Seregno di mezzo

di Leonardo Sabia (Consigliere PD - Seregno)

A Casa Chiaravalle, Milano, i visitatori del 4° Festival dei beni confiscati alle mafie venivano accolti da una citazione della mafia, stampata e scotchata sul muro: “la mafia non esiste”. Giacinto Mariani, vicesindaco di Seregno, in Consiglio Comunale ha invece attestato l'esistenza della mafia in città: tre minuti per riconoscere che “un sentimento negativo si sta radicando nella nostra città”; tre minuti per invertire rotta dopo anni spesi guidando Seregno a nascondere la testa nella sabbia.

Resta il silenzio. Il silenzio della Seregno di mezzo che dopo essersi sdegnata al grido di “la mafia non esiste”, si ritrova senza voce per denunciare e combattere. A Roma è stato scoperchiato un sistema criminale così esteso da potersi porre nel centro della società, intermediario obbligato di ogni attività e per ogni cittadino. Un mondo di male e illegalità attorno a cui sono costrette a ruotare anche comunità e persone perbene. Un mondo di mezzo.

Rischio un'analisi, giusto per far arrabbiare altri dopo aver fatto arrabbiare alcuni: la mafia non ha ancora permeato la nostra città come avvenuto in altre parti d'Italia. Diversamente da Roma o da parte del meridione, a Seregno nelle nostre attività non paghiamo pedaggio ai clan, se non cercandoli di proposito (come pure qualcuno pare faccia). Giacinto Mariani non ha torto quando dice che “la totalità della città è sana e risponde”: non si può parlare di totalità, non si può sostenere che la città risponda, però è vero che Seregno non ruota attorno a quel mondo di male e illegalità. La mafia a Seregno è radicata quanto profonda, autonoma rispetto alle nostre vite tendenzialmente oneste. Il concetto della Seregno di mezzo non è quello del mondo di mezzo. La Seregno di mezzo siamo noi. Un miscuglio di onestà e omertà, un tessuto di cittadini sani e indifferenti, una vasta maggioranza perbene che non ha nulla da condividere con l'illegalità di chi vende la propria coscienza al crimine e al sopruso, nulla da condividere con il coraggio di chi dedica la propria vita alla lotta per un mondo libero e giusto.

Nella nostra noncuranza scorrono altri nove arresti di 'ndranghetisti seregnesi minorenni che spacciano, estorcono, tentano omicidi. Non reagiamo di fronte alla punta dell'iceberg, come pretendere che si approfondisca? Sommersa dal silenzio, l'economia del nostro territorio si incancrenisce. Vi si incuneano finanze e personaggi alieni; ambigua la provenienza. Proliferano costituzioni di società, redistribuzioni di quote e ricapitalizzazioni; variegate le ragioni sociali, le persone fisiche e le parentele prestanome. A proposito, certa politica cittadina non ha dato il buon esempio. Il silenzio può assuefarci. Un giorno la nostra impresa potrebbe avere la possibilità di affrontare crisi, cali di commesse e bisogno di investimenti con l'aiuto di chissà quali capitali. Avremo la forza di dire no?

Nella nostra noncuranza scorrono fiotti fascisti tra lapidi in memoria di oppressori, ronde skin al Cimitero, banchetti nazional-socialisti (ops, volevo dire social-nazionalisti) alla Madonna della Campagna, proiezione di cinegiornali in Sala monsignor Gandini. Mafia e fascismo sono lo stesso fenomeno. Hanno la stessa visione: una società in cui la libertà è pericolo, il sopruso legge. Mafia e fascismo nella Seregno di mezzo sono una tollerata normalità. Tanto non si riflettono sulle nostre vite. Tanto non incidono la nostra onestà, la nostra moralità reale o presunta. E quando il Comitato Unitario Antifascista (a proposito di chi dedica la propria vita ai valori della democrazia) organizza una manifestazione in piazza Martiri della Libertà, ecco distanziata la ronda skin. Ecco gli assessori, fisicamente posizionati tra gli antifascisti e i fascisti, nel mezzo. Ecco la Seregno di mezzo.

La scorsa amministrazione ha giudicato irrilevanti un assessore a giudizio per corruzione, la Guardia di Finanza in Comune, le operazioni antimafia delle Forze dell'Ordine, le indagini della magistratura, una gambizzazione in piazza. L'attuale amministrazione, ammettendo finalmente la realtà mafiosa a Seregno, potrebbe aver iniziato a lavare anni di silenzio e sospetta complicità. Già l'esito delle elezioni segnerebbe un punto di discontinuità, non fosse minato dagli scambi di poltrone tra i soliti noti che hanno insegnato alla città a crogiolarsi nel suo finto candore, dal fatto che a invertire la rotta sia l'ex Sindaco che è sempre fuggito di fronte alle accuse di badare a interessi privati prima che a interessi pubblici. Proprio l'ex Sindaco ha raccolto la proposta del PD Seregno: assegnare funzione antimafia alla Conferenza dei Capigruppo. L'agenda del Consiglio Comunale è come la nebbia di questi giorni: tanto impalpabile quanto fitta. Le delibere sono assai, per la discussione contro la mafia sarà difficile ritagliarsi uno spazio. Spero sarò smentito. La politica cittadina può e deve essere un alleato attivo di Magistratura e Forze dell'Ordine. Può e deve dissotterrare i suoi strumenti antimafia: educazione, sensibilizzazione, indagine. Quante informazioni potremmo catalogare tra registri comunali, Camera di Commercio, archivi privati. Quanti buoni esempi potremmo diffondere, modellando la cultura, lavorando nelle scuole, con le associazioni, tra i cittadini.

Seregno sta perdendo i suoi anticorpi, per dirla con Raffaele Cantone. Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con un esplicito complimento a Milano, ha rivolto un implicito appello a politica e cittadini in tutta Italia: almeno a Seregno, non tardiamo oltre e facciamoci trovare presenti.

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