Politica

Se..la "rude razza pagana"

Uscira tra poco un volume, con allegato Cd, credo, sule esperienze del cosidetto operaismo degli anni 60. Quello, per intenderci, che si era sviluppato attorno ad alcune riviste/laboratori di ricerca e intervento quali Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Contropiano, Classe operaia e via dicendo. A quell'operaismo, di cui personaggi e studiosi come Tronti e Panzeri restano probabilmente l'incarnazione più alta, si è spesso rimproverato un settarismo eccessivo, un legame ossessivo con il concetto di classe operaia. Credo che rileggere quelle esperienze, che sono state proprio esperienze di ricerca del nesso tra necessaria parzialità della rappresentanza politica e esigenza parallela dell'egemonia culturale, sarebbe più che mai opportuno. Tronti definiva la classe operaia una "rude razza pagana", intendendo, infine, che qualsiasi egemonia essa dovesse o potesse esprimere, non poteva non esercitarsi a partire non dall'abbandono del suo punto di vista particolare, ma dalla capacità di allargarlo ad altri senza perderlo. Curioso che sia oggi la Lega ad insegnarci come si fa, ma per niente curioso - direi - che siano anche gli operai ad accorgersene di nuovo, dando copiosi voti a Bossi e Co. Quindi, per favore, semttiamola di recitar le solite menate (sicurezza, modernizzazione, ecc.) che sono parole talmente a largo raggio da suonare infine vuote. La prima regola è, ed è giusto che sia: va bene l'interesse collettivo e nazionale, ma in quanto non confligge con il mio (di ceto sociale e di individuo) radendolo al suolo. Che è quel che di fatto, nei confornti del lavoro dipendente e di altri ceti esposti alla globalizzazione ed alla euromonetizzazione senza alcuna difesa, è invece puntualmente avvenuto. Bossi usa a volte, per dire che si è risolto un problema, l'affermazione "abbiamo trovato la quadra". Ora, coi tempi burrascosi di cui ci si avvicna l'evidenza (visto che in realtà ci siam già dentro) trovar la quadra sarà cosa diversa dal vincere le elezioni, non perché vi sia rischio di frantumazione della coalizione di centrodestra, bensì perché le parzialità social rappresentate a fondo dovranno presumibilmente misurarsi con la carenza di risorse economiche la cui ripartizione può contribuire alla soluzione della "quadra". La quadra, infatti, presuppone in qualche modo anche una redistribuzione dei redditi che a scapito di qualcuno deve pur andare. Questa redistribuzione, se non vuol intaccare l'alleanza di fondo tra i componenti sociali della PDL, deve avvenire a scapito di altro. Sta a vedere chi sarà e che farà quest'altro. Ed è ciò che il PD per primo dovrebbe chiedersi, perché è a partire dalla parzialità di quest'altro non ben definito (neppure da Catena, che ricorre a categorie un po' usurate) che si ricomincia a giocare. L'interesse nazionale, caro Veltroni, non è un totem cui sacrificare intere categorie in nome di ideologie improbabili. Le forme della divisione sociale del lavoro e il tema della complessità non chiedono tagli di nodi gordiani (il PD che sega l'albero dell'Unione), ma capacità di lettura, rappresentanza, esercizio della parzialità che deve esprimersi e provare a farsi egemone senza perdersi. Altro che patto tra produttori. Come ci ha dimostrato Bossi, la "rude razza pagana" (padana?) è tale per davvero e non crede alle favole, sebbene in parecchi a sinistra continuino a credere che Berlusconi sia Biancaneve o La Regina cattiva.

