Monza - Autodromo: sfiduciati Dell'Orto e Ferri, Capelli e Radaelli lasciano Sias

Monza 07/04/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Mancanza di fiducia nei confronti del presidente Andrea Dell'Orto e del procuratore Francesco Ferri”. Con questa motivazione pesante come un macigno, che è stata verbalizzata, ieri il vice presidente della società di gestione dell'Autodromo Nazionale di Monza, Ivan Capelli e il consigliere Enrico Radaelli si sono dimessi.
Avendo sfiduciato il presidente Dell’Orto, come era stato più volte chiesto da Bernie Ecclestone, il prossimo passo sarà la revoca del Consiglio e la convocazione dell'assemblea che autorizzi la posticipazione dell'approvazione del bilancio al 30 aprile.

Già la società si è mangiata la metà del capitale sceso da 1,1 milioni di euro a 550 mila con una riserva di 300mila euro. Le perdite dei primi sei mesi sono state ripianate grazie alla rinuncia di 1,270 milioni di euro di crediti da parte del socio di maggioranza, l'Automobil Club Milano.
Il procuratore Ferri, dopo aver presentato un piano triennale che prevedeva per il 2015 “il pareggio ed un 2016 con un utile di 1,5 milioni di euro” aveva poi corretto il tiro dichiarando: “il bilancio chiuderà con un passivo 1,5 milioni di euro”. In realtà, la cifra sembra essere ben maggiore e si avvicina ai 2 milioni di euro.
In questo caso avendo perso Sias capitale e riserva, per legge dev'essere immediatamente convocato un Consiglio che prenda atto della situazione e convochi a sua volta l'assemblea dei soci per decidere una nuova ricapitalizzazione. L'Automobile Club Milano avrebbe, però, solo un milione di euro da mettere a disposizione.
Per effetto della legge Madia, la Sias si vedrebbe costretta a portare i libri in Tribunale chiedendo la messa in liquidazione.
Vista la preoccupante situazione finanziaria gli azionisti, Automobile Club di Milano e Immobiliare ACM, e il collegio sindacale (il cui mandato scadrà con l'approvazione del bilancio) non hanno più potuto più tacere sul disastro finanziario, il conseguente spreco di denaro pubblico e sui comportamenti del management che potrebbe essere chiamato a risponderne alla Corte dei Conti.
Il Collegio sindacale ha, nelle scorse settimane, spedito ad Andrea Dell'Orto una lettera chiedendogli giustificazione per “gli 80 mila euro ricevuti lo scorso anno per le operazioni utili al rinnovo del contratto con FOM FOMC per il Gran premio d'Italia e i 55mila euro ricevuti quest'anno per la ricerca di finanza straordinaria inerente il reperimento di fondi necessari a garantire il pagamento dei 6,5 milioni di dollari per il contratto con Ecclestone dal 2017”.

A firmare la richiesta di giustificazione a Dell'Orto è stato Beniamino Lo Presti, presidente del collegio sindacale, professionista in quota ex An molto vicino all'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, il cui figlio Geronimo siede nel consiglio dell'Automobile Club di Milano.
Lo Presti, in qualità di presidente del Collegio sindacale dell'Aler, è stato tirato in ballo nel processo all'ex assessore regionale del Pdl Domenico Zambetti - arrestato per voto di scambio e per la vicenda dell'assunzione di Teresa Costantino, figlia del boss della 'ndrangheta Eugenio Costantino a cui, su pressione del politico, fu anche assegnato un alloggio.

Nella sua relazione alla Procura di Milano, Rosaria Ciafrone, tecnico della Corte dei Conti e membro dell'organismo di vigilanza interno all'Aler, ha scritto che “il Collegio sindacale, non ha mai svolto un controllo di legalità in merito alle procedure amministrative di Aler e che i fogli relativi, pur vistati, non furono mai controfirmati da Lo Presti”.

Secondo fonti vicine alla società, anche in Sias i controlli sulla gestione non sarebbero stati ferrei; doverosi atti di censura contro i responsabili aziendali che il comitato di vigilanza avrebbe dovuto firmare, sarebbero stati invece tralasciati.
Sotto la gestione di Ferri e Dell'Orto l'Autodromo si è trasformato in un elefante dai piedi d'argilla.
Ereditata una società con 30 dipendenti, dopo anni di gestione del direttore Enrico Ferrari, Sias si ritrova ora 53 persone a libro paga (a Imola i dipendenti sono 12).
E grazie al lavoro della consulente da 80mila euro Elena Beniamini, voluta da Andrea Dell'Orto, alcuni dipendenti con molti straordinari effettuati, al limite del tetto di legge, sarebbero stati addirittura promossi di due livelli e gli straordinari trasformati in premi di produzione.

In Sias non esiste più una rappresentanza sindacale interna, quando a novembre ci hanno provato è finita a male parole e non si è trovato nessuno disposto a farsi avanti e a rischiare di finire inviso alla dirigenza.

Nella foto: Francesco Ferri, Pietro Meda, Geronimo Larussa, Andrea Dell'Orto

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