sono in programma degli interventi “tampone” per la mitigazione dei miasmi? A queste domande ancora ( e siamo a marzo) non ci sono concrete e valide risposte. Da ciò ne deriva un’unica previsione: S. Rocco sarà giornalmente invasa dalle puzze del depuratore. E’ opportuno che i sanrocchesi lo sappiano per tempo, non ci sarà scampo e soprattutto all’imbrunire – dopo una giornata di lavoro – sarà necessario chiudere le finestre ed imprecare contro i tanti “amministratori – politici – tecnici” che negli ultimi anni hanno certificato il loro impegno per mitigare e poi risolvere questo dramma ambientale.Questi stessi “amministratori – politici – tecnici”,  hanno prodotto unicamente azioni di facciata:• chi assicurava la disponibilità dei finanziamenti, a costo anche di vendere il palazzetto dello sport, • chi andava a Roma o invitava Pecoraro Scanio per ottenere le somme mancanti,• altri che inauguravano in pompa magna strutture per l’essiccamento dei fanghi (poi drammaticamente esplose per cause non prevedibili),• altri ancora che hanno continuato a distribuire gli utili societari alla faccia dei bisogni d’investimento della stessa società. Nulla, niente è stato prodotto per operazioni di mitigazione “da subito” delle puzze, ancora una volta nessuno ha preso a cuore il problema quotidiano dei cittadini di S. Rocco. Ovviamente nessuna responsabilità, tutti hanno assicurato il massimo. Questa, in estrema sintesi, è la drammatica situazione determinata da una società partecipata al 24% dal Comune di Monza che ne è l'azionista di riferimento. Amministrativamente, politicamente, tecnicamente non ci resta che prendere spunto dai famosi Nanetti dello spot televisivo che - al grido di “PUZZA, PUZZA, PUZZA, CHE PUZZA” - sono riusciti a farsi sentire dal padrone di casa e a trovare la soluzione ad un analogo problema. Sanrocchesi, facciamoci sentire. Inviamo lettere e segnalazioni di protesta ai nostri Amministratori.

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Shopper, la plastica inutile

Ogni settimana il quotidiano La Repubblica propone ai suoi lettori di aderire a delle campagne finalizzate a ridurre i consumi di energia e materie prime per inquinare di meno e cambiare stile di vita assumendo dei comportamenti più rispettosi dell'ambiente. Questa settimana propone di ridurre il consumo dei sacchetti di plastica utilizzati per portare a casa la spesa. Sono 15 miliardi gli shopper di plastica prodotti annualmente in Italia e sempre più se ne consumano. Sono leggeri, comodi, non costano quasi niente, servono a portare tante cose e liberarsene non è considerato dalla maggior parte di noi uno spreco. Purtroppo sono invece un grande problema ambientale perché se vengono lasciati nell'ambiente e non riciclati, deturpano l'ambiente per secoli o millenni, inoltre continuare a produrli significa contribuire all'aumento dell'effetto serra e a consumare petrolio. Secondo Ermete Realacci, l'uso dei sacchetti di plastica in Italia comporta l'emissione di 400 mila tonnellate di anidride carbonica e il consumo dell'equivalente di 200 mila tonnellate di gasolio. Il primo gennaio del 2010 entrerà in vigore la norma che impone l'uso di plastica biodegradabile (che si produce in Italia su brevetto italiano grazie a un accordo tra la Novamont, un'azienda nata da un centro di ricerca Montedison, e la Coldiretti). Mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole sono sufficienti per creare circa 100 buste di bioplastica e per questo basterebbe coltivare circa 200 mila ettari, un quinto delle terre agricole non utilizzate. Il vero cambiamento però sarebbe non utilizzare nemmeno questa plastica biodegradabile. Io ad esempio utilizzo per la mia spesa settimanale, da anni, 5-6 sacchetti di stoffa che riutilizzo ogni sabato e non vedo perché non potrebbero farlo anche gli altri. Basta comprarli una volta e lavarli quando si sporcano per seppellire per sempre il problema shopper. E' così difficile?