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Il futuro della sinistra passa per la fabbrica

La sinistra è stata clamorosamente e rovinosamente sconfitta e Berlusconi si appresta a tornare al governo. Sulle ragioni di questo risultato in Brianza e a Monza ci si interroga. C’è chi come Giuseppe Pizzi su Arengario scrive: ”Non c'è niente da fare, quanto più la sinistra si sforza di avvicinarsi al centro, tanto più il centro si ritrae e passa a destra”. Altri come Armando Pioltelli dicono: “Siamo morti sul No Tav, No termovalorizzatori e tanta monnezza. L'Arcobaleno e gran parte del PD non hanno ancora capito che la sicurezza di non essere scippati o derubati in casa è un problema. Per queste cose hanno vinto loro,e gli operai iscritti alla Cgil hanno votato Lega, dagli operai del Nord, le proposte di Luxuria,Caruso,e la erre moscia di Bertinotti non sono stati ben accolti,ma forse anche Colaninno e Calearo”. Pippo Civati sul suo blog riporta una lettera di Biagio Catena che scrive: “Grande parte del centro sinistra negli ultimi 15 anni ha perduto il legame con la propria gente. La gente disperata ed in solitudine ha perso anche la capacità di difesa e di analisi poiché le trasformazioni del mondo produttivo, della società e della comunicazione sono state determinanti  al fine di rompere ogni legame politico e di rappresentanza solida. Conseguentemente a tale situazione si giunge anche ad una sofferenza materiale costituita dall’erosione dei redditi,  aumento delle precarietà, società piena di contraddizioni, fenomeni  immigratori (elemento quest’ultimo al quale non siamo abituati e lo percepiamo come pericolo, attentato alle nostre tradizioni, sicurezza) etc. Tutto ciò ci ha reso deboli ed impauriti”.  In sintesi si riconosce che: 1) viene respinta la sinistra quando rinuncia o si dimentica di fare la sinistra, cioè difendere i più deboli (figli dell’officina, dannati della terra) che sono la sua parte storica per tentare di rappresentare una centralità sociale e culturale che non appartiene alla sua natura. 2) viene punita la sinistra quando dimostra l’incapacità di misurarsi con le sfide della modernità rifiutando nuove soluzioni possibili e gestibili ai problemi complessi del nostro tempo.Il fallimento è stato dunque provocato da chi ha ritenuto di poter disconoscere un’identità e rinunciare a una missione che viene invece ritenuta irrinunciabile e prioritaria, e da chi è stato incapace di indicare nuove proposte di soluzioni per i problemi della quotidianità. Insomma le “nuove sinistre” per gli elettori sono state poco nuove e poco sinistre. Il loro futuro, delle due sinistre intendo, a mio avviso passa da qui: chi vuole rappresentare il nuovo e venire riconosciuto come tale deve dimostrare di esserlo davvero, chi vuole fare della parzialità la sua universalità lo faccia senza riserve e senza equivoci. Berlusconi era nuovo quando si presentò agli italiani 15 anni fa, indicando nella centralità dell’impresa individuale la vera identità nazionale, e ancora oggi viene percepito come tale dalla maggioranza degli elettori. Bossi è un uomo di parte che crede nei valori arcaici del sangue e del suolo. A lui interessa il Nord e in particolare la Lombardia, il suo modello di sviluppo e di società. Per questo il Nord e i lombardi lo votano a valanga. Una volta tra marxisti si diceva, dopo le sconfitte: a studiare, a studiare, almeno il tedesco. Oggi diciamo: a lavorare, a lavorare, almeno in fabbrica.

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Sinistra, fine della storia?

"Ora dobbiamo andare incontro alle esigenze della gente, è da qui che dobbiamo ripartire". Fa quasi tenerezza, Vincenzo Ascrizzi, leader di RC e della sinistra neocomunista praticamente cancellata dalla scena politica brianzola. Con questa frase Vincenzo si accorge di due cose fondamentali che evidentemente gli erano sfuggite: 1) la sinistra a Monza negli ultimi cinque anni non è stata capace di "andare incontro alle esigenze della gente", 2) una sinistra che non sa fare questo politicamente non è niente e merita di venire cancellata dai cittadini elettori. Ripartire dalle esigenze della gente non è facile senza una teoria, una visione, una chiave di interpretazione della realtà all'altezza della sfida. Non basta l'ascolto, perché ascoltare non significa capire. Cosa vuole, di cosa ha bisogno oggi "la gente", qui al Nord, in Brianza, perché qui stiamo? Chi è e cos'è oggi "la gente"? Le domande da porsi sono queste, perciò prima di dire "ripartiamo da qui" bisogna sapere cosa e dove è "qui", e indicarlo e indicare come e con quali strumenti cominciare a dare una possibile risposta. La sinistra nel profondo Nord ha davanti a sè una lunga marcia la cui meta non è visibile. Auguri

