Cascinazza

Ecco l'immobiliare Forza Italia

Forza Italia finalmente risponde al nostro dossier e alla campagna lanciata dai Democratici di Sinistra nei confronti della legge contro Monza recentemente approvata dal Consiglio regionale. La risposta proviene dal sito della sezione brianzola del partito di Berlusconi che, a scanso di equivoci, contiene solo un file (quello dedicato proprio alla Cascinazza). Il titolo è La vera storia di Cascinazza (la rinuncia alla preposizione articolata deve essere il frutto di una scelta ideologica) ed è la replica al nostro dossier sullo stesso argomento, pubblicato all’indirizzo www.cascinazza.info. A volte gli avversari ti regalano occasioni insperate: come è accaduto agli ultimi Mondiali, atti dichiaratamente autolesionisti ti mettono nelle condizioni di rilanciare l’attacco e di riproporre le tue ragioni. In questo caso, è meglio parlare di un vero e proprio autogol alla Zaccardo, un’autorete straordinaria perché gran parte del testo contenuto nel dossier è letteralmente copiato (fin dal carattere e dalla formattazione) dal Piano di lottizzazione presentato dall’immobiliare Istedin di proprietà di Paolo Berlusconi e depositato in Comune a Monza. Il partito politico cioè si presenta con gli stessi argomenti (di più: con le stesse parole e gli stessi documenti) della società immobiliare. La sovrapposizione dei due soggetti, da noi più volte denunciata, non poteva essere glorificata in un modo migliore, sancendo una volta per tutte che non solo esiste un conflitto di interessi grande come una casa, ma che i due soggetti – partito e società, quand’anche del fratello minore – sono totalmente interscambiabili. A ciò contribuisce anche il fatto che a quanto pare la penna che scrive i Piani di lottizzazione è la stessa cheredige i documenti politici, come avevamo già avuto modo di sostenere in passato.Il dossier di Forza Italia offre così una luce ancora più nitida alle parole del capogruppo in Consiglio regionale, Giulio Boscagli, e al senso dell’operazione “leggina regionale”.Boscagli nel suo intervento in Consiglio regionale del 13 giugno 2006, a proposito della misura dedicata a Paolo Berlusconi, ammette che sia dedicata proprio a Paolo Berlusconi. Anzi, lo rivendica con orgoglio. Ecco uno stralcio del suo intervento: Qui siamo in presenza di una correzione che la Regione Lombardia fa di fronte ad un’insipienza di amministrazioni comunali di Monza, di diverso colore, che in quasi quarant’anni non sono riusciti a dotare quella città di uno strumento di programmazione urbanistica adeguata alle esigenze dello sviluppo di quella città e di quel territorio, oggi diventato Provincia. Amministrazioni, ripeto, di diverso colore, conculcando così dei diritti acquisiti in epoche non sospette da cittadini privati [il plurale è majestatis, dal momento che il privato è proprio Paolo Berlusconi], contro i quali sembra che la nostra opposizione consiliare abbia un dente avvelenato quasi che tutto il senso della loro opposizione sia quella di prendersela con una famiglia, con delle persone che hanno legittimamente, regolarmente costruito una parte della loro attività in quella zona della città.Entrando nel merito del dossier politico, a prima vista sembra – più che una risposta alle nostre considerazioni – una vera e propria memoria difensiva, che bene rappresenta quanto sostenuto dalla società in questi anni (primo elemento di confusione tra partito politico e interessi del privato) ed elude il problema politico fondamentale: perché se si hanno tante motivazioni tecniche (tutte da verificare, come faremo tra poco) predisporree approvare a tutti i costi una legge ad hoc (anzi, tre, quattro leggi ad hoc)? È strano che Forza Italia, che evidentemente ritiene il Piano di lottizzazione del tutto condivisibile, non l’abbia portato avanti quando governava la città. Ed è strano che la posizione politica emerga attraverso valutazioni tecniche: perché non sostenere ufficialmente e apertis verbis, come partito, non solo come proprietà, la necessità di costruire su un parco agricolo?Bisogna avere coraggio, in politica, e dire: voglio che