Il problema politico a Seregno: corruzione e 'ndrangheta

24/10/2017
di k. ts.

"........e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua. Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, perché la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre”.

(Il giorno della civetta - L.Sciascia)

Il problema politico a Seregno, in questi ultimi dodici anni di amministrazioni di centrodestra guidate prima da Giacinto Mariani e poi da Edoardo Mazza, è stato la corruzione e il rapporto di alcuni esponenti delle istituzioni con personaggi vicini e contigui alla criminalità organizzata, in particolare con quella di stampo ‘ndranghetista.
Questo “sistema” Seregno, noi di infonodo.org, negli anni, abbiamo cercato di raccontarlo, facendone una battaglia giornalistica e politica, e ponendo la questione nel silenzio di gran parte dell’opinione pubblica e dei partiti cittadini.

Altri, come lo zio del film “Johnny Stecchino”, hanno preferito pensare che il problema fosse il “traffico”, cioè nella versione seregnese: le panchine del parco, le buche nelle strade, lo sfalcio dell’erba nei parchi comunali, ecc.. i famosi “veri problemi della gente”.

L’esempio perfetto di un invito a pensare al “traffico” lo fornisce l’ex vicesindaco, Giacinto Mariani, nel primo consiglio comunale dopo le elezioni del giugno 2015.
Il mio auspicio, caro Edoardo, è solo questo, che si possa portare un po' di serenità all'interno di questo Consiglio Comunale, perché ai cittadini, guardate, che noi litighiamo, che voi dite che sono un bandito, non gliene frega niente, il cittadino ha bisogno di serietà, di serenità, di trovargli un posto di lavoro, di sistemargli le buche e risolvergli i problemi del sentirsi sicuro, non che un marocchino accoltelli una persona al parco, e non è questa la città di Seregno che noi conosciamo e che noi vogliamo. Edo, ti faccio i miei migliori auguri, il mio migliore in bocca al lupo a te ovviamente ed a tutti voi, a tutti i Consiglieri di maggioranza e di opposizione, sperando che dopo questa sera, che c'è lo sfogo iniziale, ci si possa confrontare sui temi di interesse della città e non sulle cattiverie, viva Seregno, Seregno non è la città della ‘ndrangheta!”.

La patente di essere stati quelli che hanno sollevato la questione, gettando ombre sulla sua amministrazione, ce l’ha data lo stesso Giacinto Mariani che in quel consiglio comunale aggiungeva: “Sono stato onorato, sono onorato di aver rappresentato la città di Seregno onestamente, senza nessun rinvio a giudizio, senza nessun avviso di garanzia, senza nessuna ombra, se non ombre alzate in forma anonima da siti anonimi“.

Fantasmi e sito anonimo è come ci ha definito per anni Giacinto Mariani e la sua parte politica: proibito parlarci, proibito ai consiglieri comunali e ai dipendenti del comune leggere i nostri articoli o farne menzione, proibito finanche fare il nome di Infonodo. Così si arriva al paradosso di Giacinto Mariani che, nel giorno dello scrutinio (elezioni 2015), immortalato dalle videocamera di Seregno tv, fa delle dichiarazioni apparentemente senza senso: “spero che il sito anonimo che è andato via stasera, muoia perché se lo merita [...] siti anonimi gestiti da animali, da banditi, da ladri e da schifosi, perché queste persone non sono degne di essere chiamate persone” (vedi Lo sfogo di Giacinto Mariani dopo la vittoria di Mazza).
Ma per chi era là in quella sala ad applaudire ( fra gli altri Lugarà e i suoi sodali) quelle parole erano perfettamente sensate e riconducibili a un sito, Infonodo, e a una persona, Michele Costa.

Noi avevamo precisato, già nel 2009, che anonimi non lo eravamo affatto:
Abbiamo notato che sui giornali il nostro sito viene indicato come anonimo. Non è corretto dire questo, in realtà i nostri articoli non vengono firmati con nome e cognome perché abbiamo deciso di usare degli pseudonimi. L'uso degli pseudonimi in letteratura e nel giornalismo è pratica storicamente consolidata e rispettabile. Da Wu Ming a Ghino di Tacco, da Trilussa a Geronimo, gli esempi sono innumerevoli sia nel passato sia nel presente.
Per evitare personalismi, per mettere in maggiore risalto il lavoro collettivo, perché storicamente in tempi bui, come riteniamo siano questi, si è fatto maggior ricorso agli pseudonimi, per queste ragioni abbiamo optato per questa scelta. Altra cosa è l'anonimato o la lettera anonima. Noi anonimi non lo siamo affatto. Il nostro sito è ovviamente regolarmente registrato con tanto di nome e cognome del responsabile” (vedi Una risposta (In)degna, poi, a seguito delle innumerevoli querele, promosse dall’amministrazione Mariani e da ambienti contigui, è stato cambiato responsabile e il sito è stato registrato all’estero).