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La rimonta si ferma al 40%

Berlusconi vince, secondo le proiezioni con 6-7 punti di vantaggio su Veltroni la cui rimonta si fernma sotto il 40%. La sinistra neo-post comunista e verde viene cancellata dal Parlamento, la destra pure. Il centro ex democristiano ci entra per un pelo grazie alla Sicilia ,mentre il partito dell'astensionismo sfiora il 20%. Questi in estrema sintesi i risultati provvisori, ma abbastanza attendibili, usciti oggi pomeriggio dalle urne. Gli sconfitti si chiamano Veltroni, Bertinotti, Pecoraro Scanio, da un lato, i vincitori si chiamano Berlusconi, Bossi, Fini dall'altro. L'era del bipolarismo e delle coalizioni è finita ,comincia dunque l'era del bipartitismo per perfezionare il quale basterebbe la riforma uninominale voluta 15 anni fa dalla maggioranza degli italiani? In teoria; in pratica il trionfo di Berlusconi è complicato e oscurato dall'ombra leghista che ne condizionerà molto più che in passato le scelte. Inoltre se la sinistra esce dal Parlamento i problemi delle famiglie italiane sempre più impoverite dalla crisi economica rimangono all'ordine del giorno. E' probabile che l'opposizione sociale che è stata messa fuori dalle istituzioni si esprimerà sulle piazze. In questo nuovo scenario che farà il PD veltroniano che oggi si ritrova davvero solo "Oltre il giardino"?

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Astenuti,è colpa vostra

Come previsto quello dell'astensione si conferma essere il secondo o terzo partito italiano. Un partito in crescita stando ai risultati di ieri sera alla chiusura dei seggi. I dati sui votanti evidenziano una flessione più accentuata rispetto alle ultime politiche dell'affluenza alle urne: ha votato il 63,10% degli aventi diritto, contro il 67,08 del 2006, con una diminuzione del 3,98%. In termini di votanti questo significa che, se la tendenza si manterrà tale, altri 2 milioni di cittadini si aggiungeranno quest'anno al già affollato partito degli astenuti.  Oggi tutti i giornali vicini al PD già li accusano  della probabile vittoria di Berlusconi perché alla fine l'unico argomento che conta è questo: o di qua o di la, o con la civiltà e la cultura o con la mafia e l'ignoranza. Tutto nella speranza di convincere all'ultimo minuto i più riottosi che non hanno creduto alle loro promesse. Persino Pannella che ha scommesso alla disperata su Veltroni è in grande agitazione e tempesta da Radio Radicale quelli che non voglionop turarsi il naso. Pazienza. Tra quattro ore sapremo cosa ci riserva il futuro nella serena consapevolezza di avere fatto comunque la cosa giusta.

