Seregno - Lealtà Azione e Memento, l'uso delle lapidi per legittimare il nazifascismo

18/11/2015

di k.ts.

C’è anche il nome di un marinaio morto prima del 23 settembre 1943, data ufficiale della costituzione della Repubblica di Salò, sulla lapide posta settimana scorsa dal Comitato nazionale ricerche ed onoranze dei caduti della Repubblica sociale italiana Carlo Borsani, nel cimitero di Seregno.

La lapide, posizionata sul monumento dei caduti delle guerre, reca la scritta: 
Caddero vittima della violenza. Nel nome di una patria straziata. I combattenti seregnesi della Repubblica Sociale Italiana”. Di seguito i nomi di diciotto caduti, tra i quali quello di Carlo Dell’Orto, il cui corpo era già in fondo al mare quando Mussolini nel piccolo paese in riva al Lago di Garda diede vita alla tristemente famosa Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò. 

Diventa ancor più assurdo il fatto che i neofascisti di oggi abbiano inserito questo caduto (scomparso in mare il 22 settembre del 1943) tra i morti della Repubblica Sociale Italiana, se si considera che l’esercito della RSI iniziò a formarsi a partire dal novembre-dicembre 1943. L’Esercito Nazionale Repubblicano (ENR) non venne istituito prima del 9 novembre, la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fu istituita l’8 dicembre, il Corpo di Polizia Repubblicana il 20 novembre, le Brigate Nere il 30 giugno 1944 e lo stesso Partito Fascista Repubblicano, seppure annunciato da Mussolini a Radio Monaco il 18 settembre, si formò a Verona il 14 novembre 1943.

La vicenda di Carlo Dell’Orto e le evidenti forzature storiche con cui è stata condotta la posa della lapide ai caduti della RSI tolgono la maschera e ogni dubbio sulle reali intenzioni di chi l’ha promossa e anche le responsabilità di chi l’ha avallata: Giacinto Mariani, l’ex sindaco di Seregno e attuale vicesindaco.

Non, dunque, per rispetto dei morti. Perché non si rispetta un uomo se lo si arruola dopo la sua morte tra i repubblichini, come è successo a Carlo Dell’Orto (1917-1943).

Non per la necessità di dare ai famigliari un luogo in cui ricordare il parente scomparso, come ha dichiarato ai giornali il pensionato di Lealtà Azione, Norberto Bergna, pseudo storico di questa operazione (“Era una promessa che avevo fatto, più di 50 anni fa a Livia la mamma di Piero, il più giovane dei nostri caduti, ucciso nel canavese la sera che compiva 17 anni [..] Quei por fioeu non devono essere dimenticati, altrimenti sono morti per niente, avevano una grande fede che si chiamava Italia e quindi devono avere un nome al cimitero, un segno che li faccia ricordare”). Perché Pietro detto “Piero” Vaccina aveva già un nome, un segno, una lapide sul monumento ai caduti del comune di Seregno. 
Una lapide che sta a non più di un metro di distanza da dove il Comitato Carlo Borsani ha posto la sua di lapide.
Qualcuno sulla lapide posta dal comune (vedi foto) ha anche attaccato un adesivo della X° Mas - Briagata Valanga a cui apparteneva. 

Ma evidentemente anche questo non bastava, perché la questione non era dare una lapide a un ragazzo morto a 17 anni, anche se a sostegno di regimi criminali come sono stati il fascismo e il nazismo, ma il ricordarlo proprio perché è morto per il fascismo.

Non inganni la tanto sbandierata pietà per i morti, qui questa pietà non entra nella questione. C'è invece la strumentalizzazione dei vivi sui morti, vivi che per sbandierare il loro di fascismo utilizzano l’adesione al fascismo dei morti, anche quello di un giovane morto più di settanta anni fa ed eternamente cristallizzato nella sua decisione di aderire, diciassettenne, alla Repubblica Sociale Italiana.

Doppia lapide anche per i diciannovenni Bruno Perego (1926-1945) e Luciano Mauri (1925-1944): una posta dal comune e l’altra dai nostalgici della Repubblica Sociale Italiana.

La storia di Carlo Dell’Orto, morto prima che nascesse la Repubblica Sociale Italiana, è ancora più particolare e merita qualche parola in più.

Dell’Orto era imbarcato come marinaio ausiliario sullo Sgarallino, un piroscafo che assicurava il trasporto dei passeggeri tra Piombino e l’isola d’Elba, requisito nel maggio 1943 dalla Marina Italiana e trasformato in unità militare mettendoci sopra due cannoni contraerei da 76 mm e dipingendo lo scafo con livrea mimetica. 

