Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della 'ndrangheta

24/10/2017

di k.ts.

È indispensabile che l’opinione pubblica faccia un salto di qualità nella comprensione di mafia e ‘ndrangheta.
A questo scopo ci è sembrato interessante pubblicare l’analisi su borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta che compare in un breve paragrafo dell’ordinanza parallela a quella che ha portato in carcere il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e dove vengono esplicitati i rapporti tra il costruttore Antonino Lugarà e alcuni soggetti ‘ndranghetisti.


Dall’Ordiananza Calabrò e altri, del settembre 2017, firmata dal Gip del Tribunale di Milano, dott. Marco Del Vecchio.

Il “capitale sociale” della ‘ndrangheta

È stato già evidenziato come negli ultimi anni, la struttura della 'ndrangheta abbia subito una profonda trasformazione e si sia evoluta ampliando il proprio raggio d’azione, elevando i propri progetti criminali comprendedovi il controllo di attività economiche ed imprenditoriali lecite.
In particolare, va focalizzata l'attenzione su ciò che è ormai comunemente definito "capitale sociale", rappresentato dalla rete reIazionale dell'associazione che si estenda ad imprenditori, professionisti, pubblici funzionari, appartenenti alle Forze dell'Ordine e politici, il che costituisce il principale asset delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Il consolidarsi e l'ampliarsi delle cellule 'ndranghetiste a livello locale ha fatto sì che i loro rappresentanti divenissero interlocutori appetibili per esponenti politici anche per garantirsi voti in occasione di competizioni elettorali. In effetti, la sostanziale unitarietà della struttura garantisce ai soggetti interessati la possibilità di acquisire voti sicuri, senza la necessità di convincere l'elettorato, essendo sufficiente venire a patti con la "persona giusta" che può garantire voti in ogni contesto territoriale, a prescindere dalla zona di propria diretta influenza.
Secondo le definizioni più accreditate il capitale sociale consiste nell'insieme di risorse di cui un soggetto dispone in quanto inserito in relazioni sociali. L'esito delle indagini più recenti hanno posto in evidenza come alcuni appartenenti all'associazione mafiosa cercano e ottengano rapporti con il mondo imprenditoriale, politico e con esponenti della pubblica amministrazione.
lnvero ciò che connota e distingue la criminalità mafiosa da quella comune è dato dalla capacità della criminalità mafiosa di fare sistema, di creare un medesimo blocco sociale con esponenti della classe dirigente locale costruendo con questi ultimi rapporti di reciproca convenienza.
Si tratta di legami strumentali, poco stabili, privi contenuto affettivo (a differenza dei legami che si instaurano tra gli appartenenti all'associazione), ma che creano obbligazioni reciproche estremamente vincolanti.
Tali rapporti si riconducono al concetto di "amicizia strumentale ", caratterizzata da scambio di risorse tra "gli amici ", continuità nello scambio e dalla natura aperta di tale amicizia, nel senso che ciascuno degli amici agisce come "ponte" per altri "amici ".

Del resto gli appartenenti a sodalizi di stampo mafioso hanno interesse a instaurare questi rapporti i quali consentono loro:
- di aumentare il proprio capitale sociale (e di conseguenza anche quello dell'associazione); - di entrare a far parte della rete di rapporti del soggetto, con ulteriore incremento della rete di rapporti;
- di porsi come punto di raccordo tra le reti di rapporti facenti capo ai van individui con cui entrano in contatto, esercitando una sorta di mediazione tra ambienti sociali.

L'importanza del "capitale sociale" del sodalizio mafioso è stata ampiamente stigmatizzata da recente giurisprudenza di legittimità, la quale ha affermato che normalmente, anche per la maggiore facilità dell'onere probatorio gravante sull'organo inquirente, l'attenzione si concentra sull'aspetto più cruento dell'associazione mafiosa ossia sui reati fine (estorsioni, usura, omicidi, traffico di stupefacenti ecc.) che vengono assunti ad indice del fenomeno associativo che sta a monte.
Non meno importante, tuttavia, ai fini del raggiungimento degli scopi associativi, è tutta quell'attività che serve all'associazione per infiltrarsi nella società civile dove si presenta con il volto di personaggi insospettabili i quali, avvalendosi di specifiche competenze professionali, avvantaggiano l'associazione favorendola nel rafforzamento del potere economico, nella protezione dei propri membri, nell'allargamento delle conoscenze e dei contatti con altri membri influenti della società civile (cd. borghesia mafiosa).
Questi soggetti devono ritenersi far parte a pieno titolo (come concorrenti interni) all'associazione mafiosa quando rivestano, nell'ambito della medesima, una precisa e ben definita collocazione, uno specifico e duraturo ruolo - per lo più connesso e strumentale alle funzioni ufficialmente svolte - finalizzato, per la parte di competenza, al soddisfacimento delle esigenze dell'associazione.

In questi casi, ove l'attività svolta da questa particolare categoria di soggetti presenti caratteri della specificità e continuità e sia funzionale agli interessi e alle esigenze dell'associazione alla quale fornisce un efficiente contributo causale, la partecipazione dev'essere equiparata a quella di un intraneus tanto più ove il soggetto, per la sua stabile attività, consegua vantaggi e benefici economici o altre utilità.
Pertanto riveste il ruolo di partecipe il soggetto (appartenente alle categorie suddette) che si sia messo a disposizione del sodalizio assumendo, nell'ambito dell'organizzazione, il ruolo stabile di collegamento tra i membri del sodalizio criminale e ambienti istituzionali, politici e imprenditoriali. Trattasi di un ruolo non meno rilevante di quello attribuito ad altri partecipi - dediti ai reati fine di estorsione, usura, riciclaggio ecc. - anzi ancor più essenziale per l’esistenza e il rafforzamento dell'associazione poiché il creare - o comunque favorire ed ampliare - le reti di relazione dei capi dell'associazione con soggetti pubblici, permette di moltiplicare la forza di espansione e di penetrazione del sodalizio criminale.

Il contributo di questi soggetti della c.d. borghesia mafiosa è per l'associazione fonte di potere, relazioni, contatti (cfr. Casso 18797/12; Casso 49757/12: Casso 17894/2014).

Analogamente i giudici di legittimità hanno affermato che è lecita quell'attività professionale, in cui il professionista, senza lasciarsi coinvolgere nell'attività del cliente, si limiti a fornirgli consigli, pareri, assistenza che si mantengano nell'ambito del lecito e del consentito dalle leggi vigenti.
Diversamente, nel caso in cui il professionista si lasci coinvolgere in prima persona nell'attività del cliente mafioso, abdicando al suo ruolo, diventa un socio in quell'attività.

La Corte ha infatti affermato che "tutti i sistemi di elusione, di riciclaggio e di infiltrazione mafiosa nella società civile, sono resi possibili solo grazie alle sofisticate consulenze di questi oscuri consigliori ai quali la mafia - spesso per motivi dovuti proprio alla mancanza delle necessarie competenze tecniche, siano esse giuridiche, economiche o finanziarie, per trattare e gestire in modo formalmente irreprensibile grossi affari - si rivolge e che, in cambio di facile ricchezza, sono pronti a colludere e tradire la propria professione, contribuendo, quindi, in modo determinante a far raggiungere alle cosche mafiose gli obiettivi di rinforzarsi e penetrare nei gangli vitali della società civile ". (Cass. n. 17894/2014).

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