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WV oltre il giardino

“Forse Oltre il Giardino  è il primo luogo un libro sul tempo. Sulla gestione del proprio tempo, sulla relazione dell’uomo con la natura”. Questo l’incipit della prefazione scritta nel ’96 da WV per l’edizione economica di Feltrinelli del libro di Jerzy Kosinski da cui è stato tratto un immortale film interpretato da Peter Sellers. Nel suo scritto WV fa l’apologia di Chance Gardiner, eroe del romanzo, una specie di Forrest Gump di mezza età che ha vissuto per 50 anni rinchiuso nella casa di un eccentrico benestante di Washington di cui aveva sempre curato il giardino, i suoi fiori e le piante. Alla morte del vecchio Chance deve uscire dal nido e scoprire la vita “oltre il giardino” di cui non ha mai avuto sentore se non attraverso il televisore, anzi i televisori di cui era piena la casa. Ma fuori da lì ne troverà subito un'altra molto ospitale nella quale immediatamente andrà a ricoprire un ruolo centrale. A decidere il suo successo è infatti la simpatia di un ricchissimo e influente finanziere moribondo e di sua moglie che si innamorano della sua serenità e lo presentano al Presidente Usa in carica. Quando il Presidente gli chiede: “E lei signor Gardiner cosa pensa della brutta stagione nella Street?”, Chance risponde dicendogli tutto quello che sa: “In un giardino ogni pianta ha la sua stagione. C’è l’estate e la primavera, ma c’è anche l’autunno e l’inverno.  E poi ancora la primavera e l’estate. Purché le radici non vengano recise tutto andrà bene nel giardino”. Tutti la scambiano per una profonda filosofia e invece è solo la sua esperienza, l’unica di cui Chance dispone. La storia si conclude, ovviamente, con la candidatura del nostro eroe alla presidenza degli Stati Uniti, decisa da una lobby di potenti amici del suo ospite che nel frattempo muore. Ovviamente perché, sottolinea WV, tutto quello che Chance sapeva e aveva appreso dal suo lavoro di giardiniere e dal blob televisivo di cui si abbeverava era sufficiente, anzi lo qualificava particolarmente, per quella candidatura. L’immagine del giardino disegnata da Chance (e la sua conoscenza del mondo mediata dalla Tv) sono da considerare dunque una geniale metafora della vita? WV non lo afferma, ma conclude la sua prefazione scrivendo: “E forse lo è davvero”. Nel 1996 il segretario del PD non aveva ancora imparato a dire “ma anche”.

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Porcellum incostituzionale, il voto non è "libero"

Dario Pirola chiede: "Perchè queste elezioni sono anticostituzionali?  E se sono anticostituzionali, perchè il Capo dello Stato le ha avallate?  Vorrei una risposta precisa, con la citazione di quali articoli della nostra Carta sono stati violati".  La mia risposta è la seguente. L’art. 48 della Costituzione italiana recita: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. La legge elettorale vigente è a mio avviso incostituzionale perché non rispetta il principio della libertà di voto negando di fatto ai cittadini la possibilità di eleggere, votandoli, i candidati dai quali si sentono rappresentati. Con questa legge le elezioni sono inutili dal momento che, dopo la presentazione delle liste, tutti sono già a conoscenza dei nomi dei sicuri eletti che entreranno in Parlamento (i giornali, infatti, li hanno già pubblicati). E’ pertanto evidente che in questo modo viene impedito al cittadino di esercitare in piena libertà il suo diritto di voto, riducendo l’elezione a un plebiscito a favore di questo o quel partito, violando così lo spirito e la lettera della Costituzione. Perché il Capo dello Stato ha avvallato il Procellum? Non lo so, forse perché in Italia ci sono due costituzioni: una scritta e una materiale, e la seconda è quella che i partiti-padroni decidono di applicare sempre sulla base dei loro interessi che quasi mai coincidono con quelli dei cittadini elettori.

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Elezioni: 12 milioni (+1) di "no"

A una settimana dal voto l’esito appare ancora molto incerto. 12 milioni di elettori secondo le stime si asterranno, mentre 4 milioni circa sono gli indecisi. Berlusconi stando ai sondaggi otterrà circa 16 milioni di voti, mentre quelli che gli voteranno contro, cioè Veltroni, Bertinotti, Casini, Boselli, ecc. saranno circa 21.000.000. Insomma il PdL rischia di pareggiare soprattutto al Senato. Berlusconi lo sa e mette da tempo le mani avanti. L’ultima sua uscita sulle schede da rifare (frutto ovviamente della sua schifosa legge elettorale) rivelatrice  di questa consapevolezza  che lo fa ondeggiare tra ipotesi sulla possibile grande coalizione a mezzadria con Veltroni e annunci sulle decisioni impopolari che sarà costretto a prendere il suo futuro governo. Alla fine di questa incredibile campagna elettorale gli italiani prendono atto del paradossale rovesciamento dei ruoli in commedia: Veltroni promette a più non posso di tutto e di più a tutti, mentre Berlusconi annuncia sacrifici. Io ho già espresso la mia opinione in merito e annunciato la mia intenzione di voto. Dopo 45  anni di partecipazione alla politica voterò per la prima volta contro tutti i candidati di questa finta competizione: quelli che verranno eletti perché sono stati in realtà “nominati” dai partiti padroni e non dai cittadini, e contro quelli che non verranno eletti perché accettando di partecipare ad elezioni palesemente incostituzionali si rendono complici di un crimine contro la democrazia e contro i cittadini. Domenica prossima mi asterrò e invito tutti gli uomini liberi e forti a seguire il mio esempio in nome della Costituzione repubblicana e delle sue istituzioni che ho giurato solennemente (tanti anni fa) di difendere  a tutti i costi.