Nel 2010, dopo sette anni di attività, abbiamo spiegato l’idea che ci guidava con queste parole:
Idealmente facciamo nostro il celebre aforisma di George Orwell : “«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E non si può raccontare un territorio e dire la verità se non si fanno nomi. Un'altra urgenza presente nel 2003 e che ci ha spinto a costruire infonodo.org era la distanza tra quello che questo territorio pensava e ancora in parte pensa di essere e quello che era ed è veramente”.

La distanza, ad esempio, che esiste tra il Pietro Amati di oggi che dopo l’arresto del sindaco vibra di sdegno antimafia (vedi I cittadini scendono in piazza per un presidio per la legalità) e il Pietro Amati del 2011, quando era capogruppo del Pd. Allora chiedeva esplicitamente in consiglio comunale che Infonodo venisse querelato dopo la pubblicazione di un articolo in cui accostavamo alcuni esponenti della giunta Mariani a personaggi appartenenti alla ‘ndrangheta, come Paolo De Luca.

Amati (2011): “Si chiede se l’Amministrazione Comunale è a conoscenza di tale articolo, se intende smentirne i contenuti e, per quanto la riguarda, nella mia convinzione e nella speranza che si riveli una tra virgolette “bolla di sapone”, si chiede se il Sindaco e l’Amministrazione Comunale abbiano già provveduto a tutelare il proprio nome e il nome della propria Città. Grazie”.

E quando Giacinto Mariani rispondeva di aver già provveduto in tal senso e che Seregno correva un grosso pericolo, quello della visibilità crescente di Infonodo: “ Il fatto però che il numero dei contatti stia salendo, e questo mi fa preoccupare, vuol dire che c’è questa voglia di sapere i pettegolezzi, delle cattiverie, del litigio, che è una cosa vergognosa ed è un’offesa alle istituzioni, che io oggi rappresento, ma è un’offesa soprattutto nei miei confronti”;

la replica dell’allora capogruppo del Pd, è stata di questo tenore:

Sì grazie. Per quanto riguarda l’aspetto formale non ho bisogno di risposta scritta e per quanto riguarda il contenuto, in sostanza credo di averle fatto un servizio Sig. Sindaco, perché io per due motivi ho fatto questa interpellanza, il primo perché il termine ’ndrangheta io credo di deve avere comunque sempre il coraggio di esporlo e di dirlo; qui ci siamo presi tutti quanti impegno di parlare di questo tema nel momento in cui ne fosse uscita in qualsiasi forma qualcosa che facesse riferimento. È questa la ragione per cui per esempio, quanto scrive Infonodo nei casi precedenti assolutamente non mi interessa e condivido la sua posizione, chi dice qualcosa deve mettere la propria faccia, come io in questo momento non mi faccio portavoce certo di Infonodo, Dio me ne scampi. Però non posso tacere, questo è il secondo motivo, che essendomi stato detto che c’era questo articolo, sono andato a leggerlo due volte e la prima volta c’erano 300 o 400 contatti, ieri o l’altro ieri c’erano più di 1.800. Da questo punto di vista è evidente che sono preoccupato. La terza ragione è perché comunque e spero che mi si creda, io sono profondamente convinto del valore e della dignità dell’istituzione, che venga rappresentata da un Consigliere, da un Assessore, da un Sindaco e dato che qui si parla di Seregno, a me dà fastidio come seregnese vedere, immagino Lei che è il Sindaco ancora di più, mi dà fastidio che ci vengano fatti attacchi senza che uno non ci possa difendere e quindi capisco la sua posizione, ma seconda cosa che anche con tutti i richiami che si possono leggere, non c’è documentazione o certezza. Allora quello che io chiedo è, uno, il ripristino della verità, due, l’assoluta tutela che il Comune deve farsi; io in sostanza che cosa l’invitavo a fare? A fare espressamente un intervento di autotutela perché come ho detto nella fine, a me interessava questo sì o questo no, perché comunque ci va di mezzo il nome della nostra Città e a me questo dà fastidio. Poi sicuramente non voglio, rispetto alle persone che sono citate in quell’articolo, avanzare nessun tipo di illazione, però in sostanza meno se ne parla e più voce si dà oggi al web. Quando il web invece viene fatto emergere e si dice: quello che è scritto non corrisponde al vero, credo che si faccia un servizio alla verità; stare invece in silenzio e fare finta di niente sperando il web diminuisca nei contatti invece che aumenti, credo che non si faccia né un buon servizio alle istituzioni e si faccia invece un buon servizio a chi ci scrive senza mettere il proprio nome. In questo senso ritengo e spero di avere fatto un piccolo servizio anche all’istituzione Comune. Poi la verità io dico sempre che viene a galla e come ho scritto nell’interpellanza sono sicuro che qui dentro ci sia, tra virgolette, ”una bolla di sapone”, però è giusto parlarne. Grazie”.