sulla Cascinazza si costruiscano 400.000 metri cubi perché è giusto così! Per ora a Forza Italia questo coraggio è mancato e ci si è affidati ad avvocati, architetti e ora anche alla giunta regionale e ad un assessore leghista, per affermare le ragioni di un privato, senza assumersene i costi politici. Dettoquesto, leggiamo nel dettaglio e rispondiamo puntualmente e rigorosamente agli autori del dossier.Si parte con una plateale falsitàA pagina 3, una delle poche non copiate dal Piano di lottizzazione, si afferma una plateale falsità. Che la società cedette gratuitamente al Comune di Monza aree di circa 300.000 mq. Non è vero. Ancor più grave è che non si precisi che nel 1962 l’area non era di proprietà di Berlusconi, che formalizzò l’acquisto soltanto nel 1980, con la convenzionerichiamata dal dossier già scaduta da qualche anno.Ma vediamo nel dettaglio. Nelle premesse del documento, in sole 20 righe, vengono dette almeno tre notevoli inesattezze:a) che l’area avesse un’estensione iniziale di 800.000 mq ed ora di 500.000 metri quadri mentre il resto è stato ceduto gratuitamente al Comune;b) che il Piano di lottizzazione del 1962 fosse in attuazione delle previsioni urbanistiche dell’epoca;c) che la proprietà originaria fosse del gruppo Berlusconi (così, almeno, lascia presumere, non indicando alcun passaggio di proprietà).A questo rispondiamo che: a) L’area venne acquistata dal gruppo Berlusconi, perfezionando tutti gli atti davanti ad un notaio di Milano, il 30 settembre 1980, quando la stessa era vincolata a verde dal Piano dei servizi, adottato dal Consiglio Comunale il 20 luglio dello stesso anno, variante poi rimasta in salvaguardia sino al 1985. L’atto di acquisito parlava allora di un valore dell’area pari a 11.000 lire al metro quadro (stimato al 1978); b) I 300.000 metri quadri (la differenza cioè tra gli 800.000 mq del Piano di lottizzazione del 1962 e i 500.000 attuali) vennero in parte venduti dalla Immobiliare Cascinazza di Enrico Ramazzotti e Ambrogina Verga (firmatari di quella lottizzazione del ‘62) ad alcuni privati per la realizzazione di insediamenti produttivi posti ancora oggi a sud di viale Industrie. I rimanenti furono venduti – non ceduti – allo stesso Comune di Monza, per la realizzazione di impianti sportivi in via Rosmini (San Rocco). Le cosiddette aree cedute in attuazione del Piano di lottizzazione, nei fatti, non entrarono mai in possesso del Comune e restarono in uso alla IEI di Berlusconi la quale le ha poi sempre concesse in comodato per l’uso agricolo ad una azienda, utilizzo ancora oggi in essere (come è facilmente riscontrabile da chiunque visiti il campo); c) Nemmeno il Piano di lottizzazione del 1962 – precedente all’era berlusconiana, potremmo dire – era in attuazione delle previsioni del PRG di allora, in quanto proprio il PRG del 1949 allora vigente (sia pur dichiarato successivamente carente delle NTA) nel proprio azzonamento prevedeva chiaramente per quell’area una destinazione rurale.Si destituisce di fondamento l’argomento ‘romano’A pagina 9 si afferma una cosa curiosa, che dà il titolo al nostro contro-dossier. Per la serie “l’acqua non è bagnata”, si sostiene che «l’area non è mai stata interessata direttamente dal passaggio del fiume». Della lunga relazione del prof. Dall’Aglio è particolarmente interessante il passaggio in cui si dice che alcune tracce ci inducono a pensare che «il fiume abbia assunto il corso odierno in un momento successivo all’età romana» (p. 7). Quindi, per loro stessa ammissione, i redattori del dossier di Forza Italia riconoscono che la strada romana – da loro indicata quale limite invalicabile delle esondazioni (forse vogliono farci tornare a un Piano regolatore di epoca pre-cristiana…) – non abbia alcun riferimento con l’attuale situazione idrogeologica, così come evidenziato dal PAI. Anche in questo caso, sono gli stessi autori a motivare le ragioni contrarie a quelle che illustrano e sostengono. Per il resto, le conclusioni che si vogliono trarre dalle considerazioni del prof. Dall’Aglio possono risultare in parte accettabili, anche se da verificare sulla base di altre analisi