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Cresce il solare in Brianza

Mentre l’Enel si appresta a inaugurare la sua più grande centrale solare a Montalto di Castro, dieci ettari di pannelli, una potenza di 6 MW, 30 milioni di euro di investimento, 7 milioni di chilowattora prodotti all'anno, anche i privati, grandi e piccoli, fanno la loro parte. E’ il caso di Lifegate che in Brianza, ad Anzano del Parco, ha inaugurato il suo primo impianto fotovoltaico.  La centrale è stata realizzata dalla società di Marco Roveda in soli tre mesi di lavoro ed è composta da 270 pannelli fotovoltaici disposti su 9 grandi “girasoli”: si tratta di elementi mobili alti 4 metri, in grado di orientarsi, con un motore elettrico, in direzione del sole nell’arco dell’intera giornata. I moduli fotovoltaici hanno una potenza installata di 50 kWdi picco (unità di misura che esprime la potenza massima di un generatore solare) e hanno una capacità produttiva annuale di oltre 75.000 kWh. L’inaugurazione del Parco Fotovoltaico di Anzano - a cui partecipano il Parco Valle Lambro e la Regione Lombardia - è un passo importante per LifeGate che diventa produttore di energia elettrica rinnovabile affiancando questa attività alla fornitura di energia verde, gestita finora attraverso il progetto LifeGateEnergia Rinnovabile, a cui hanno già aderito più di 500 aziende.

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L'ENEA inventa l'antifurto solare

L’espandersi del mercato dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica  ha visto emergere anche il fenomeno dei furti di pannelli solari, dovuti al valore economico della loro componente tecnologica. I furti avvengono soprattutto nelle zone remote, dove il fotovoltaico ha un ruolo particolarmente strategico per coprire l'esigenza locale di generazione di energia. Finora i ladri hanno avuto gioco facile, ma ora dovranno fare i conti con l'antifurto hi tech che L’ENEA ha realizzato a sta poer lanciare sul mercato. . Si chiama “PV-Guardian” ed è in grado di contrastare efficacemente i ladri impedendo l’utilizzo indebito dei pannelli in modo economico e innovativo. Grazie all’applicazione del Global Position System-GPS, tramite una scheda laminata che è parte integrante del pannello fotovoltaico, impossibile da rimuovere se non distruggendolo, PV-Guardian è in grado di rilevare le coordinate geografiche di una nuova installazione rispetto alla precedente, per la quale erano state impostate le procedure di protezione. Lo spostamento non autorizzato del modulo dal sito inibisce totalmente il suo funzionamento come generatore di energia elettrica rendendo inutile il furto. La funzione di generazione elettrica viene nuovamente ripristinata ricollocando il pannello nel luogo originario, oppure riprogrammando, con codici protetti, la nuova posizione geografica.PV-Guardian può anche essere corredato con un sistema di trasmissione dati mediante scheda GSM, alimentata dallo stesso modulo fotovoltaico. Nel caso di furto, il PV-Guardian memorizza l’evento e quando il modulo fotovoltaico “vede” la luce del sole, e quindi anche la rete di satelliti, invia un allarme verso un gestore di servizi, che consente di localizzare la nuova posizione del modulo.

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I dossi e la destra autodromista