L’8 settembre del 1943 l’armistizio, il 12 settembre i paracadutisti tedeschi liberano Mussolini dal Gran Sasso e lo portano a Monaco di Baviera, intanto occupano il nord e il centro Italia, il 16 settembre bombardano l’Elba dove c’è un comando italiano, ci saranno 100 morti e oltre 200 feriti. 

Racconterà Stefano Campodonico, marinaio dell’equipaggio, sopravvissuto all’affondamento dello Sgarallino: “Io mi trovavo a bordo quando caddero le bombe che colpirono l’orologio in piazza e anche l’ospedale e lo stabilimento, ricordo benissimo che un marinaio cannoniere di sua iniziativa sparò  un colpo di cannone e il fumo del proiettile si vide proprio vicino all’aereo che aveva bombardato”. 
Il 17 settembre i paracadutisti tedeschi occupano l’Isola d’Elba, gli italiani si arrendono. Alcuni dei soldati italiani originari dell’Elba fuggono nelle campagne o si rifugiano presso conoscenti o parenti.

Io e altri eravamo nella campagna nella vicinanza delle grotte, questi paracadutisti rastrellarono la zona. Vennero anche da noi, alzammo le braccia - prosegue Campodonico - . Ricordo che i tedeschi facevano dei bandi per cui tutti dovevamo presentarci ai propri posti e chi non si presentava sarebbe stato fucilato”.

Il 21 settembre il comando tedesco ordina che lo Sgarallino riprenda i collegamenti tra Piombino e l’Elba allo scopo di consentire il trasporto di civili, viveri ed equipaggiamento.

La mattina del 22 settembre alle 9,30 un sottomarino inglese affonda il piroscafo che trasporta molti civili, tra cui donne e bambini. 
Moriranno più di 300 persone, tra questi Carlo Dell’Orto, nato Seregno il 22/04/1917 e disperso in mare il 22 settembre del 1943.

In rete si trovano diversi elenchi dei caduti della RSI fatti da simpatizzanti del fascismo.

L’altra verità, uno di questi siti, ha raccolto un elenco in cui tutti i 35 membri dell’equipaggio dello Sgarallino, fra cui appunto Carlo Dell’Orto, vengono arruolati “da morti” nella Repubblica Sociale Italiana.

Ma se l’operazione relativa alla posa della lapide della RSI sul monumento ai caduti del cimitero di Seregno ha anche molte approssimazioni dal punto di visto storico, diventa più chiaro l’intento di chi l’ha promossa e pagata.

Per capire le loro ragioni bisogna andare a vedere chi sono.

Al di là delle varie sigle e delle facce con cui è stata presentata l’iniziativa, è abbastanza evidente che dietro a tutto questo ci sia Lealtà Azione, organizzazione politica di estrema destra di Monza, il cui presidente Stefano Del Miglio ha un curriculum criminale di tutto rispetto (vedi Curriculum criminale Stefano Del Miglio), fatto di aggressioni e violenze politiche con il gruppo Hammerskin (network internazionale neonazista nato a metà anni Ottanta negli Stati Uniti da una costola del Ku Klux Klan) trasferitosi praticamente in blocco in Lealtà Azione, anche se tutt’ora Del Miglio si divide tra l’una e l’altra organizzazione neofascista.

Norberto Bergna, il rappresentante del Comitato Carlo Borsani, l’associazione che ha posto la lapide al cimitero di Seregno, è di Lealtà Azione.

Una ramo di Lealtà Azione, l’associazione Memento, oltre a collaborare con il gruppo di ricerca storica sui caduti della RSI (che ha creato l’elenco dei caduti da cui ha attinto Bergna), è un’associazione che si occupa di quelli che definisce i campi dell’onore che non sono altro che i luoghi dei cimiteri italiani dove sono sepolti i caduti della Repubblica Sociale Italiana, tra cui il Campo 10 al Cimitero Musocco di Milano e il Campo 62 nel cimitero di Monza. 
Dal 4 novembre di quest’anno Memento si occupa anche di vigilare e tenere pulita la lapide ai caduti di Salò che l’amministrazione comunale di Seregno ha permesso che venisse apposta al cimitero, riuscendo in questi giorni anche “a catturare” e a consegnare ai carabinieri un 73enne antifascista seregnese (vedi Seregno, ha 73 anni l’imbrattatore della stele con i nomi dei caduti di Salò). L’eroica impresa del giovane aderente a una formazione che il giornale la Repubblica definisce come neonazista (vedi Milano, la guglia adottata dai neo-nazisti: ecco gli sponsor impresentabili del Duomo) sarà doverosamente celebrata sul Tg Web, organo ufficiale del comune di Seregno.

