Monza - Autodromo. ACI al lavoro per salvare il GP. In Tribunale Guitamacchi denuncia le pressioni avute dal consiglio di Sias

di Pier Attilio Trivulzio

Chi domenica ha visto il Gran premio del Messico di Formula1 sul circuito interamente ridisegnato dall'architetto Hermann Tilke si è reso conto di come dovranno essere gli autodromi che vorranno accogliere in futuro il Circus della Formula 1. Tribune accoglienti, visibilità totale del tracciato, servizi.

Esattamente il contrario di quanto avviene all'Autodromo Nazionale di Monza. Il circuìto monzese è stato inaugurato nel 1922 ed interamente rifatto nel 1955.
Stravolto nelle strutture, con la totale e vergognosa cancellazione di elementi storici, quindici anni fa, quando ai vertici c'erano il direttore Enrico Ferrari e il responsabile tecnico Giorgio Beghella Bartoli che mai si sono posti il problema delle esigenze del pubblico pagante.

Così – a parte la costosissima tribuna centrale e quella della parabolica – le tribune sono senza riparo in caso di pioggia ed il pubblico è seduto su assi metalliche o cemento. Mancano i servizi igienici ed ogni altro comfort per lo spettatore.

É vero, però, che c'è la Storia. Quella Storia che Sias, la società di gestione dell'impianto, ci ricorda ad ogni volta.
“Storia che non si può cancellare” é il mantra che viene ripetuto mentre si cerca di rinnovare il contratto con la Formula One Management di Bernie Ecclestone per tenere a Monza il Gran premio d'Italia fino al 2020.

Ecclestone però vuole soldi, e ne vuole tanti: 25milioni di dollari con aumento annuo del 5 per cento. Il che significa un totale di 100 milioni di dollari per i quattro anni, a partire dal 2017.
Nei mesi scorsi, il presidente Andrea Dell'Orto, d'accordo con il procuratore Francesco Ferri, aveva risposto picche all'Automobile Club d'Italia – possessore dei diritti del Gran premio d'Italia – disposto ad entrare nel capitale di Sias oppressa dai debiti. Un vero e proprio sgarbo che il presidente Angelo Sticchi Damiani non ha affatto gradito.

A mettere ordine alle cose, in occasione del Gran premio di settembre, ci ha pensato lo stesso Bernie Ecclestone che, dopo Roberto Maroni e Matteo Salvini, incontrando il premier Matteo Renzi, ha senza mezzi termini bollato con un irriferibile epiteto caro ai taxisti londinesi, il management di Sias: “Con quella gente inconcludente non voglio più trattare – ha detto -. D'ora in poi avrò un unico interlocutore: my friend Angelo (Sticchi Damiani – ndr)”.
Un sonoro schiaffo a Dell'Orto & company.

In silenzio il presidente dell'ACI sta lavorando per trovare i soldi che Bernie chiede. “E' vero – ammette al telefono - i termini stanno scadendo, dobbiamo reperire la somma che Bernie chiede e, mi creda, stiamo lavorando tantissimo. Non parto mai per operazioni che hanno poca probabilità di riuscita. Non sono abituato a prendere in giro me stesso né gli altri”.

Il Governo sembra deciso ad accorpare il Pubblico Registro Automobilistico (Pra) alla Motorizzazione e quindi, di fatto, togliendolo all'ACI. In questo caso, obbligati a cedere l'archivio del Pra mettereste in cassa molti soldi. Una parte dei quali potrebbero servire per pagare i 25milioni di euro l'anno a Ecclestone?
Cedere l'archivio del Pra alla Motorizzazione equivarrebbe a cedere il Pra. E che noi dovremmo cedere il Pra per tenere il Gran premio di Formula 1 a Monza? Le smentisco categoricamente che ACI intenda fare una simile operazione. Confermo invece che stiamo lavorando per raggiungere l'accordo con Ecclestone”.

Quali sono i rapporti con Ivan Capelli presidente dell'Automobile Club di Milano?
Ottimi”.

Un'ultima domanda presidente: è sicuro che in Sias vada tutto bene?
Risposta secca: “No!”.

La nostra conversazione con Angelo Sticchi Damiani è del 19 ottobre, pochi giorni dopo il Cda di Sias nel corso del quale il direttore commerciale Francesco Ippolito ha illustrato i dati semestrali che hanno lasciato freddo i revisori dei conti tanto che hanno chiesto la convocazione dell'Assemblea con il Cda del socio di maggioranza, vale a dire l'Automobile Club di Milano.

I risultati del Gran premio hanno evidenziato una ulteriore perdita che sommata ai tanti flop accumulati – costose consulenze, gare moto mx di maggio, realizzazione di quello che impropriamente viene chiamato Museo – finiranno con l'aggiungere un altro pesante rosso di bilancio. Altro che dollari per rinnovare con Ecclestone!

In sospeso ci sono ancora soldi che l'Agenzia delle Entrate chiede per gli anni pregressi 2010-2011 della gestione di Enrico Ferrari e gli 893.687 euro per IMU e ICI da pagare al Comune di Monza.

Cifre retaggio della malagestione stoppata con il blitz della Guardia di finanza del 22 maggio 2012 dopo l'esposto-denuncia fatto a gennaio del presidente di Sias allora in carica Paolo Guaitacchi.