Non servivano  le ultime, ennesime, stragi di Fiumicino (vedi foto) o Brescia, per ricordarci della pericolosità delle strade italiane. Ogni volta ci sdegniamo per le morti innocenti provocate da ubriachi o pazzi al volante, che “perdono” il controllo dell’auto e uccidono persone inermi sulle strisce pedonali, alla fermata dell’autobus o in bicicletta. La perdita di controllo dell’auto su cui viaggiano, salvo eventi rari di malori improvvisi, sono sempre causate dal mancato rispetto delle regole, del codice della strada e della segnaletica, che portano a raggiungere velocità impensabili in ambiti urbani e extraurbani. La velocità è la prima causa di morte sulle strade, è bene ricordarlo sempre. Ma poi ci si dimentica, salvo i parenti e gli amici delle vittime, e tutto rimane come prima: le strade rimangono rettilinei pericolosi dove poter sfogare il proprio stress e provare l’ebbrezza della velocità, a costi sociali altissimi.Anche se la mortalità per incidente stradale è in diminuzione in Italia (-15%), il confronto con l'Europa è sempre sconsolante (-27%), e resta ancora lontano l’obiettivo fissato dall’Unione Europea che prevede la riduzione del 50% dei morti entro il 2010. Nelle aree urbane, che risultano le più colpite, si rilevano oltre il 70% dei feriti e oltre il 40% dei morti per incidenti stradali (quote nettamente superiori alla maggior parte dei Paesi europei).Lo strumento per abbattere queste vergognose statistiche c'è, si chiama “moderazione del traffico”. Una serie di interventi volti a rallentare la velocità dei mezzi motorizzati, dalle zone a 30 km/h, ai dossi rallentatori, le chicanes, il restringimento delle carreggiate, le piste ciclabili, i parcheggi alternati ecc. Ma mentre in moltissime città italiane ed europee, si applicano queste strutture all’avanguardia, a Monza si arriva al paradosso di tolgiere le piste ciclabili (Via Monte Cervino/Via Monte Bianco) e i dossi rallentatori (Viale Campania e via Enrico da Monza). Quale cultura e quali motivazioni hanno portato a queste decisioni? soprattutto alla luce dell’incremento delle persone che scelgono la bicicletta come mezzo principale di trasporto è in costante aumento (lo rivela il nostro censimento annuale, +31% 2007/2006), con i vantaggi che tutti conosciamo, e quando in viale Campania, dopo la realizzazione dei dossi rallentatori gli incidenti sono diminuiti del 50%. Solo queste evidenze sarebbero dovute essere sufficienti per far cadere a pioggia, su tutta la città di Monza, dossi rallentatori e zone a 30 km/h (alcune città europee hanno l’80% del proprio territorio con zone a 30 km/h., il traffico scorre regolarmente e non ci sono incidenti).In viale Campania c’è ora un rettilineo di 600 metri che va dalla rotonda dell’Esselunga, fino al primo dosso verso San Rocco (modificato e con scarsa efficienza) con cartello di riduzione della velocità a 30 km/h,  con la possibilità di scatenare i cavalli della propria auto, cosa che sta già succedendo, e dover poi bloccare l’automezzo se il semaforo successivo è rosso, con l’eventualità di sbandamenti o perdite di controllo. Lo stesso discorso vale provenendo da San Rocco verso San Fruttuoso. Insomma si è ricreato un rettilineo pericolosissimo che invoglia alla velocità, tutto il contrario di quanto si dovrebbe ricercare. E’ forse l’unica, Monza in tutta l’Europa, che ha capito tutto? O non viene forse il dubbio che è qui che sbagliamo? Noi abbiamo proposto una rete ciclabile coerente e unificata che dia sicurezza ai ciclisti, siano essi adulti, bambini o anziani, che metta in collegamento i quartieri tra di loro e verso il centro storico e verso i punti importanti di Monza: siamo in attesa di una risposta dagli Assessori e dal Sindaco dal dicembre scorso  ma sappiamo che nel bilancio preventivo, per noi ciclisti consapevoli e rispettosi dei diritti di tutti, ci sono solo briciole.Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Un incremento degli incidenti mortali? Speriamo di no, ma le situazioni che si sono create a Monza sono alquanto delicate. Nel frattempo, nel 2007, gli incidenti totali a Monza sono ulteriormente diminuiti, 1614 contro 1713. Noi ci battiamo perchè questo dato subisca sensibili riduzioni, ma al momento mancano le dovute volontà politiche.

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Legambiente: a Monza non si respira