Walter Todaro, l’addetto stampa del comune, si è già prontamente aggiudicato lo scoop. 

In alcune ricorrenze Lealtà Azione organizza, sempre nei cimiteri, delle vere e proprie parate in stile militare, la cui simbologia e il cui significato sono evidenti.

Dal canto suo, il Comitato Carlo Borsani (intitolato alla memoria della medaglia d’oro al valore militare Carlo Borsani - 1941, fronte greco. Come amano ricordare i giornali locali e la testata giornalistica del comune di Seregno, vedi link, dimenticandosi però che Carlo Borsani non  è stato solo quello, ma fu gerarca fascista, firmatario del Manifesto sulla purezza della razza del 1938 e collaboratore di Avanguardia- Settimanale della Legione SS italiana) si definisce un comitato apartitico, ma non apolitico. 
Il Comitato invita, però, a partecipare alla fiaccolata che ogni 29 aprile, da qualche anno a questa parte, ricorda oltre allo stesso Carlo Borsani, Sergio Ramelli ed Enrico Pordenovi.

Quale sia il tenore di questa fiaccolata lo documenta bene un video de il Fatto quotidiano, dove si vede un capoccia che grida tre volte “Camerata Carlo Borsani!”, a cui i partecipanti alla manifestazione rispondono “Presente!”, facendo il saluto fascista.

Quando arriva la sera si accendono le fiaccole e si suonano i tamburi in una parata in “stile nazista” (leggi da l’Espresso, Camerati a Milano  e guarda il video della parata).

Norberto Bergna ha dichiarato ai giornali a proposito del posizionamento della lapide della RSI sul monumento ai caduti di Seregno: “ Finalmente ce l’abbiamo fatta! Grazie alla sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale, in particolare nella persona del vicesindaco Giacinto Mariani”.

Fatto confermato da Giacinto Mariani: “L’autorizzazione? É stata mia e gliela darei anche domani”.

Ma i rapporti tra l’amministrazione seregnese e Lealtà Azione non si limitano a questo scambio di riconoscimenti e paternità. 
Marco Tognini, l’ex commissario della Lega Nord di Seregno e molto vicino al sindaco Giacinto Mariani, tiene stretti rapporti con Lealtà Azione di Monza, con cui ha organizzato anche un convegno dal titolo Omofobia o eterofobia?
Tognini era anche presente all’inaugurazione della nuova sede di Lealtà Azione sempre a Monza (vedi Lealtà Azione inaugura la nuova sede).

D’altra parte Fausto Marchetti (di Lealtà Azione) che ama sfilare in formazione militare nei cimiteri lombardi (vedi foto sotto) è socio del pub-ristorante-sala scommesse Clash Stadium di Desio assieme all’ex assessore di Seregno Nicola Viganò (le cui simpatie per il fascismo non sono mai state nascoste), a Valerio Ciafrone (fratello dell’assessore Gianfranco Ciafrone), a un paio di soci dei ristoranti/locali di Giacinto Mariani (Molto e Mucho Mas) e insieme ad altri esponenti di Lealtà Azione quali Walter Di Lillo o vicini a quella organizzazione come Andrea Arbizzoni.

Dopo aver sdoganato le minacce di morte nel discorso politico (vedi "Giornalisti animali, dovete morire": le minacce del sindaco in Brianza ), Giacinto Mariani ha, dunque, fatto un passo ulteriore e ha regalato alla città di Seregno la lapide della RSI, in questo modo dando visibilità e agibilità istituzionale a una formazione politica neonazista (sempre secondo Repubblica).
Il fatto che, come i fascisti, Giacinto Mariani fosse assolutamente intollerante alla critica e alla normale dialettica democratica tra opinione pubblica e classe politica infonodo.org lo aveva capito già da un pezzo.

Per approfondimenti su Lealtà Azione si consiglia la lettura del sito Osservatorio sulle nuove destre.

Sul rapporto tra Hammerskin e ‘ndrangheta calabrese leggere invece l’articolo di Davide Milosa su il Fatto quotidiano Armi, politica, neonazi e strane veline: i vicerè della cocaina a Milano.

 

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