disciplinari. Il fatto è che non della divagazione dell’alveo principale del Lambro si sta trattando, ma della dimensione delle aree da questo inondate. Pertanto le considerazioni proposte nella dotta disquisizione del prof. Dall’Aglio risultano del tutto ininfluenti. Nonera necessario ricorrere ad un parere accademico per sapere che il Lambro correva e corre sul lato ovest dell’area e non su quello est, mentre l’area era sicuramente interessata da un ampio sistema di rogge attive, con i relativi vincoli, in vigore sin dal 1904.Si prosegue copiando il Piano di lottizzazioneMentre il capitolo sul Lambro ‘romano’ è presente nel Piano di lottizzazione ma citato soltanto passim, il capitolo 3 «La cascina» è identico al capitolo «La storia» del Piano di lottizzazione presentato da Istedin. Ogni commento sarebbe superfluo, se anche in questo caso non emergessero alcune curiosità. Si afferma – siamo a pagina 10 – che «nell’area non sono riconoscibili elementi di interesse storico-ambientale» e che la Cascinazza è in stato di abbandono e di degrado, anzi «in pessimo stato di conservazione». La colpa, secondo gli estensori del dossier, sarebbe da attribuire «alla politica della città» quando è evidente che la responsabilità del degrado e del «pessimo stato di conservazione», addirittura del «pericolo imminente di crollo», è solo e soltanto della proprietà, che dovrebbe piuttosto assumersene le responsabilità e riconoscere che – come è noto a tutti i residenti della zona – è da quando Berlusconi è diventato proprietario che è iniziata la stagione di abbandono e di incuria.Si aggiungono falsità a imprecisioniA pagina 11, capitolo 4, punto 2, è affermata una cosa falsa: «una delle poche aree da “sempre” edificabili ed acquistata con tali requisiti è quella di “Cascinazza”. La conseguenza sarebbe che: «è stato gravemente leso un diritto stipulato con convenzione». Le considerazioni svolte in quel capitolo sembrerebbero tese a dimostrare l’assenza di requisiti ambientali dell’area e il puro desiderio del Comune di voler ledere da tempo un diritto di un privato. A questo rispondiamo che:1. Le caratteristiche ambientali e idrogeologiche dell’area erano già ben presenti nel PRG 1949, dove il Lambro veniva, non a caso, raddrizzato e canalizzato per impedirne le esondazioni. Anche successivamente il Ministero chiese di ristudiare le previsioni edificatorie e impose alcune prescrizioni al Comune nel 1971, perché riducesse le volumetrie previste dal PRG adottato nel 1964 per l’area della Cascinazza, che passarono così da 750.000 a circa 388.000 metri cubi. La proprietà, allora, non era di Berlusconi (ma dei Ramazzotti/Verga), il quale non può certo invocarla oggi per motivare un presunto accanimento nei suoi confronti. Le aree ed il Piano di lottizzazione approvato (ma non confermato dal Piano regolatore 1964/1971) non erano ancora di sua proprietà e furono acquistate solo in seguito;2. Anche successivamente, pur con Giunte e Consigli comunali di diverso colore politico, sono stati presi provvedimenti di tutela: nel 1980 (Piano dei servizi); nel 1993 (Parco di cintura urbana); con il Piano regolatore Benevolo del 1997; con il PAI nel 2001 (dall’Autorità di Bacino del Po). Far passare Berlusconi come una vittima sacrificale della politica monzese di tutti gli schieramenti ci pare francamente eccessivo;3. Quanto poi all’affermata conformità e regolarità del Piano di lottizzazione presentato dalla Istedin nel marzo del 2004, essa risulta del tutto falsa in quanto, proprio invocando le misure di salvaguardia del PRG adottato dalla Giunta Colombo nel marzo 2002, la Commissione edilizia ha bocciato quel Piano di lottizzazione, anche perché non conforme agli strumenti urbanistici vigenti.4. In realtà, il Comune di Monza sentì fin dal 1981 (delibera del Consiglio comunale 191) la necessità di dover adeguare il Piano regolatore del 1971 alle mutate esigenze ed alle previsioni di espansione della città di Monza che, com’è universalmente noto, non erano più quelle degli anni Sessanta (300.000 abitanti), dal momento che Monza è ferma, da ben 25 anni, a soli 122.000. Per fare