Il giochino della salvaguardia del “buon nome di Seregno” e delle querele come risposta a chi, come noi, cercava di raccontare il sistema Seregno, è andato avanti per anni. Le opposizioni inerti spettatrici, come se la questione dei contatti tra esponenti della maggioranza, costruttori e personaggi legati alla ‘ndrangheta non fosse affare loro.
A loro interessava solo la salvaguardia del buon nome di Seregno, insomma che non si parlasse male di Seregno.

Ovviamente non era affare loro e non riguardava il “buon nome di Seregno” parlare della ricandidatura di Francesco Gioffrè nelle file di Forza Italia, dopo che, nell’ordinanza Ulisse del 2013, lo stesso era stato definito al limite della contiguità con la ‘ndrangheta. Non era affare loro parlare dello spot di Giacinto Mariani nella panetteria Tripodi (vedi da Repubblica Ndrangheta a Seregno, il vicesindaco indagato chiede il voto al ritmo di "Happy" nel bar delle cosche), tanto è vero che per tutta la campagna elettorale del 2015 non ne hanno fatto menzione.

La campagna elettorale del 2015 si è accesa solo quando il Fatto quotidiano ha pubblicato la foto che immortalava Mazza, Gatti, Lugarà e Mantovani nel bar Tripodi. Tutto questo in un articolo che raccontava le frequentazioni tra politici, costruttori e personaggi contigui alla ‘ndrangheta che sono poi emerse nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Edoardo Mazza (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio ). A fare da “cicerone” al giornalista venuto da Milano, a spiegargli i rapporti, a mostrargli i video, le sentenze, i documenti, non c’erano membri dell’opposizione, ma un redattore di Infonodo.

Mazza e Mariani questo l’hanno capito benissimo e nella serata dello spoglio, durante il celebre “sfogo” in cui Mariani augurava ai redattori di Infonodo di morire, si rivolgeva alle opposizioni con queste parole: “Chiediamo oggi alle opposizioni di stanare chi paga il sito anonimo perché è ora di finirla con queste cattiverie”, ben sapendo che qualche “piglianculo” dell’opposizione, magari punto sul vivo da un nostro articolo, era ben disposto a dar credito alle sue parole.

Infonodo, per chi l’ha fatto in questi anni è stato solo un costo: di tempo, di fatica, di soldi (sia per il mantenimento, sia in legali per difendersi dalle querele, ma non è ancora finita visto che Alessandro Pepè, il magistrato che ha condotto il processo Talice, ha chiesto persino il sequestro del sito. La querela da cui è scaturita la richiesta del magistrato è ora sub judice presso il Tribunale di Milano).
Nessuno ci ha versato un euro, nemmeno di sottoscrizione, però, qualcosa l’abbiamo guadagnato: l’orgoglio di non inginocchiarci davanti al sistema, come hanno fatto molti altri. Noi quel sistema l’abbiamo irriso, punzecchiato, svergognato, siamo diventati la sua ossessione.

Le opposizioni con in testa il Pd dov’erano?
A fare una commissione antimafia che si è riunita due volte, una di queste per eleggere il presidente? Come, peraltro, in modo irridente ha ricordato Giacinto Mariani in consiglio comunale.

Questa la storia della prima commissione. La seconda commissione antimafia richiesta come misura risolutiva dal Pd, dopo che la Prefettura aveva chiuso nel febbraio 2016 il bar Tripodi, si è installata 7 mesi dopo, il 27 settembre 2016, presidente il capogruppo del Pd, William Viganò.
Da allora non si sa quante volte si sia riunita e nemmeno che cosa abbia prodotto, se si esclude l’accodarsi al Festival di idee per i beni confiscati alla mafia di Regione Lombardia (vedi link).
Ma per fare solo questo, serviva istituire una commissione antimafia?

Il fatto è che queste commissioni sono servite alla maggioranza come strategia di immagine nei momenti di crisi: nel 2013, quando Gioffré viene indicato come al limite della connivenza con la ‘ndrangheta e nel 2016, quando viene chiuso per pericolo di infiltrazioni mafiose il bar Tripodi dove Mazza aveva partecipato a un momento elettorale.
Alle minoranze le commissioni sono servite per poter dire che non sono state con le mani in mano.
Non si che cosa fare e non si vuole far niente: per uscire dall’imbarazzo e voltare pagina in fretta si costituisce una commissione antimafia che però resta drammaticamente una scatola vuota.

Ma il voltare la pagina in fretta è ancora oggi la prima esigenza di molti e non solo di quelle forze politiche che hanno rappresentanti coinvolti direttamente nelle indagini.
Ma come si può voltare pagina se prima non si capisce il come e il perché dell’irresistibile ascesa, anche a Seregno, della borghesia mafiosa? (vedi a proposito Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta).

 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »