Monza - Il Gp d'Italia nuovamente a rischio. Sponsorizzazione F1, più di 80 gli indagati

04/01/2018

di Pier Attilio Trivulzio

I cinque milioni di euro promessi da Regione Lombardia per tenere a Monza il Gran premio d'Italia di Formula 1 non sono ancora arrivati all'Automobile Club d'Italia. La promessa, fatta da Maroni, allorquando, nel novembre 2016, Aci si accingeva a firmare il contratto da 66 milioni con Liberty Media, non è stata, fino ad ora, mantenuta.

Serpeggia tra i vertici di ACI un clima di forte preoccupazione, anche perché la Regione ha approvato un masterplan di lavori per 23 milioni di cui 18 per la manutenzione del Parco e i restanti 5 per la Villa Reale e neppure un euro per la riqualificazione delle strutture dell'Autodromo.
In ogni caso l'ACI potrà comunque contare sui 16 milioni e 806mila euro che si è assicurata ottenendo dalla Regione la riscossione del bollo auto dei lombardi fino a marzo 2020.

Irritazione e preoccupazione anche per l’emendamento non approvato nella Legge di Bilancio che avrebbe escluso ACI - proprietario di Sias l’ente che gestisce l’autodromo - dalle stringenti regole della Legge Madia che equipara Sias a una municipalizzata.

Lo Stato ci ha chiesto un intervento per salvare il Gran premio e ora ci deve fornire gli strumenti per operare – ha dichiarato Sticchi Damiani -. Abbiamo chiuso il 2017 con un pesante passivo di bilancio però dobbiamo fare in modo che i soldi spesi per la Formula 1 si trasformino in investimento. Monza non può limitarsi ad organizzare solo il Gran premio, si deve muovere con spirito imprenditoriale”.

E' un momento critico, è a rischio l'edizione 2018 del Gran premio d'Italia – ha aggiunto – anche perché stiamo discutendo con Liberty Media non sul costo del contratto, ma sugli spazi dell'Autodromo che vorremmo tornare ad avere disponibili e sugli introiti extra che devono essere divisi in maniera più equilibrata. Infine la Rai che sembra intenzionata ad abbandonare la trasmissione dei Gran premi di Formula 1 ci preoccupa. Ciò significa perdere potenziali sponsor”.

Intanto, dopo l’inchiesta del 2012 della Procura di Monza che ha visto coinvolti i vertici dell’Autodromo, si è aperto un nuovo fronte giudiziario scaturito dalle rogatorie internazionali che hanno indicato la Proflexi Services Limited con sede al civico 16 di Old Town a Claphan (Londra) quale società di diritto inglese subentrata ad ARA Service Ltd ed AD Service Ltd nella gestione delle sponsorizzazioni sospette.

I soldi, dopo complicati passaggi, finivano alla fiduciaria Anglo Consulting Sagl con sede a Lugano di cui erano soci il cittadino svizzero Andrea Soldati, la cittadina britannica Pagliari Gloria Anita e Alberto Bernardoni titolare di diverse altre fiduciarie.

La Guardia di Finanza ha fatto visita anche alla sede di ACI Sport, ma al momento sembra che nessun dirigente figuri tra le persone indagate in “Hidden Account” e “Account nascosti”, le due inchieste sulle fatture emesse tra il 2007 e il 2011 per complessivi 1,599.867 euro, dalle società di diritto inglese Blast Events Limited, AD Service Limited, Ara Service Limited in favore dell’Autodromo di Monza, diretto ai tempi da Enrico Ferrari .

Fatture “finalizzate alla creazione di disponibilità finanziarie all'estero”, scrisse il pubblico ministero Walter Mapelli nella rogatoria inviata ai colleghi inglesi della UK Central Autority Judical Cooperation Unit, il 7 marzo 2013 chiedendo “l'acquisizione della documentazione contabile, amministrativa e commerciale nell'arco temporale 2007-2012”; “l'acquisizione della documentazione bancaria nonché estratti conto con eventuale identificazione del destinatario dei movimenti finanziari in uscita” e “l'individuazione della compagine sociale con particolare riferimento alla presenza di soci e/o rappresentanti italiani”.

