Lombardia - Sanità, il test che seleziona i dirigenti

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

 E adesso spunta l’ipotesi del test. Così chi aspira a guidare un ospedale potrebbe trovarsi a risolvere quesiti psico-attitudinali e a rispondere a domande aperte, lì seduto davanti al computer in una mega aula, concentrato a mettere la X giusta per dimostrare leadership e autorevolezza. L’obiettivo è, per la prima volta, nominare i manager che devono fare funzionare gli ospedali dove ci curiamo, non in base alla tessera di partito, ma alle reali capacità. Ed è una delle più importanti sfide che il governatore Roberto Maroni, da settembre seduto anche sulla poltrona di assessore alla Sanità, deve affrontare. I vertici ospedalieri scadono a dicembre. In corsa ci sono 700 candidati: e, per selezionare la lista dei migliori 120 all’interno della quale Maroni nominerà i futuri direttori generali, sono al lavoro i tre saggi Gianluca Vago (rettore della Statale), Francesco Longo (docente del Cergas- Bocconi) e Cristina Masella (docente del Politecnico).

La prima riunione per decidere come procedere alla scrematura dei curricula si è svolta lunedì: ma tra i tre saggi gli aggiornamenti via mail sono quotidiani. Entro i primi giorni delle prossima settimana bisogna decidere il da farsi. La scelta è complicata anche perché il tempo a disposizione è poco: la short list, come viene definito in gergo l’elenco con i migliori 120, è da consegnare a Maroni entro il 10 dicembre. Salvo proroghe a sorpresa. Sul metodo di selezione, al momento, sono ancora aperte tutte le strade: valutazione solo in base ai curricula dopo avere stabilito criteri stringenti, colloqui faccia a faccia oppure una prova scritta. Con lo (scarso) tempo a disposizione quella del test è l’ipotesi su cui stanno ragionando di più i tre saggi.

L’idea è di usare il quiz per restringere la rosa a 120 candidati, dopo una prima scrematura eseguita invece in base ai curricula (per scendere da 700 a 250). Il punteggio ottenuto nel test potrebbe, poi, non avere un valore assoluto ma essere abbinato ad altri risultati. È una soluzione adottata dal National Health Services (Servizi Sanitari Nazionali) inglesi. Anche Regioni come il Lazio, la Puglia e la Sicilia hanno già seguito questa strada con buoni risultati. Chi ha studiato questo metodo di selezione, e ne è un forte sostenitore, è Fulvio Moirano, ex direttore dell’Agenas e attuale supermanager della Sanità in Piemonte. La scommessa è riuscire a selezionare i migliori — che non necessariamente sono tutti quelli attualmente in carica — senza buttare l’esperienza accumulata negli anni.

Solo l’ipotesi di una selezione tramite il test psicoattitudinale sta scatenando il panico tra gli attuali vertici ospedalieri. Direttori generali che, visti i budget da gestire e le decisioni quotidiane da prendere, dovrebbero avere i nervi saldi, ma che invece si sono allarmati: «E se non lo passo?», è la domanda-incubo ricorrente. C’è chi è già corso a comprarsi manuali e chi si è messo a studiare le leggi regionali. Sono da nominare otto direttori generali per le Agenzie a tutela della salute che sostituiranno le attuali 15 Asl, 27 per le Aziende socio-sanitarie territoriali (Asst) create al posto degli ospedali e quattro per gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Il ricambio sarà epocale: un terzo dei direttori generali è in uscita forzata per raggiunti limiti di età. E c’è poi chi è sotto inchiesta: sulla scelta di manager inquisiti si apre certamente una questione di opportunità politica. Dalla capacità di mettere le persone migliori al posto giusto dipenderà la buona riuscita della riforma sanitaria approvata lo scorso agosto.

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