Agrate Brianza - X-Pharma, sei richieste di candanna

di Stefania Totaro da il GIorno

ALTRE sei richieste di condanna e due di assoluzione al processo-bis al Tribunale di Monza per il fallimento della X-Pharma spa, la multinazionale farmaceutica di Agrate Brianza dichiarata fallita nel 2009 con un buco di 22 milioni di euro e che ha lasciato senza lavoro 376 informatori scientifici.

IL PM monzese Walter Mapelli ha chiesto 3 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno per i 4 imputati già condannati con il rito abbreviato nel primo troncone dell’inchiesta, che hanno già pagato a vario titolo un risarcimento dei danni alle parti civili di circa 300mila euro: Francescantonio Fabbrocino, 52 anni, della provincia di Salerno, che ha già avuto 4 anni e 8 mesi di reclusione, mentre 3 anni e 10 mesi sono stati già inflitti a Giovanni Di Brita, 36 anni, commercialista residente a Salerno, 3 anni e 4 mesi a Frederick Francois De Luca, 43 anni, di origine francese e residente nella provincia di Ascoli Piceno, e 2 anni e mezzo di reclusione a Felice De Prisco, 55 anni, residente a Verbania. L’amministratore delegato di X-Pharma, Maurizio Rollero, 59 anni, di Bernareggio, unico imputato brianzolo, ha già patteggiato la pena sospesa di 2 anni e pagato un risarcimento dei danni di 250mila euro alle parti civili. Il pm ha poi chiesto la condanna a 3 anni di reclusione per l’ultima amministratrice di X-Pharma e infine 2 anni e 2 mesi per uno dei tre amministratori della casa madre tedesca, Pharmexx Gmbh, che controllava la gemella italiana fino al settembre 2008, mentre per gli altri due ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Ora la parola passa ai difensori degli imputati e poi ai giudici per la sentenza. Secondo l’accusa, X-Pharma è stata portata al dissesto assumendo personale proveniente da multinazionali francesi o belghe che volevano evitare di aprire per i lavoratori in esubero procedure di mobilità, in cambio di somme corrisposte come anticipi sulle mensilità e sul Tfr per ogni lavoratore assunto, denaro servito per ottenere liquidità e fare salire il valore delle azioni della X-Pharma nel tentativo di vendere una bella scatola vuota. Quando il progetto di vendita non è andato in porto, sempre secondo l’accusa, gli imputati avrebbero prosciugato definitivamente le casse della società, facendola proseguire nella sua attività, contraendo nuove obbligazioni e aggravando la sua situazione economico-finanziaria ed esponendo in particolare un bilancio in utile alla fine del 2006 invece dell’effettiva perdita che ammontava a 2 milioni.

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