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Elezioni? Non mi riguarda

C'è la moda di far outing, di questi tempi. Ci si dichiara gay, lesbiche, trans e così via. Ebbene io da ormai "antico" elettore DS e di sinistra faccio outing a modo mio. Fino a stasera, prima di vedere l'ennesima puntata di Ballarò, avevo prudentemente deciso di sospendere la scelta su chi e se votare, in fiduciosa attesa che qualcosa, o qualcuno, mi rinsaldasse nelle antiche usanze. Aborro Berlusconi e quel che rappresenta, ma, visti Fassino, quel poveretto di Colaninno che se non fosse figlio di papà suo nemmeno l'usciere in Rai gli farebbero fare (per come parla, se non altro...), ascoltati Dini, Brambilla e Casini, nonché il povero Boselli (residuo alla Gericault di quel che fu il socialismo) sono approdato a una quantomai ferma convinzione. D'ora innanzi, questa campagna elettorale NON MI RIGUARDA. Se vedo qualcuno che la interpreta, rappresenta o ne parla, cambio canale (sintonizzo altrove non solo radio o tv, ma il mio buonsenso).Per il motvio semplice che sono profondamente convinto che, quelli che stiamo attraversando, sono i rigurgiti profondi e i miasmi della vecchia politica morente, seppur conditi in tante salse dall'apparenza variable come quelle televisive di That's amore. Votare significherebbe, in questo contesto, sprecare tempo, fossero anche pochi minuti. Qui l'alternativa è secca: se la società italiana si sente rappresentata (a destra/sinistra/centro) da questi bei tipi, se li goda: ne assaggerà gli esiti. Se non si sente rappresentata, non è certo con questo voto, in queste circostanze, che se ne libererà. Sceglierà gli uni o gli altri, e le toccherà sorbirseli.Finchè il panorama non sarà sgombro di queste persone - da Bertinotti che gioca a far il proletario con stipendio miliardario o quasi - a Veltroni e Berlusconi che giocano a chi la spara più grossa (più salari, più pensioni, basta precarietà: ma con quali soldi?! (E perchè non quando governavano?!) non c 'è alcuna razionale speranza. Questi fanno tutti indistintamente gli affari loro, perchè è l'unica cosa che sanno fare, hanno imparato a fare, gli hanno insegnato a fare, gli CONSENTIAMO di fare.Star lontani da questo olezzo di pseudodemorazia fatta di oligarchie oramai grottesche e mummificate come i momios cileni, è il minimo che si possa fare. Se si potrà far qualcosa, come sempre nel dopoguerra, toccherà in futuro alla società dimostrarlo. con i suoi conflitti, con le sue tensioni, con le sue legittime aspettative, attraversando i disastri. Ma vi rendete conto?! Questi promettono ai pensionati dai 10 ai 20 euro mensili di aumento (ammesso che mantengano...).Campateci, Veltroni e Berlusconi. Campaci, Bertinotti, che nemmeno vi rendete conto di quanto siano insultanti certe proposte. Purtroppo capitano, nella vita degli individui e dunque anche nella vostra e la mia, periodi lunghi nei quali il buio cala: a da passà a nuttata, diceva De Filippo. Forse sì, passerà anche questa, ma quant'è lunga la strada e la pazienza per mandare a casa una classe di oligarchi che non è giuridicamente immorale e reazionaria sino al fascismo e al totalitarismo solo perchè l'Europa non glielo consente (spionaggio Telcom, segreto di stato, Genova docet...), ma ha già qualcosa di neroniano inscritto nel DNA. Buona dormita a tutti quelli che, come me, il giorno delle votazioni si allungheranno il pisolo e andranno altrove, serenamente consapevoli del fatto che "nella gabina" non si decide nulla che non fosse già deciso.Tutto si giocherà dopo e con certo pseudoriformismo avremo occasione di far i conti, se vorremo, nelle fabbriche, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Se no teniamoceli, ma non perdiamo tempo in riti.