questa operazione, sia pur in tempi diversi e con varianti anche parziali, sono state a più riprese cancellate previsioni residenziali per circa 3 milioni di metri cubi, quasi tutti posti nelle vaste aree agricole esterne all’abitato, tra le quali anche quella di Berlusconi. Quindi limitare l’edificabilità delle aree di cintura risponde alla mera necessità di aggiornare uno strumento urbanistico obsoleto e sovradimensionato e non di voler colpire un proprietario preciso, il quale prima del 1993-1994 non aveva “funzioni politiche”e il cui vittimismo, da questo punto di vista, è ancora più ingiustificato.Si celebra il Piccinato (ma che strano!)Ancora più incredibile è il punto 3 (pp. 11 e 12) in cui si ricorda che l’«unico piano approvato a Monza è il “Piccinato”». Quello che Forza Italia non dice è che prima dell’approvazione della legge regionale del luglio 2006 c’erano anche le salvaguardie, brutalmente cancellate proprio per “tornare” al Piccinato e consentire a Istedin di presentare il Piano di lottizzazione. Argomento circolare, si direbbe, quello proposto da Forza Italia, che non solo condividiamo, ma che abbiamo denunciato come un vero e proprio obbrobrio normativo.Si accusa il sindaco Faglia scambiandolo per il sindaco Colombo (Forza Italia)Il dossier Forza Italia rimprovera poi, a pagina 13, alla Giunta Faglia di non avere approvato il Benevolo corretto dalla Giunta Colombo e rivisto dal lavoro dell’assessore Tomè, ma tutti sanno che ci sono state delle ragioni molto serie per non farlo. Non solo perché la politica urbanistica della giunta del Polo costituiva uno dei motivi principali dell’opposizione di centrosinistra che vinse le elezioni del 2002, ma anche perché il Piano Benevolo corretto Tomè era viziato – e ritenuto tale da tre, dico tre, espressioni di giudizio da parte del TAR – e non pubblicabile.La verità quindi è un’altra. Dopo aver riformato pesantemente la variante generale Benevolo adottata dal Consiglio comunale nel marzo del 1997, regolarmente pubblicata dall’1 ottobre al 12 dicembre di quell’anno, la quale aveva raccolto 320 osservazioni di cittadini, con l’arrivo di Colombo (e della Giunta di Forza Italia e Alleanza nazionale) non si procedette alla definitiva approvazione. La variante generale non ebbe mai corso perché la Giunta Polo preferì sin dai primi giorni dal suo insediamento resuscitare un nulla osta commerciale del 1971 al Rondò dei Pini (dove avrebbe prontamente trasferito il Tribunale) e nel contempo avviò la modifica di quel Piano con alcune varianti parziali, tra le quali quella tristemente famosa denominata IV variante. Per il Rondò e la Cascinazza, lo denunciammo allora, e per gettare circa un milione e mezzo di metri cubi di cemento nel parco di cintura previsto da Benevolo. A parte il fatto che il centrosinistra non aveva mai condiviso quelle pesanti e sostanziali modifiche al Benevolo, il Piano regolatore approvato in zona Cesarini nel marzo del 2002 (allo scadere del mandato di Colombo) è stato poi annullato più volte dal TAR. I motivi principali sono i seguenti:a) assenza dell’avvio del procedimento ai sensi della Legge regionale 1/2000; b) assenza del Piano dei servizi di cui alla Legge regionale 1/2001; c) assenza della variante di adeguamento alla normativa sul commercio; d) non completezza degli aspetti inerenti la fattibilità idrogeologica. Solo con grande fatica l’Amministrazione Faglia ha poi recuperato quel Piano al Consiglio di Stato, il quale ha messo in evidenza che anche eventuali imperfezioni del Piano stesso, nella negazione di un semplice permesso a costruire, non possono travolgere un intero Piano regolatore. Ma non scambiamo la necessità determinata dal rischio di vedere comunque decadere lo strumento urbanistico con il desiderio di tornare a tutti i costi al vetusto e sovradimensionato Piano regolatore del 1971. È infatti chiaro che molti avrebbero voluto vedere confermate le abnormi previsioni insediative nel parco di cintura fatte dalla Giunta del Polo (compresi i circa 200.000 metri cubi previsti alla Cascinazza), ma questo non era certamente l’obiettivo della Giunta Faglia. È il caso