Il Circolo monzese di legambiente ha scritto al sindaco di Monza, Marco Mariani la lettera che pubblichiamo. "Non è più possibile vivere in un'area in cui il valore medio giornaliero di PM10 è sempre superiore al valore limite imposto per legge. E' come se, nel 2006, avessimo vissuto ogni giorno con 53 microgrammi/m3 di PM10 - afferma Atos Scandellari, presidente del circolo ambientalista -. Condividiamo la necessità di intervenire collegialmente, con tutte le altre amministrazioni pubbliche disponibili, per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico, ma ribadiamo che le singole amministrazioni comunali possono, e debbono, fare di più per contenere la produzione di gas inquinanti, agendo soprattutto sui comportamenti delle persone e sulla pianificazione della città". (segue il testo della lettera)Emergenza inquinamento atmosferico.Dal sito Internet dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente rileviamo che anche il Comune di Monza, il 25 Febbraio scorso, ha raggiunto i suoi 35 giorni, massimi annuali ammessi per legge, di superamento del limite di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili PM10 nell’aria che respiriamo. E sono trascorsi solo 56 giorni dall'inizio dell'anno. Sempre ARPA ci dice che, nel 2007, il numero dei giorni di superamento della soglia limite si sono leggermente ridotti rispetto all’anno precedente (130 contro 145), ma ci conferma che il valore medio annuo è sempre superiore ai 50 microgrammi/m3.Il PM10 (come il PM2,5) ha origine da molte fonti, naturali ed antropiche. Studi sempre più aggiornati rivelano che oltre il 50% delle particelle presenti nell’aria sono di origine antropica. Le principali fonti sono legate all’utilizzo dei combustibili fossili: carbone e derivati del petrolio. Oltre il 70% del PM10 in città deriva dai veicoli a motore. A queste micro particelle sono legate diverse sostanze chimiche, molte delle quali nocive per la salute umana e sempre di origine antropica: metalli pesanti, idrocarburi, nitrati, solfati.Per la comunità scientifica e per le grandi istituzioni internazionali non c’è dubbio: respirare le polveri sottili è una importante fattore di malattie e di morte per le persone. L’inquinamento agisce peggiorando la salute di tutte le persone, aumentando il rischio di nuove malattie anche negli individui sani.Occorre mobilitarsi tutti quanti per ridurre questo, oramai costante, attacco alla salute delle persone ed al loro futuro. Facciamo nostro il moto di “Mal’Aria 2008”. Non serve un miracolo per rendere migliore l’aria della tua cittàAlzati e camminaContro l’inquinamento da smog meno auto e più trasporti pubbliciDiamo atto alla nuova gestione del trasporto pubblico monzese di essersi impegnata nel rinnovo del parco automezzi (ma finora sono stati acquistati solo veicoli a gasolio) e nell’installazione dei filtri anti particolato sugli altri (obbligatorio per legge); purtroppo non si è ancora notato un significativo aumento dei passeggeri né una conseguente riduzione del traffico veicolare. Bisogna fare di più, iniziando con il rilancio del Piano Urbano del Traffico e della Mobilità.  L’amministrazione comunale realizza nuove piste ciclabili in periferie (Via Tintoretto), ma le fa sparire nei quartieri più densamente abitati (Via Monte Cervino e Monte Bianco); non c’é ancora un progetto cittadino organico. La Giunta, inoltre, sta procedendo ad una variante del PGT che porterà: ad un aumento del carico antropico sulla città e del traffico, ad una espansione della cementificazione ed alla scomparsa di ampie aree verdi; le uniche vere depuratrici dell’aria. Le problematiche ambientali debbono diventare prioritarie nella gestione di Monza.                                                                                  LEGAMBIENTE  Circolo A. Langer – Monza