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Per la libertà

Ieri sera l’ANPI di Monza ha ricordato i cinque martiri di via Silvio Pellico deponendo una corona alla loro lapide. Fra gli altri erano presenti i neo eletti presidente e presidente onorario dell’ANPI provinciale di Monza e Brianza Zelindo Giannoni ed Egeo Mantovani. Rosella Stucchi ha brevemente ricordato come questi giovani fossero stati fucilati il 16 marzo 1945 dai nazisti come rappresaglia per l’uccisione di un tedesco , con tutta probabilità dovuta alla vendetta di un commilitone. Piero Colombo, Luigi Dell’Orto, Angelo Inzoli, Giuseppe Malfasi, Gianfredo Vignati non erano monzesi ma erano rinchiusi nel carcere di via Mentana in quanto partigiani. A dar loro l’estremo conforto era stato chiamato don Baraggia, che già aveva assistito i sette giovani fucilati a Pessano, anch’essi prelevati dal carcere di Monza. L’ANPI ha voluto ricordare questi caduti che, come altre migliaia di uomini, hanno dato la loro vita per la conquista della libertà, della Costituzione e della Repubblica. Questo ricordo assume una particolare rilevanza in questo momento in cui gli epigoni del fascismo rialzano la testa appoggiati e addirittura integrati in una parte politica e le manifestazioni di squadrismo e antisemitismo sono all’ordine del giorno.

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WV domani è a Monza

(Dal sito del PD di Lissone) Sabato 15 marzo - ore 14,00 tappa brianzola del pullman di Veltroni. Veltroni interverrà nello spazio antistante la Villa Reale, in quel cannocchiale che introduce il visitatore ad uno dei complessi monumentali più importanti della Lombardia. La Villa Reale è stata scelta sicuramente in ragione della sua bellezza e del suo valore, ma anche quale simbolo di una città e di un territorio. Noi a questo importante appuntamento ci andiamo in bicicletta. Invitiamo tutti quelli che simpatizzano, quelii che antipatizzano, quelli che non si fidano, le partite Iva, i precari, i professionisti, gli operai, gli artigiani, gli impiegati, gli imprenditori, le famiglie, gli indecisi, quelli dell'antipolitica e i militanti, i laici e i cattolici, i giovani e i meno giovani a unirsi alla carovana su due ruote che partirà da Lissone in p.zza Libertà alle ore 14,00.

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Zapatero vince. PD senza socialisti

I socialisti spagnoli hanno conseguito una "chiara vittoria", come ha rivendicato il premier Jose' Luiz Rodriguez Zapatero, che governerà la Spagna ancora per quattro anni. Le elezioni hanno visto anche la forte crescita dei popolari e la conferma del consolidamento del bipartitismo spagnolo a scapito delle formazioni minori. Il Psoe ha ottenuto il 43,65% pari a 169 seggi su 350 (la maggioranza era a quota 176), 5 in piu' del 2004, mentre i popolari hanno raccolto il 40,13%, pari a 153 deputati, 5 in piu' delle ultime elezioni. I veri sconfitti di queste elezioni sono i partiti piu' piccoli, su base regionali: il CiU (nazionalisti catalani) con il 3% sono gli unici che confermano i dieci seggi che avevano; arretrano i nazionalisti baschi del Pnv; dura perdita per l' Izquierda Unida che ottiene solo il 3,82% e 2 parlamentari contro i 5 della precedente legislatura; netto calo anche per gli indipendentisti catalani dell'Erc che con l'1,15% cedono 5 seggi e ne conservano solo 3. Una buona notizia per Veltroni che nella sua battaglia politica dichiara di ispirarsi proprio al leader spagnolo: Peccato però che il PD non sia (perché non ha voluto esserlo) nè mai sarà un partito socialista moderno. La scelta "berlingueriana" di Veltroni e del PD che hanno invece fatto di tutto per cancellare i resti del PSI, peserà negativamente sul futuro della politica nazionale perpetuando i punti deboli del "caso Italia" in Europa.