di ricordare per l’ennesima volta che la Giunta di centrosinistra avviò fin dall’agosto 2002 (poco dopo il suo insediamento) una procedura per adeguare il PRG 2002. Poi, resasi conto che le modifiche erano sostanziali, avviò il procedimento di variante generale nel 2003; questa variante, dopo una notevole mole di lavoro e di consultazioni pubbliche, venne approvata dalla Giunta, per essere portata in Consiglio comunale nel dicembre del 2004. Ma il Comune dovette rifare tutto perché la Regione, nel marzo 2005, approvò la Legge regionale 12 che prevedeva per Monza “un particolare trattamento” e cioè quello di dover avviare entro 6 mesi la redazione del Piano di governo del territorio in sostituzione del Piano regolatore, senza poter operare varianti di salvaguardia a nessun titolo se non per singole opere pubbliche. Bisogna segnalare che il Comune aveva avviato anche la digitalizzazione al fine di redigere varianti parziali, nonché il Piano dei servizi che avrebbe operato la nuova salvaguardia ma che la Regione bloccò con la prima della lunga serie di leggine, precisamente quella del 4 agosto 2003.Quando nel dossier di Forza Italia si dice che «tutto è finito mestamente nel nulla», non si dice perché e per colpa di chi. Eppure non è difficile risalire al ‘colpevole’: si tratta della Regione Lombardia, la stessa che, visto che la Giunta di Monza riuscì poi con tempi da record a redigere il PGT (primo Comune in Lombardia) ha pensato bene di metterla nuovamente in difficoltà facendole decadere ope legis le salvaguardie del Piano del 2002 e costringendola così a tornare alle volumetrie del vecchio Piano regolatore Piccinato, tanto caro ai ‘cementificatori’. Non a caso, Forza Italia locale ora annuncia 136.000 emendamenti al PGT recentemente sbarcato in Consiglio Comunale! Perché tutto ciò? Cui prodest? Gli estensori autolesionisti non lo precisano.Quanto alle volumetrie rilasciate dall’attuale Giunta, precisiamo per l’ennesima volta che sono ben poca cosa rispetto a quelle messe in cantiere o rilasciate dalle precedenti amministrazioni, guidate dalla Lega e da Forza Italia, protagoniste assolute dell’ultima legge regionale.Si vuole comunque qui ricordare ancora più precisamente che, come abbiamo accennato, il Piano regolatore del 2002 (Giunta Polo) è stato sospeso dal TAR per ben tre volte (poi ‘recuperato’ al Consiglio di Stato) ed in particolare per i seguenti periodi:a) dal 20.03.2003 (TAR) al 29.08.2004 (CdS) cioè 5 mesi;b) dal 29.01.2004 (TAR) al 20.04.2004 (CdS) cioè 3 mesi;c) dal 12.07.2005 (TAR) al 7.10.2005 (CdS) cioè 3 mesi.Complessivamente il periodo è durato circa 11 mesi, nel corso dei quali sono ‘piombate’ in Comune richieste per decine e decine di migliaia di metri cubi, dimensionati sul Piano regolatore del 1971. Lo stesso effetto valanga, per intenderci, che si teme ora avvenga con la decadenza delle salvaguardie decretate per legge dall’ineffabile Regione Lombardia. Come sempre, auto-contraddittori i nostri esponenti di Forza Italia, locali e regionali. Fermiamoci però ancora un momento sull’affermazione centrale del dossier. Si dice che la Giunta Faglia non abbia portato a termine il Benevolo. Curiosamente lo stesso identico rilievo non viene mosso alla Giunta di centrodestra di Colombo, precedente alla Giunta Faglia, che si macchiò di una colpa ben peggiore di quella mossa ora a Faglia: non rispose alle osservazioni dei cittadini al Piano Benevolo e non inoltrò il Piano in Regione per l’approvazione definitiva.Pare necessario aggiungere che se il nuovo PGT di Monza non è figlio del Benevolo, è comunque, potremmo dire, suo nipote, un po’ come Paolo è fratello di Silvio (argomento che immaginiamo sia chiaro anche per Forza Italia). Ovvero, il PGT predisposto da Faglia e Viganò tiene conto di una delle principali scelte del Benevolo, quella di tutelare le aree verdi e di procedere a uno sviluppo sostenibile della città. Contrariamente a quanto previsto dal Piano regolatore del centrodestra, il centrosinistra torna alla precedente impostazione, più equilibrata e più a misura di Monza.Si indica la preferenza per le aree agricoleIl senso