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Vento in poppa? Fin troppo

Più 30 % in un anno nella potenza installata, raddoppio dell’incidenza sull’elettricità prodotta.  In questi due dati sta il boom dell’eolico 2007 nel nostro Paese. Un boom stranamente poco sottolineato sui media generalisti, a differenza di quello che viene fatto per il fotovoltaico,  infinitamente meno rilevante sul totale della produzione. Nel dettaglio, in base ai dati forniti da Terna e da ANEV, risulta che al 31 dicembre 2007 la potenza eolica installata era di 2.776,07 MW (2123,36 MW un anno prima), per una produzione annua di 4,184 TW/h. Nel primo mese del 2008 il trend è proseguito, con l’entrata in servizio di altri due impianti per complessivi 57,4 MW. Se la crescita del 30 % l’anno proseguisse per i dodici anni che ci separano dal fatidico 2020, la potenza da aereogeneratori installata in Italia verrebbe moltiplicata circa 23 volte. Sorprendentemente, ci sono già oggi tutte le premesse affinché la tendenza prosegua. A livello nazionale risultano infatti in fase di realizzazione o approvati impianti per circa 8000 MW, e in fase di istruttoria installazioni per altri 22.000 MW.La politica delle amministrazioni, sia centrali che locali, anche stavolta sorprendentemente, si muove  in modo concorde a favore dell’eolico. Nelle sue ultime fasi di vita, lo scorso dicembre il Governo Prodi, attraverso una delibera dell’Autorità dell’Energia e del Gas, ha vietato esplicitamente a Terna, cui fa capo la rete di distribuzione elettrica, di chiedere agli impianti eolici l’installazione degli impianti di modulazione obbligatori per tutti gli impianti tradizionali, un notevole risparmio in sede di investimento. La finanziaria ha poi indicato che, fino al 2012, la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili potrà crescere di 0,75 punti percentuali all’anno, e l’unica fonte in grado di sostenere questi ritmi al momento appare quella eolica. Infine, il costo di produzione dell’eolico è ormai dentro la forchetta del prezzo dell’energia elettrica in Italia e, con l’aggiunta dell’incentivo dei “certificati verdi”, risulta conveniente anche in condizioni ambientali considerate marginali in altri Paesi (esempio, velocità media del vento di sei metri al secondo). Il boom “nascosto” dell’eolico ha però alcuni punti dubbi. A parte le obiezioni sollevate da numerose associazioni e organizzazioni con credenziali ambientaliste altrettanto qualificate dai sostenitori dell’energia dal vento e legate a questioni di salvaguardia del paesaggio e degli ecosistemi, la corsa dell’eolico rischia di scontrarsi con una serie di limiti strutturali dello stesso sistema energetico. Il primo, esploso - senza far troppo rumore, in verità - una paio di settimane fa, è legato al limite di capacità di Terna di prendersi carico nella rete di fonti eoliche. La legge (ancora nell’ultima finanziaria) la obbliga a farlo, con una indicazione vincolante dell’Autorità di dare la precedenza assoluta all’eolico. Ma i limiti tecnici non si eliminano a colpi di grida manzoniane. Così, in Sicilia Terna ha da tempo segnalato di potere allacciare al massimo 500 MW eolici in assenza di nuovi investimenti, che comunque produrranno effetti solo nel 2012. La Regione Sicilia ha dovuto così sospendere le autorizzazioni per nuovi impianti in quanto ne aveva già concesse per 2125 MW. La quota bloccata in itinere ammonta ad altri 3000 MW. Già oggi, con 640 MW attivi, Terna deve di tanto in tanto effettuare dei distacchi per eccessiva offerta, soprattutto di notte.Un secondo limite della rete all’assorbimento dell’eolico deriva dalla sua caratteristica di imprevedibilità. In Italia gli impianti posti in condizioni di vento costante (come avviene sulle rive del Mare del Nord) non sono percentualmente dominanti, per cui il gestore della rete, per mantenerla in equilibrio, dovrà abituarsi a utilizzare tecnologie previsionali e gestionali del carico molto avanzate.  Vi è infine la scarsa rilevanza dell’eolico come fonte legata al nuovo modo, distribuito, di fare energia, puntato sull’autoconsumo e sulla trasformazione di una voce di costo in una di ricavo per molte attività produttive disagiate. Il mini e microeolico (meno di 200 KW) è incentivato con una tariffa imposta di 30 centesimi a KW/h. Non ci sono purtroppo dati  complessivi, ma un episodio può forse dare un’idea dello stato del settore: lo scorso novembre l’inaugurazione di un impianto eolico da 20 KW in provincia di Trento è stato considerato talmente significativo da meritare la presenza di: ministro dell’Ambiente, presidenti della Regione e delle due Province autonome,  sindaci dei due capoluoghi. Delle problematiche e delle prospettive legate all’eolico di piccole dimensioni in Italia, soprattutto come parte di impianti integrati miranti a garantire i fabbisogni di energia di attività economiche e comunità residenziali, si parlerà nel corso delle Giornate delle Microgenerazione a Roma. L’evento si articola su due momenti complementari: “Fonti rinnovabili di energia... microgenerazione e non solo”, il 4 marzo; “Tra incentivi e normative: la nuova cogenerazione per le PMI”, il 5 marzo. L’evento, che è già il punto di riferimento per  il “mondo nuovo” dell’energia si svolgerà presso lo Spazio Etoile, centro congressuale notissimo e di grande prestigio, a due passi da Piazza Montecitorio.Maggiori dettagli sulle Giornate della Microgenerazione sono reperibili sul sito www.microgenforum.it

