FRANCESCO MAGNANO, CONDANNATO PER FALSO IN ATTO PUBBLICO, È STATO ELETTO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI BRIANZACQUE. COME È POSSIBILE?

Il reato di falso in atto pubblico può incidere sulla valutazione della moralità professionale di chi lo ha commesso. Per questo l’art. 38 del Codice dei Contratti Pubblici, in alcuni casi, preclude alle imprese che abbiano nella compagine sociale rappresentanti a carico dei quali risulti tale reato, la possibilità di partecipare a gare di appalto. Il Consiglio di Amministrazione di Brianzacque, invece, con un membro condannato per falso in atto pubblico, potrà assumere decisioni che determineranno la sorte di procedure di appalto alle quali, per molte imprese che hanno rappresentanti risultanti aver commesso lo stesso identico reato, viene impedita la partecipazione dal Codice dei Contratti. Come è possibile? Tutto ciò può avvenire perché, in Italia, il livello minimo di moralità che viene imposto dalla normativa per sottoscrivere contratti pubblici è più elevato di quello richiesto agli esponenti politici. Certo, in un paese civile non dovrebbe essere necessaria una norma che impone alla politica di estromettere personaggi condannati per reati di questo tipo. Ma in Italia questa semplice regola di civile convivenza non vale e qualsiasi vuoto normativo viene sfruttato dai partiti per piazzare sempre e comunque i propri rappresentanti in posti chiave. La vicenda avvenuta per le nomine in Brianzacque appare in questo senso emblematica e sconcertante. Nel silenzio assordante del Partito Democratico, di altre formazioni politiche che si definiscono di sinistra e delle organizzazioni sindacali che Francesco Magnano è stato eletto. Eppure i Comuni amministrati da Sindaci del PD, o di liste collegate, possiedono la stragrande maggioranza del capitale sociale di Brianzacque e avrebbero potuto sicuramente opporsi. Gli strilli della Lega, poi, non traggano in inganno. Questi piagnistei sono un insulto all’intelligenza dei Cittadini perché la Lega aveva i numeri sufficienti per avanzare una propria candidatura in contrapposizione a quella di Forza Italia. Visto che non lo ha fatto vi è da chiedersi se non sia intervenuto un accordo tra le parti. Cos’altro potrebbe essere rientrato in questo accordo? Forse la scelta del Direttore Generale? La verità è che siamo di fronte a una classe politica che governa in modo compatto al solo fine di salvaguardare le proprie posizioni di vantaggio. Se, come ci auguriamo, queste valutazioni sono errate dobbiamo aspettarci che PD e Lega intervengano per evitare che si dia corso all’elezione di Francesco Magnano. Come Comitato Beni Comuni, intanto, non possiamo che esprimere la più grande preoccupazione per questa vicenda che indica come un’attenta gestione dell’Acqua non sia certo la priorità di chi ci governa. In relazione a quanto su espresso, auspichiamo quindi che tale decisione venga azzerata e sia dia luogo a una operazione di grande trasparenza, etica ed amministrativa, ponendo in essere una selezione pubblica, con l’obbiettivo di scegliere persone che abbiano curricula limpidi e grande esperienza nella gestione del Bene Comune Acqua. Invitiamo quindi le associazioni politiche estranee a queste logiche di potere, le associazioni sindacali, tutte le associazioni della società civile a prendere posizione per esprimere forte indignazione nei confronti di questo ennesimo fatto accaduto nella martoriata Brianza.

Comitato Beni Comuni di MB “Placido Rizzotto”
Monza 10 dicembre 2015

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