L'iter per l'acquisizione di documenti ha richiesto tempo, alla fine però la Procura di Monza, grazie alle rogatorie internazionali di Walter Mapelli che ha incontrato anche i colleghi svizzeri, è entrata in possesso dei nomi dei titolari dei conti correnti cifrati ed ha scoperto che il denaro, transitato sui conti bancari a Lugano, è servito per la creazione di fondi neri legati alle sponsorizzazioni nel motorsport: dai kart alle formule minori fino alla Formula Uno e ai Rally.

Al centro di questo complesso sistema, che investe società offshore con sede a Panama, Isole Marshall e a Dubai, cinque persone, tra queste uno svizzero che, sfuggito in un primo tempo alla cattura, è stato localizzato e tratto in arresto ad agosto mentre apriva la sua casa di campagna in provincia di Sondrio, e un soggetto residente a Lissone titolare fino al 2014 di una società di sponsorizzazione con sede a Monza che per un anno e mezzo ha avuto contatti con con la società inglese Proflexi Ltd.
Il lissonese riceveva bonifici dalla fiduciaria svizzera Anglo Consulting Sagl.
Arrestato nel dicembre 2016 è rimasto agli arresti domiciliari fino a marzo. La Procura gli addebita una evasione di 2 milioni di euro e ha posto sotto sequestro la sua abitazione.

Coinvolto anche un piacentino di 60 anni, amministratore di una società di sponsorizzazioni, finito in manette lo scorso ottobre a Dubai dove si trovava in vacanza assieme al figlio minorenne. Avrebbe chiesto il patteggiamento poiché la sua attuale posizione gli impedirebbe di fare rientro in Italia, dove ha molti interessi professionali. La Procura di Piacenza, a cui i colleghi monzesi, per competenza, hanno inviato i documenti che lo incriminano, ha provveduto a far tradurre in arabo gli atti d'accusa e spedirli alle autorità di Dubai.

Mente dell’organizzazione, Alberto Bernardoni che aveva il fondamentale compito di gestire le società inglesi, panamensi e Anglo Consulting Sagl, ripulire il denaro e investirlo.

Sono 85 le società coinvolte accusate di avere evaso imposte sui redditi per 75 milioni e 82 persone dovranno rispondere di “associazione a delinquere internazionale, frode fiscale e riciclaggio”.
Il “nero” ottenuto con l'emissione di false fatture con importi maggiorati era impegnato nell'acquisto di immobili di pregio e auto. Finora sono stati sequestrati beni per 10 milioni.

Dalla documentazione ricevuta attraverso la rogatoria ci sarebbe anche un contratto firmato da Ivan Franco Capelli, attuale presidente dell’Automobile Club Milano.

Bocche cucite dei magistrati sull'identità degli arrestati e sulle società coinvolte. Quello che è certo è che “le sponsorizzazioni accompagnavano sistematicamente i piloti dalle formule minori fino alla Formula Uno e ai Rally”.
Rumors relativi alle società coinvolte riguardano una squadra con sede in provincia di Piacenza da anni impegnata nelle gare delle formule minori che ha in programma il salto di qualità nelle gare americane legate alla Indy Car Series che esibisce sulle monoposto e sulle vetture da rally la sponsorizzazione di una società pavese che fattura 26 milioni ed ha debiti per 33,4.
Voci insistenti riguardano anche la Media & Sport Management Limited di Enrico Zanarini la cui società Zanarini Management Ltd che aveva sede a Londra al civico 1 di Liverpool Street costituita il 14 luglio 2003, il direttore il cittadino inglese Martin Burgess, è stata cancellata nel novembre 2013, nel momento in cui la Procura di Monza aveva avviato la richiesta di informazioni ai colleghi inglesi sulle fatture emesse da Ara Service Ltd a Sias.

Zanarini ha curato gli interessi di Giancarlo Fisichella, Eddie Irvine e Vitantonio Liuzzi sponsorizzato all'epoca della sua presenza in Formula Uno con la Force India dalla IBS Forix, società dichiarata fallita con un buco di 60 milioni di euro. Il suo fondatore, Graziano Campagna, è stato condannato in appello a 5 anni e 8 mesi per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa. Gli affari IBS Forix passavano dalla fiduciaria CitySuisse.
Attualmente Enrico Zanarini è manager di Antonio Giovinazzi ingaggiato dalla Sauber e di Antonio Fuoco, giovane calabrese che sotto l'ala di Zanarini nel 2013 é entrato nei programmi della Ferrari Driver Academy.

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