Corruzione e turbativa d’asta nella sanità lombarda. L’urgenza di vere Riforme in materia di appalti, diritto societario e dirigenza delle amministrazioni pubbliche

di Anna Migliaccio Responsabile Enti Locali Partito comunista d’Italia – Lombardia 

E’ di questi giorni l’ultimo grave scandalo che getta discredito sull’amministrazione regionale della Lombardia e il suo governatore leghista Roberto Maroni. Altro che eccellenza! Altro che ramazze padane! 21 misure cautelari e numerosi indagati che scoperchiano un sistema corruttivo complesso e articolato dove, se da un lato i reati contestati nella lunghissima Ordinanza del GIP del Tribunale di Monza (197 pagine di documenti,intercettazioni ambientali, minuziose ricostruzioni di relazioni personali e favori) sono quelli di corruzione e turbata libertà degli incanti di cui all’articolo 353 codice penale, dall’altro una lettura attenta degli atti della magistratura merita una serie di riflessioni politiche. 

La prima riflessione politica riguarda il mito della concorrenza tra imprese nell’economia liberale. Un mito, una favola. Il sistema economico italiano appare sempre più caratterizzato da monopoli e poteri familistico amorali. 
Questi poteri finanziano la politica. Sono in grado di esprimere una classe politica ad essi funzionale. Asservita. 

Leggiamo nell’ordinanza del GIP a proposito della principale accusata, l’imprenditrice monzese dell’odontoiatria, che da …una breve analisi sulla rete delle società gestite o comunque facenti capo a Canegrati Paola, alcune delle quali strumentali alla commissione dei reati per cui si procede, nonché sul ragguardevole numero di appalti dalla stessa vinti negli ultimi dieci anni, tali da avere determinato una sorta di monopolio nella gestione dei servizi di odontoiatria nelle aziende ospedaliere lombarde, con tentativi di ramificazione anche in altre regioni italiane. 

Un regime di monopolio, dunque e non di competizione o di sana concorrenza tra Imprese aventi pari opportunità al nastro di partenza, come vorrebbero i principi della nostra Costituzione, principi che i padri costituenti vollero liberali, ma non del tutto liberisti. 

Come si costituisce e si consolida questo monopolio? 
Non è un processo economico. Non è qualcosa di intrinseco ai processi produttivi, ma è piuttosto un fenomeno che li precede e li determina. Attraverso un sistema di relazioni, amicizie, personali, politiche ed economiche, tali per cui una classe sociale di imprenditori, una borghesia, dispone al proprio servizio di una classe di politici dei quali finanzia l’elezione, e di una classe di boiardi (dirigenti pubblici) reclutati attraverso il sistema della nomina politica.  
Questo è il quadro che emerge dagli scandali lombardi e non tutto ciò che viene fotografato è reato. Non tutto è rimediabile con mezzi giudiziari. 

Nella fattispecie lo scandalo emerso a carico di Fabio Rizzi, considerato “braccio destro” del governatore lombardo Maroni,  ci parla di un monopolio sui servizi odontoiatrici, privatizzati prima, e consegnati nelle mani di un unico soggetto imprenditoriale poi. 
Ci sono dei reati. Il magistrato è in grado di procedere quando individua reati. In questo caso il reato (turbativa d’asta) si consuma quando un gruppo di funzionari e dirigenti preposti alle gare d’appalto delle aziende ospedaliere riesce a pilotare i predetti appalti dalla stesura del bando all’aggiudicazione in modo da favorire un solo ed esclusivo soggetto imprenditoriale,  in cambio di utilità e favori per sé e propri familiari. 
Si parla anche di soci occulti. Nei fatti di una sostanziale identificazione tra i diversi soggetti in campo.
Il nostro sistema normativo, pur con tutte le sue storture, chiama ancora queste condotte con i nomi di corruzione e turbativa d’asta e li configura come reati, ovvero come fatti che ledono principi costituzionali come la libertà d’impresa e la concorrenza. 