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Aiutiamo gli alberi del Parco

Il Comune di Monza invita i cittadini amanti del Parco ad aderire a un'iniziativa di volontariato concreto, promossa dall’Assessorato ai Parchi e Villa Reale di Monza, che si propone di salvaguardare lo straordinario patrimonio arboreo della grande oasi verde. Dalle 9.30 alle 13.30 del 24 febbraio i cittadini volontari ripuliranno insieme gli alberi da erbe infestanti e dalle sterpaglie. Per aderire occorre registrarsi (vedi il sito del Comune) entro oggi, 20 febbraio 2008. Appuntamento per tutti al 24 febbraio alle 9.30 alla Porta delle Grazie Vecchie. Per info:Settore Parco e Villa realetel. 039.322003 interno 110Info point Parcotel. 039.2300009

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Un mercato in crescita frenato dai ladri di pannelli

Che il fotovoltaico sia un  business oggi lo dicono tutti, ma a garantire che si tratta davvero di un buon affare sono i ladri di pannelli che negli ultimi mesi sono diventati l’incubo dei proprietari delle centrali solari. Stando agli uffici del Gestore dei Servizi Elettrici, l'agenzia statale che distribuisce gli incentivi economici stabiliti dal conto energia, quello del furto di pannelli è un fenomeno in rapida crescita. Vengono presi di mira soprattutto gli impianti a terra che restano a lungo incustoditi, il fenomeno riguarda in particolare il Meridione, ma si segnalano casi in tutta Italia. La regione più colpita è (manco a dirlo) la Campania. A Serre Persano, in provincia di Salerno, sorge una delle più grandi centrali fotovoltaiche del mondo. E’ di proprietà dell'Enel e produce circa 2,5 milioni di kWh l'anno, una quantità di energia sufficiente a soddisfare i consumi di un migliaio di famiglie. La centrale conta circa 60mila pannelli solari che coprono una superficie di oltre cinque ettari, ma sorge in aperta campagna, e i ladri ne hanno approfittato: nell’ultimo anno hanno rubato quasi 7.000 pannelli. L'Enel ha dovuto rafforzare la vigilanza con personale di guardia. Stessa sorte ha subito la centrale di proprietà del Comune di Treggiano, sempre in provincia di Salerno, che ha visto sparire quasi la metà dei suoi 8.000 pannelli, una danno calcolato in circa 1 milione di euro. I furti sono un problema serio e se continuano rischiano di spaventare gli investitori, compromettere i progetti in corso e frenare lo sviluppo del mercato. Un sistema di vigilanza basato sull’impiego di personale di guardia nelle ore notturne, si porterebbe via gran parte degli utili. Si sta cercando perciò di trovare un altro sistema in grado di contrastare il fenomeno. Il Gestore dei Servizi Elettrici ha proposto di creare un archivio con le matricole di tutti i pannelli immessi sul mercato. In questo modo, prima di autorizzare gli incentivi statali, si dovrà verificare il codice dei pannelli per impedire che tornino sul mercato  quelli rubati. La difficoltà consiste nel fatto che la maggior parte dei componenti sono prodotti all'estero e per ora non esiste uno standard internazionale. L’obiettivo è arrivare a marchiarli come i telai delle automobili. In attesa che si muovano le istituzioni gli installatori italiani suggeriscono  soluzioni “fisiche” più a portata di mano. Per scoraggiare i ladri meno attrezzati  si può utilizzare un sistema di vite di bloccaggio particolare, con testa diversa da quella dei normali giravite. Inoltre la testa della vite può venire coperta con una sfera che rende impossibile lo svitaggio del pannello. Insomma, la partita tra guardie e ladri nel solare è appena cominciata.

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