Monza - Autodromo: Alberto Dossi pronto ad entrare nel Cda di Sias

22/07/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Presidente del colosso industriale Sapio SpA, azienda produttrice di gas dal 1922, lo stesso anno d'inaugurazione dell'Autodromo di Monza, Alberto Dossi è in attesa di una telefonata del neo sindaco Dario Allevi per entrare nel Cda di Sias, società di gestione dell'impianto sportivo che ospita il Gran premio d'Italia di Formula Uno, in rappresentanza dell'Amministrazione comunale.

Tre anni fa mi venne offerta la presidenza di Sias e detti la mia disponibilità. Sapevo che avrei preso l'Autodromo in un momento difficile – racconta Alberto Dossi a InfonodoDopo essermi consultato in azienda con il mio socio Maurizio Colombo e miei stretti collaboratori, dissi alle persone che mi contattarono, Enrico Radaelli (allora presidente degli Amici dell'Autodromo, oggi delegato regionale del Coni e membro del Cda di Sias) e Pietro Mazzo, che avrei accettato a condizione di vedere prima i conti perché come presidente di un'azienda di cui assieme a Colombo deteniamo il 51 per cento del capitale e dal 1990 abbiamo come socio col restante 49 per cento la multinazionale americana Air Products, devo avere delle garanzie. Non posso occupare posti che possono arrecare danno all’immagine della mia persona e di riflesso all'azienda. Quindi ho precisato: voglio vedere bene la situazione finanziaria. Il giorno dopo a presiedere Sias hanno messo Andrea Dell'Orto”.

Alberto Dossi è al comando di un'azienda che ha 1.600 dipendenti, stabilimenti oltre che in Italia in Francia, Germania, Turchia, Slovenia, fattura 500 milioni di euro e ne investe circa 50 in ricerca e sviluppo.

Non è che si è spaventato quando ha visto i conti dell'Autodromo?
Non siamo mai arrivati alla presentazione dei conti! Eravamo alle fasi preliminari in cui io, fatta una serie di approfondimenti, sarei stato pronto a sciogliere le riserve. Vede, in Confindustria Monza e Brianza ero vice presidente con delega a ricerca e sviluppo. Dalla sera alla mattina mi hanno detto: no, no, tu sei figura troppo importante per ricerca e sviluppo, l'Autodromo è chiacchierato, tu non puoi entrare. Ti chiediamo di fare un passo indietro. Come uomo di squadra ho risposto: Va bene, non gradisco ma accetto. Ed ho fatto un passo indietro. Il giorno dopo sulla poltrona di Sias c'era seduto Andrea Dell'Orto. In Confindustria Monza e Brianza non si sono comportati male, di più. Ho dato le dimissioni e non ho più voluto saperne di Dell'Orto, di Massimo Mannelli, di Francesco Ferri, di nessuno. E poi abbiamo visto i risultati. A detta di tutti quella di Andrea Dell'Orto è stata la gestione dell'Autodromo più scellerata ed incapace.
Il passo successivo in Confindustria è stato l'ingaggio di Ivan Capelli per la presidenza dell'Automobile Club Milano; ma su questa fase della vicenda mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.

Ora attendo tranquillo la chiamata di Dario Allevi che certo, appena insediato ha molti problemi da risolvere ma siamo sotto Gran premio d'Italia è l'Autodromo deve poter lavorare con un Cda a 5 e non a 3 come ora. Un Consiglio composto dal presidente Giuseppe Redaelli, Giuseppina Fusco in rappresentanza di ACI, ed Enrico Redaelli per l'Automobile Club Milano ed altri due elementi. Mi auguro d'essere scelto da Dario Allevi per rappresentare Monza. Sono certo di poter dare un valido contributo. Una donna di nomina ACI completerà la squadra”.

Ho visto il mio primo Gran premio nel 1962, avevo dieci anni. Vinse Graham Hill con la BRM, le Ferrari con Mairesse e Baghetti finirono al quarto e quinto posto. Sono stato amico dei fratelli Tino e Vittorio Brambilla; Tino ebbe da Enzo Ferrari le monoposto di Formula 2 che portavano il nome del figlio Dino e non riuscivano a vincere le gare. Tino riuscì a migliorarle e portarla al trionfo ad Hochemheim nel 1968 e l'anno dopo alla Temporada Argentina; Vittorio vinse sotto la pioggia con la Beta- March il Gran premio d'Austria 1975. Per i Brambilla avevo talento, partecipai ad un corso di guida di Henry Morrogh e m'iscrissi ad una gara. Mio padre lo scoprì e mi mise davanti all'alternativa: l'azienda o le corse. Optati per l'azienda. Anche se poi ho corso una Mille Miglia e qualche gara amatoriale”. 

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