Da una lettura attenta dell’ordinanza del GIP emergono anche altre ipotesi di reato, forse più gravi, come il riciclaggio e le tangenti. 
La turbativa d’asta è così descritta dal Magistrato: A convincere della presenza della fattispecie di cui all’art. 353 c.p. è sufficiente qui rilevare come costituisca collusione l’accordo tra il soggetto pubblico preposto alla gara ed il privato favorito, accordo consistito nel porre nel bando un più che oneroso obbligo che, in concreto, sarebbe gravato solo su un aggiudicatario diverso da quello che stia già svolgendo il servizio. Tale situazione è assolutamente idonea (e lo è stata in concreto) a turbare la gara, allontanando e rendendo non conveniente ad altri potenziali aspiranti il  partecipare alla stessa.

Questo è un reato e per i reati è sufficiente il braccio della Legge. Che in questo caso si muove, dopo lunghe e faticose indagini, basate, tra le altre cose, oltre che su una testimone, sulle intercettazioni ambientali, strumento d’indagine che alcuni Governi nazionali degli ultimi anni volevano abolire. 

Ma c’è una questione politica a nostro avviso infinitamente più grave, ed è l’alterazione criminosa della rappresentanza politica. Qualcosa che mina le basi della democrazia e della rappresentanza. 
Le campagne elettorali costano, la politica costa. Non esiste più il finanziamento pubblico della politica, principio che la Costituzione repubblicana aveva posto a garanzia di una rappresentanza che non fosse unicamente di censo. Qui vediamo che questo principio è saltato. Che l’imprenditore corruttore è in grado di esprimere una classe politica asservita. Leggiamo, negli atti giudiziari: Le prime elargizioni economiche dell’indagata Canegrati  risultano risalire al pressoché totale (stando alle dichiarazioni di Longo) finanziamento della campagna elettorale di Rizzi in corsa per le elezioni  regionali lombarde: cfr rit 407/2014 prog. 5528: LONGO: ti dico una cosa riservatissima, la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100% la dott.ssa Canegrati. Della disponibilità, su richiesta di Longo, a finanziare campagne elettorali di colleghi di partito di Rizzi,  si è avuta conferma, del resto, nel corso delle indagini, quando era accertato che l’ indagata aveva effettuato un bonifico di € 10.000,00 a sostegno della campagna elettorale per le elezioni regionali venete, ove era in corsa un politico leghista. La raffinata forma di corruzione posta in essere dall’ imprenditrice consiste, tra le altre, proprio nell’ avere coinvolto Rizzi e Longo in alcune delle sue società quali soci occulti, cosicché il prezzo agli stessi pagato per i costanti favori contrari al loro ufficio deriva automaticamente dagli utili conseguiti grazie alla gestione dei centri che Longo e Rizzi, con il loro intervento, fanno affidare alla socia…
Il sistema monopolistico, garantito da politici e funzionari nominati, agisce anche in modo squisitamente “mafioso” attraverso l’intimidazione e la minaccia nei confronti dei potenziali concorrenti. Leggiamo nell’ordinanza che viene impedito ad un’altra società ogni tentativo di entrare in concorrenza:  e stanno trattando per entrare allo Stomatologico.....io ho chiamato gli svizzeri e gli ho detto "se provate a mettere piede in Lombardia questo è l'unico che fate e lo fate per un anno... perché in Lombardia lavorano i Lombardi!"   
Noi crediamo che il rimedio giudiziario non sia sufficiente e che occorra intervenire sulle norme. Con delle vere Riforme.
E’ noto che le norme in materia di appalti pubblici consentono l’aggiudicazione di una gara anche in presenza di un’unica offerta. E’ noto che il diritto non impedisce (perché mai dovrebbe un sistema iperliberista?) ad un'unica persona fisica di possedere e controllare a diverso titolo un insieme,  anche numeroso,  di società solo apparentemente in concorrenza le une contro le altre. Occorre rivedere le norme in materia di diritto societario, ponendo l’obbligo di rendere pubbliche e intellegibili erga omnes le identità delle persone fisiche cui fanno capo le società. Occorre un immediato intervento di riforma sul sistema degli appalti, che dovrebbe rafforzare il principio di divieto di partecipazione ad una gara di imprese collegate,  e porre nella disponibilità dei funzionari addetti non solo strumenti, ma obblighi di controllo. Una gara con un solo concorrente,  oltre certe fasce di importi, andrebbe invalidata. 
Ad un medesimo imprenditore (a tutte le imprese che hanno a che fare con quella persona fisica) non può essere consentito di avere appalti in più aziende ospedaliere (o pubbliche in genere) della medesima regione. E’ una limitazione della libertà d’impresa? Si, ma sarebbe una norma antimonopolistica. Del resto nel campo degli appalti pubblici una norma di questa natura esiste per i professionisti (persone fisiche). Perché dovrebbe scandalizzare istituirla quando si tratta di imprese?
Va da sé che nella visione politica di chi scrive la sanità dovrebbe essere gestita il più possibile senza l’intervento di imprenditori privati sotto lo stretto ed esclusivo controllo pubblico. 
Ma se si dimostra (e andrebbe dimostrato!) che esistono risparmio ed efficienza, i principi posti poc’anzi dovrebbero incardinare una immediata Riforma delle norme in materia di appalti pubblici. 
Al di là dei reati e dei possibili rimedi non c’è dubbio che la situazione evidenziata nell’ordinanza del GIP pone alcune questioni politiche, come l’urgenza di riformare la possibilità di possedere società in Italia e all’estero. Fatto che certamente un sistema liberale non può vietare. Il sistema tuttavia dovrebbe obbligare le persone fisiche a rendere trasparenti e immediatamente conoscibili tutte le proprietà attraverso banche dati anche di pubblica consultazione. 
Nel sistema vigente la tracciabilità del denaro (segui i soldi!) che sta a fondamento di quel complesso di relazioni basate sulla reciproca utilità, non potrà che avere questa natura: 
Tranquillo che t’ho fatto la società a Dubay – omissis- poi abbiamo il conto corrente a Montecarlo..hai bisogno di un milioncino? Te lo mando a Montecarlo..ti acchiappi la macchina..te ne vai a fare un bel week end ..e ti porti a casa i piccioli – rit 612/14 prog. 1770-.   

