Metalmeccanica - Dall'inizio della crisi evaporato un terzo della produzione

di Matteo Meneghello da il Sole24ore

 Sette anni di caduta quasi costante dell’attività produttiva metalmeccanica nazionale non si recuperano in pochi mesi. Il lento miglioramento congiunturale di alcune aree del manifatturiero italiano non è sufficiente a ricostruire dalle macerie dello «scenario post bellico» evocato da Federmeccanica nelle ultime analisi di comparto.

I numeri sono impietosi. Nel 2014, rispetto al 2007 - spiega il centro studi dell’associazione - si è perso circa un terzo della produzione metalmeccanica e un quarto della capacità produttiva. La ricchezza prodotta dalle aziende associate, misurata con il valore aggiunto a prezzi costanti, è letteralmente crollata da circa 120 miliardi di euro agli attuali 98 miliardi.

Dal 2000 al 2007 la produzione industriale metalmeccanica ha perso il 29,4%, cedendo il passo in maniera molto più violenta rispetto a quanto hanno fatto, nello stesso periodo, i comparti non legati alla metalmeccanica (-19,4%) o la manifattura in generale (-23,8 per cento). Secondo l’analisi interna le aziende metalmeccaniche hanno fatto peggio della media dell’industria manifatturiera, a causa del crollo della domanda interna per beni di investimento in macchine e attrezzature e mezzo di trasporto (-29,7%), di cui il metalmeccanico risulta essere produttore esclusivo, mentre l’altra componente della domanda interna, quella per beni di consumo (in misura prevalentemente indirizzata alle altre attività manifatturiere) benchè anch’essa fortemente negativa, è diminuita in misura inferiore, ad un tasso del 7,7 per cento.

L’Italia ha perso terreno nei confronti di competitor diretti come Germania e Francia. Persino il Regno Unito, dove l’industria metalmeccanica non riveste più da tempo un ruolo rilevante, ha retto l’urto meglio del made in Italy. Solo la Spagna ha accusato una caduta più accentuata di quella italiana. Nella Ue a 28 paesi il calo medio dei volumi di produzione rispetto al 2007 è stato del 9,4%, contro il -29,4% italiano. Il prezzo della frenata di questi anni è stato l’arretramento sui mercati.

La quota di mercato delle esportazioni nel comparto delle macchine e degli apparecchi meccanici è scesa dal 7,3% al 6,6%, nei metalli è passata dal 4,7% al 4%, nel comparto dell’ottica e dei computer si è scesi dall’1% allo 0,7%, l’elettromeccanica è arretrata dal 5,3% al 3,7%, i mezzi di trasporto sono calati dal 3,4% al 2,7 per cento. Un’elaborazione interna di Federmeccanica, condotta su dati di fonte Ice-Onu, segnala che nel periodo 2007- 2014 il commercio mondiale di prodotti metalmeccanici è invece cresciuto in dollari del 23,5 per cento.
Nello stesso periodo le esportazioni metalmeccaniche cinesi sono aumentate dell’ 89,4%, quelle tedesche del 12% e quelle statunitensi dell’ 8,1 per cento.

Sulle dinamiche esportative - denuncia Federmeccanica - ha inciso la costante perdita di competitività dei prodotti italiani, come dimostra la comparazione del costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) nel settore manifatturiero tra i principali paesi europei. Dal 2000 ad oggi il Clup manifatturiero nazionale è cresciuto del 34,7%, contro il +2,3% della Francia.
In Germania, nello stesso periodo, è calato dello 0,2%, in Gran Bretagna il «taglio» è stato invece del 5,4 per cento. Preoccupante anche l’emorragia del valore aggiunto, sceso dai 119 miliardi del 2007 ai circa 100 miliardidel 2014, per un calo del 18 per cento. Anche il mercato del lavoro, infine, ha pagato un prezzo pesante: 252.600 gli occupati in meno (-13,1%) nel settore nel 2014 rispetto ai circa 1,9 milioni del 2007, mentre la produttività è rimasta pressochè stabile (+0,9% la crescita secondo un’elaborazione di Federmeccanica sui dati Istat), con una dinamica salariale cresciuta invece del 23,6 per cento.

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