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Imprenditori, sì a Veltroni, no a Berlusconi

Berlusconi insegue con affanno sempre più evidente la lepre Veltroni. Il Cavaliere è in difficoltà. Il leader del PD, dopo quella di Matteo Colaninno ha messo a segno anche la candidatura di Calearo, il capo di Federmeccanica, rappresentante dei medi imprenditori veneti che due anni fa erano stati suoi più grandi sostenitori all’assise confindustriale di Vicenza. Lui invece ha dovuto incassare il rifiuto, prima di Andrea Riello, poi del suo ex grande amico, Antonio D’amato, che da presidente di Confindustria aveva sostenuto con forza il suo governo.“Manca un serio progetto di riforme e di cambiamento, per l'Italia e soprattutto per il Sud – ha detto l'imprenditore, ribadendo il suo no all'entrata in politica nel Pdl - Questa volta ci ho pensato seriamente, ma non ho individuato e non vedo quelle risorse, quei presupposti affinché ci possa davvero essere una svolta, un cambiamento, una seria e incisiva inversione di tendenza". Insomma, una definitiva e inattesa presa di distanza.Forse tutto questo non basterà a Veltroni per vincere, ma sicuramente non basterà nemmeno a Berlusconi che non  a caso è stato il primo a parlare di possibile pareggio al Senato e quindi di un governo istituzionale per la riforma della legge elettorale seguito da nuove elezioni. E se avverrà sarà per Berlusconi la sconfitta che metterà la parola fine alla sua avventura politica. Il pareggio al Senato sarà infatti una vittoria per Veltroni e per il centro sinistra che proprio per accordarsi con lui su una nuova legge elettorale avevano chiesto una dilazione di tre mesi per lo scioglimento delle Camere. La smania di Berlusconi di tornare al governo gli ha fatto sbagliare invece tutte le mosse e adesso anche gli italiani a lui favorevoli sanno che queste elezioni saranno inutili e sanno bene chi è il responsabile dell’enorme spreco di tempo e denaro.Inoltre, mentre Berlusconi ha distrutto un’alleanza che aveva tenuto insieme per 14 anni, perdendo il centro del suo elettorato, Veltroni ho sfruttato queste elezioni per costruire il suo partito e rafforzarlo con una nuova alleanza che appare più solida, credibile e moderna della vecchia. Comunque vada a finire, con una vittoria per il PD o con un pareggio ingovernabile, il vincitore vero sarà il giovane Walter-Obama. Il vecchio Silvio-Bush si dovrà consolare col Milan.

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"Fuori dal Pantano": sicurezza per S.Rocco