Altra questione politica va aperta sui metodi di reclutamento dei dirigenti e dei funzionari pubblici. Ai vertici, soprattutto ai vertici, il sistema ormai consolidato è quello delle nomine politiche. Non può allora sorprendere che il “braccio tecnico burocratico” di un politico al servizio e nella piena disponibilità dell’imprenditore monopolista e corruttore faccia…uso distorto della discrezionalità amministrativa, cioè il procedimento condizionato non già da un percorso di attenta ed imparziale comparazione tra gli interessi in gioco, ma dalla percezione di un indebito compenso affinché venga raggiunto un esito determinato…

Tutto il sistema corruttivo evidenziato in questo come in precedenti scandali, come del pari in altre inchieste, si pensi a Mafia capitale, fa crollare una serie di miti, come quello dell’efficienza del privato e della presunta inefficienza del pubblico. Là dove sono in gioco utilità e profitti è normale aspettarsi che efficienza ed economicità a favore del cittadino non siano i principi cardine. Parla, questa inchiesta di artificiosa induzione dell’utente a scegliere il servizio in solvenza perché più rapido creando artificiosamente liste d’attesa in realtà inesistenti, si aggiunge un altro strumento chiaramente truffaldino che induce il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento nella convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore. 

Il cardine di ogni democrazia è l’indipendenza, è il contrappeso dei poteri. 
I funzionari devono essere indipendenti dai politici. Dunque non possono essere dei nominati e non possono essere rimossi se politicamente sgraditi.
I politici sono anch’essi dei funzionari, onorari, come li definisce il diritto amministrativo. Pertanto sono incompatibili con la funzione esercitata se la loro professione, se il mestiere con cui si guadagnano da vivere,  in qualche modo è connesso ad attività che hanno a che fare con beni e servizi che vengono acquistati in regime di appalto dalla stessa amministrazione per cui svolgono le funzioni politiche. Basti pensare all’altro caso di arresto eccellente avvenuto non molto tempo addietro: l’ex assessore alla sanità Mantovani. Come non ravvisare un “conflitto di interessi” nel fatto che egli fosse un imprenditore nel settore delle RSA per anziani e disabili?
Ma le norme sul conflitto d’interessi in questo Paese non sono mai state approvate. 

 

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