urbanistico del dossier si chiarisce finalmente a pagina 17, dove Forza Italia viene allo scoperto: Ma chi l’ha detto che trasformare un’area dismessa in una colata di abitazioni sia un segno di corretta pianificazione e di rispetto per l’ambiente? […] è ora di finirla di nascondere dietro l’ineludibile riconversione delle aree industriali dismesse, incrementi del carico insediativo che, per i quartieri che ne sono interesati, spesso si traducono in veri e propri “massacri” urbanistici. La risposta di Forza Italia è quella quindi di occupare le aree agricole, dobbiamo dedurre: infatti, la legge regionale del 2006 non fa nient’altro che rendere edificabili tutte le aree libere della città, in tutte le zone di cintura, in tutti i quartieri periferici, proprio perché ritorna al Piano Piccinato. L’obiettivo è ancora più chiaro a pagina 18: Forza Italia difende il Piano di lottizzazione presentato in un capitolo ad hoc, con le motivazioni che erano illustrate nel Piano di lottizzazione. Incredibile. Il Piano è giustificato attraverso il Piano, da un partito politico che finge di non avere alcun interesse. Siamo al ridicolo.Altri elementi possono essere richiamati. Neppure il Sindaco Colombo, ai tempi delle “fasce larghe” del Piano di assetto idrogeologico del 2001, ha mai difeso una simile posizione privatistica. Infatti, sulle pagine de Il Cittadino di fine ottobre e dei primi di novembre di quell’anno, ben si può leggere come l’allargamento delle fascia A del PAI (inedificabilità dell’area) era considerata dalla giunta comunale questione del tutto privata della IEI. Colombo soltanto in un secondo momento cadde in contraddizione, facendo ricorso al Tribunale Speciale delle Acque, insieme a quella ben nota società e contro la prima scelta pianificatoria dell’Autorità di Bacino.A pagina 18, però, i Nostri ne ‘infilano’ un’altra. Sostengono che i palazzi sono 40 e non 60. Ci permettiamo di rammentare che si tratta inequivocabilmente di ben 388.000 metri cubi, cioè praticamente il raddoppio della attuale popolazione di San Donato (il quartiere di Monza nei pressi della Cascinazza) che passerebbe così da 4.500 a ben 8.500 abitanti, con tutti i prevedibili effetti negativi. Gli estensori del dossier dovrebbero anche sapere che i palazzi si possono contare in modo diverso, a seconda anche di come sono accostati o posizionati, e possono anche superare la cifra da noi segnalata. Angolari, accostati con corpo scala… le “unità” edilizie del tipo palazzina sono anche di più. Le altre imprecisioni/mistificazioni che completano il dossier-autogol sono le seguenti:1) Rispetto al Piano paesistico regionale: da una lettura della carte sembrerebbe vero proprio il contrario di quanto affermato dagli estensori del dossier che Forza Italia mutua dall’immobiliare. Oltretutto, sulle carte a quella scala (rappresentano tutta la regione Lombardia) l’area è grande qualche millimetro e può lasciare spazio ad interpretazioni anche diverse, che il dossier dell’immobiliare Forza Italia non prende nemmeno in considerazione;2) Molto più interessante è il ‘giallo’ della Legge regionale 86 del 1983. Sulla cartografia d’insieme allegata a quella legge, l’area della Cascinazza di Monza è compresa nelle aree protette (d 33 – Medio Lambro), ma in quella del solo Medio Lambro la tutela si ferma all’autostrada MI-VE. Eppure l’area è certamente più meritevole di salvaguardie che non quelle della Breda e della Falck nel Comune di Sesto San Giovanni.3) PTCP ovvero Piano territoriale di coordinamento provinciale: anche qui un piccolo, grande giallo. Il PTC adottato dalla Provincia nel 2002 (Giunta Colli, Forza Italia) vedeva quell’area interessata da una serie di vincoli pur solo ricognitivi e descrittivi. Con un emendamento dei soliti noti, le tutele sono state ridotte. Come mai? Così il Piano territoriale di coordinamento approvato nel 2003 dal Consiglio provinciale prevede un’area bianca, tanto per lasciare qualche possibilità in più all’edificazione…Si contesta il PAI del 2001 Le argomentazioni svolte da Forza Italia da p. 24 a p. 39 sono tutte tese a dimostrare che il PAI 2001 (quello con le