Guaitamacchi, sentito in Tribunale dove da due anni – stancamente - si sta trascinando il processo, su domanda del pubblico ministero Walter Mapelli ha ricordato quel che avvenne il 7 gennaio 2011 nel corso del Consiglio di Sias. “Nominato il 23 dicembre il presidente dell'Automobile Club di Milano, socio di maggioranza di Sias, mi ha detto vai a vedere un po' e a mettere ordine”. “Mettere ordine perchè?”, chiede Mapelli.
Si parlava di gestione chiaccherata. E come primo atto ho chiesto di vedere le deleghe di Enrico Ferrari scoprendo che poteva firmare spese fino a 200mila euro. Cifra troppo alta per una società a capitale pubblico. Chiesi quindi la firma abbinata. Scoprii anche che Claudio Viganò, presidente che mi aveva preceduto, aveva addirittura la delega di spesa per un milione di euro!”
In Consiglio la questione delle deleghe dette vita ad uno scontro verbale con il consigliere Michele Nappi che mi accusò di offendere l'attività della Sias e la figura del direttore Enrico Ferrari. La conversazione assunse toni antipatici e continuò nel successivo Consiglio”.

Questi eccessivi importi di spesa autorizzati a Viganò e Ferrari erano un bene o un male per la società?”, domanda il pm.
Non posso dire. Sias dichiarava utili tra i 200 e i 400mila euro l'anno. Io cercai di capire qualcosa sulla gestione dei fornitori accorgendomi che non venivano scelti su offerte ma per affidamento diretto. Alcune servizi venivano pagati a consuntivo”.

Pubblica accusa: “Insomma Sias se la suonava e se la cantava?”.
Eh, sì. Aggiornavo della situazione il presidente Valli ma non accadeva nulla e così preparai una relazione con i suggerimenti per determinate procedure che inviai a tutti ad aprile . A quel punto chiamai un mio collaboratore (Luigi Sangalli – ndr) affinché tenesse d'occhio la contabilità ma in sede di Consiglio mi venne detto che non avevo poteri per tenerlo”.

Chi fu a dirglielo, Nappi?”.
– conferma Giatamacchi -. Così chiusi il mandato con Sangalli e decisi le procedure d'acquisto. Era l'aprile 2011, vennero approvate a gennaio 2012. A Ferrari avevo detto di disdire tutti i contratti a far data dal 31 dicembre. C'era sempre qualcuno che remava contro... Per le cose di maggior rilievo decisi l'indizione di gare. Fu così per l'appalto della ristorazione. Con Ferrari e Beghella Bartoli c'incontrammo per i dettagli…. Perchè Beghella? Era direttore tecnico ma si occupava anche dei fornitori...Poichè la situazione della ristorazione in autodromo era fino a quel momento stata gestita da soggetti differenti: Stella Anzani per il ristorante e gli ambulanti, AM per il catering nei giorni di manifestazione, Raveglia per il bar del villaggio decidemmo d'avere un unico gestore. Il bando è poi stato predisposto da Beghella Bartoli, dal consulente di Sias Emanuele Vialardi e dall'avvocato Boifava. Il Vialardi partecipava a tutte le cose che avvenivano in autodromo. Era personaggio chiaccherato, mandato via dalla controllata di Ac Milano. Per la ristorazione le manifestazioni d'interesse furono molte (molte però ritirate - ndr), quella dell'ATI tra AM e Anzani rispondeva a punteggio pieno, ci accingemmo a portare in Consiglio per l'approvazione quando mi accorsi che all'ATI si era aggiunta un'altra società, la Duepi srl, costituita soltanto un mese prima che, se vincitrice del bando avrebbe rilevato il ramo d'azienda di Stella Anzani. La cessione del ramo d'azienda non era compatibile col bando e per questo chiedemmo un parere amministrativo pro veritate all'avvocato Carlo Cerami. Del Consiglio oltre a me erano d'accordo di vederci chiaro i consiglieri Mazzo e Giuliani e la maggioranza degli 11 membri del Consiglio”.

Chi era per lei la persona che rappresentava Duepi? La signora Guseppina Panuccio?”.
Sì. La signora Panuccio dirigente comunale. Era la madre di Federica Evangelista, amministratrice della società”.

Paolo Guaitamacchi non firmò l'autorizzazione a Duepi per la ristorazione in autodromo.
Emanuele Vialardi, deus ex machina dell'operazione ebbe il via libera da Enrico Ferrari.
Il bando prevedeva una fidejussone di 400mila euro per i lavori di ristrutturazione del ristorante della tribuna centrale.
La fidejussone fu consegnata a Sias e fatta controllare da Guaitamacchi, ma non è mai però saltata fuori in seguito. Nessuno l'ha escussa. Questo è un altro dei tanti misteri della gestione di Enrico Ferrari.

L'ex presidente dovrà tornare in Tribunale per riferire in merito alle taciute bolle in pista in occasione della gara Mondiale Superbike del maggio 2012 il cui capo d'accusa è contestato a Enrico Ferrari, Giorgio Beghella Bartoli e al geometra Stefano Tremolada. E per un altro capo d'accusa riguardante il distributore multicarburante dentro al parco. Capo d'accusa a cui oltre a Ferrari e Beghella Bartoli deve rispondere Giuseppina Panuccio.

Nel 2016 sono previsti altri due processi per la magestione dell'Autodromo Nazionale. Il 12 gennaio inizierà l'abbreviato contro Enrico Ferrari, Claudo Viganò ed altri tra cui collaboratori del Moto Club di Biassono oltre al presidente Gabriele Aliprandi che ha subito il sequestro di conti, auto e casa a Sovico; il 15 invece toccherà all'ex direttore della Siae di Monza e Brianza Americo Martino per i rapporti con Sias ma anche per un'arma con matrice abrasa e proiettili trovata nella sua abitazione.

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