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato stampa dall'Associazione del quartiere San Rocco "Fuori dal Pantano" (nella foto il disegno della nuova piazza del quartiere pubblicato dal sito del Comune di Monza).Ieri sera, 28 febbraio 2008, una rappresentanza di cittadini di S. Rocco ha incontrato l’Assessore del Comune di Monza, Massimiliano Romeo, per dibattere sul tema della viabilità e sulla sicurezza nel quartiere. Questo primo “faccia a faccia”, organizzato dall’Associazione “Fuori dal Pantano”,  ha permesso ai cittadini presenti di formulare, direttamente  e senza alcun “filtro" politico, le istanze  e le maggiori criticità da tempo presenti sul territorio sanrocchese. Nello specifico, l’incontro  è servito per dibattere ed ottenere assicurazioni sui seguenti punti d’attenzione: 1) installazione delle telecamere lungo il tratto viario Aquileia/Monte Santo, con il principale scopo di far rispettare i divieti di transito esistenti per i mezzi pesanti (esecuzione: entro fine anno 2008); installazione, già al di fuori del quartiere,  di specifica segnaletica in grado di favorire l’indirizzamento dei mezzi pesanti lungo percorsi alternativi e più rispondenti. 2) riorganizzazione totale dell’incrocio Monte Santo –S.Rocco (di fronte alla Chiesa), sistemazioni avvallamenti e tombinatura, riduzione di parte del marciapiede e previsione spazi per “carico/scarico merci” (esecuzione: primavera 2008); 3) indicazione chiara e visibile dei numeri civici 40 – 42 – 44 di via D’annunzio, al fine di garantire il pronto intervento dei mezzi di soccorso in caso di urgenze; verifica con la società Serravalle per il superamento dell’allagamento dello svincolo S. Alessandro, soprattutto in occasione di acquazzoni estivi, con ripercussioni viarie nel quartiere; eliminazione/spostamento del casello di pedaggio sulla tangenziale NORD (tavolo di lavoro già avviato); 4) apertura del tunnel Gentili – Borgazzi, già presente e mai utilizzato (esecuzione: anno 2009).La disponibilità dimostrata dall’Assessore nonché la sua determinazione a farsi carico delle criticità evidenziate è stata apprezzata da tutti gli intervenuti. Lo stesso Assessore ha peraltro anticipato che tutti i temi trattati sono presenti sui diversi tavoli di lavoro, molti già avviati altri in pianificazione. Sarà cura dello stesso Assessore fornire visibili e concreti riscontri ed a tale proposito intende mantenere vivo questo rapporto con i cittadini, fissando prossimi incontri anche su altre tematiche in argomento alla viabilità , ma anche in tema di sicurezza. Questa Associazione “Fuori dal Pantano” ha accolto favorevolmente il confronto appena stabilito con l’Assessore e si farà parte in causa per programmare nuovi appuntamenti già nel breve periodo.

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Veltroni vola, Berlusconi in ritardo

"Si, me lo diceva anche mia nonna". La battuta con la quale Veltroni ha risposto all'esortazione di Berlusconi di non stancarsi troppo nella sua campagna elettorale intinerante, ha rivelato molte cose.  Innanzi tutto, la grande differenza di età che separa il "giovane" Walter dal vecchio (senza virgolette) Berlusconi, e ha svelato per la prima volta che il capo del centro destra se ne rende conto. L'invito a riguardarsi di Berlusconi, infatti, è apparso a tutti un inconscio tentativo di frenare l'avversario, partito di slancio nella competizione elettorale che si svolge su basi nuove e diverse da quelle che il Cavaliere ha imposto nel lontano 1994, al tempo della sua prima discesa in campo. Insomma Berlusconi nel 2008, a sorpresa, si scopre debole e in ritardo sui tempi. Non è riuscito a compattare la sua ex maggioranza e rischia seriamente di non vincere come aveva previsto. Il leader del PD lo ha battuto in velocità, si è liberato dell'ombra ingombrante di Prodi (alla quale l'avversario sperava di inchiodarlo) e ha imposto il ritmo e le condizioni della gara che per il vecchio leader della ex CdL si prevede tutta in salita. Il suo irricevibile diktat a Casini non è riuscito, anzi ha provocato lo slittamento a destra del suo schieramento politico che oggi non è più vendibile come di "centro-destra". Ha lasciato così spazio alla nascente "cosa bianca", un insieme di forze politiche ancora disunite, di cui avrà bisogno per vincere, ma di cui non può più disporre. Sull'altro fronte Veltroni invece ha colto un successo dietro l'altro nelle alleanze. Non è riuscito a trovare un accordo con i socialisti, ma ha convinto a un alleanza politica credibile Di Pietro e il duo Pannella-Bonino ottenendo così due risultati: coprirsi sul fronte laico delle battaglie per i diritti civili e su quello della legalità delle istituzioni, mettendo all'angolo chiaramente la frangia ultracattolica della Margherita, i Teodem, costretti a scegliere tra accettare il programma (come hanno fatto i Radicali) o mettersi fuori dal PD.In poche settimane Veltroni è dunque riuscito a ribaltare tutto lo scenario del confronto politico ed elettorale, il suo programma appare scritto nelle scelta che ha fatto finora senza sbagliare una mossa e i suoi 12 punti bastano ed avanzano al punto che anche una porcata di loegge elettorale come quella con la quale i cittadini saranno costretti a votare appare un problema sopportabile. Chi l'avrebbe detto solo tre settimana fa?

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