fasce larghe di inedificabilità) fosse sbagliato. Una dimenticanza molto significativa accompagna lo studio di Forza Italia: non si dice che proprio quel PAI venne prontamente impugnato dalla IEI presso il Tribunale speciale delle Acque, il quale, con propria sentenza del dicembre 2004, lo dichiarò nel merito, al contrario, del tutto legittimo e condannò la IEI al pagamento delle spese legali. Si segnala un solo (presunto) errore di cascinazza.info Il contro dossier di Forza Italia vuole replicare al nostro, pubblicato su www.cascinazza.info. Ed è una vera sorpresa notare che le uniche note richiamate alle pagine 40-sgg. non riguardino le denunce che avevamo proposto nel dossier, ma solo una nota tecnica sullo scolmatore. Dobbiamo dedurre che tutto quanto si trova nel nostro dossier non sia ritenuto erroneo da Forza Italia. Soltanto una frase sullo scolmatore. Quindi, il resto, evidentemente, è inattaccabile. Grazie. Davvero. Per essere ancora più precisi, torniamo anche noi sull’affaire scolmatore:1) Perché realizzare un canale da 168 milioni di euro (esclusi i costi dello spostamento dei sottoservizi e l’esproprio delle aree necessarie) se l’opera non serve a ridurre le fasce fluviali di esondazione?2) Come mai non è stata fatta un’analisi costi/benefici di quell’intervento visto che quelle esondazioni avvengono ogni 25 anni circa e i danni sono stati, nel 2002, una decina di miliardi?3) Perché costruire un’opera, viste le pesanti interferenze con i grandi collettori vallivi dell’Alto Lambro, gli importanti gasdotti presenti in quella sede (spartitraffico di viale Industrie), il sottopassaggio del canale Villoresi in via Salvadori?4) Perché rovinare il parco con grandi bocche di presa, compromettendo il percorso e le visuali storiche del Canonica verso la Villa Reale?5) Non era più opportuno prevedere una serie di interventi con vasche di laminazione lungo tutto il corso del Lambro dai laghi di Pusiano sino al Po?6) Perché far defluire tutta la piena di Monza a Cologno Monzese che, anche nel 2002, è stato il Comune più colpito da tale evento, aumentando la pericolosità e la velocità dell’acqua così ‘intubata’?7) Non è forse il principio ispiratore del PAI di dover vincolare in via cautelativa tutte le aree libere, dove l’acqua potrebbe liberamente defluire ed esondare, laminando così le piene? Ci si abbandona ai corsi e ai ricorsi Anche sui ricorsi (Capitolo 12), il dossier Forza Italia è impreciso e reticente. È bene ricordare che il Comune di Monza ha vinto 3 cause su 4: Tribunale Civile di Monza, Corte d’Appello di Milano (in sede di riesame) e Cassazione. In particolare, quest’ultima, ha dichiarato che, per chiedere i danni, la IEI dovrebbe dimostrare che, a suo tempo, erano state chieste ed ottenute le licenze edilizie e ciò non potrà mai essere dimostrato semplicemente perché non è mai accaduto.E, infine, si affermano le ragioni politiche edificanti della Destra Dopo intere pagine copiate dal Piano di lottizzazione della proprietà di Berlusconi, finalmente Forza Italia arriva alle conclusioni politiche. Conclusioni che si limitano ad affermare che: «Le vicende che si sono susseguite negli anni a Monza sono definibili semplicemente come vergognose». Vero. Infatti ci sono state tre leggi, qualcuno dice quattro, fatte apposta per Monza. Di cui il dossier di Forza Italia non parla per pudore o forse perché non ha alcun argomento per controdedurre la nostra denuncia e quanto affermato dai gruppi di opposizione in Consiglio regionale, quanto denunciato dagli ambientalisti e sottoscritto da grandi nomi del mondo dell’architettura e dell’urbanistica. Ma tant’è. Nelle ultime 10 pagine si torna a copiare il Piano di lottizzazione. Il cuore della politica di Forza Italia. Insieme all’agognato ritorno al Piccinato, un Piano regolatore più volte citato e chiamato in causa direttamente. Forse per spiegare perché in tutta fretta è stata approvata una legge regionale che proprio al Piccinato faceva ritornare la città. Altro non è necessario spiegare, crediamo. Basta la parola: Forza Italia Real Estate.1

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