Seregno - La città delle cosche

di Marco Tagliabue*

Egr. Direttore
Quel lenzuolo che come fosse un sudario ricopre la vetrina della panetteria Tripodi, con un messaggio di “affetto” che alcuni cittadini hanno scritto con vernice rosso sangue, cristallizza una dolorosa realtà storica: Seregno è nelle mani della 'Ndrangheta e quindi non sono sorpreso dall’ordinanza prefettizia di chiusura dei cosiddetti bar della mafia nel centro di Seregno. Solo un cieco poteva non vedere. Bastava leggere i giornali, informarsi sul blog Infonodo, guardare qualche film.

La mafia è esattamente quella che gestisce quei bar: controllo del territorio, consenso sociale e barbarie.
Come quello davanti alla Basilica che in sfregio al suo luogo, accoglieva gente “perbene” e vendeva cocaina, spacciata da diciottenni della città, gestiti da un ex stupratore.

Quello che sta succedendo a Seregno, sia chiaro, è unico in Italia. Nessun sindaco o politico, nemmeno in Calabria, ha mai girato il suo spot elettorale in un bar della 'Ndrangheta.
Io personalmente, il bar dei Tripodi, il bar del Corso e la Torrefazione non li ho mai piu’ frequentati da quando ho letto quelle notizie, già anni fa.

Qui non si tratta solo di illegalità ma di mafia. Mafia è morte, sangue e dolore. Seregno ne ha buona memoria, dal sequestro Cesana all’omicidio del sedicenne Giorgietti mentre andava a scuola, a piedi, al liceo di Meda. E chi, per ignoranza, ingordigia, vigliaccheria, comodità o collusione ha flirtato in questi anni coi Tripodi, i Siragusa, i Cristello, i Pio e i Pensabene, è complice anche di quel sangue e di quel dolore. Perché è in quel sangue che gli 'ndranghetisti si riconoscono, si identificano e ne traggono il loro insulso “Onore”.

Solo un cieco poteva non vedere e solo uno stolto poteva continuare a frequentare quei posti. E solo un irresponsabile poteva organizzare manifestazioni elettorali in quei bar quando era chiaro da almeno cinque anni chi erano i proprietari.
La 'Ndrangheta fa schifo. È composta da rozzi figuri, balordi senza onore, che si crogiolano in riti ancestrali ridicoli, tra formule cretine e capretti, e che traggono forza nelle debolezze di chi, colluso, gli sta attorno, facendo affari assieme, tra droga e potere.

Seregno deve cacciarli lontano questi criminali, penosi nei loro cerimoniali e che si credono “uomini” umiliando l’istituzione sacra della “Famiglia”.

Ma quale “Famiglia” è quella che fa dell’usura, del racket, dello spaccio di droga, del traffico d’armi, dell’omicidio, dell’intimidazione, della corruzione, il suo stile di vita? Quelle “Famiglie” devono sparire da Seregno.

Temo e allo stesso tempo mi auguro lo scioglimento del Consiglio Comunale. Troppo “contiguo” il comportamento e la familiarità (torna il termine…) di alcuni assessori e consiglieri della maggioranza con quel mondo mafioso. Troppo timido, colpevolmente e ridicolmente timido il comportamento delle opposizioni. Ma responsabilità penali ed etica non sempre coincidono. E nei “distinguo” proveranno a salvare le loro poltrone, augurandosi l’intervento garantista della magistratura mentre la città assiste, inerte e atterrita, alle sparatorie, agli incendi, eccetera eccetera.
Ma questa, nella retorica leghista, non era l’immagine di una città del sud Italia?

*regista televisivo

Commenti

bravo Tagliabue, condivido ogni singola parola

complimenti per l'articolo ben scritto, in poche parole riassume una realtà che da anni sta invadendo il nostro paese, non nascondiamoci dietro ad un dito, cerchiamo di reagire tutto insieme, non lasciamo spazio e tempo a questa gente, pensiamo al futuro dei nostri figli!

...ancora complimenti!

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