Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti


Il centrodestra si chiude nel silenzio stampa, qualcuno sostiene che si tratti di omertà

di k.ts.
 

Il comune di Seregno, su invito della Prefettura di Monza, ha emesso  le ordinanze di revoca delle licenze commerciali di due locali di Seregno, "per pericolo di infiltrazione mafiosa".

Si tratta del bar La Torrefazione di Corso del Popolo, rilevato poco più di un anno fa da Maria Marano, moglie di Giuseppe Pensabene, condannato a 15 anni di reclusione, considerato capo reggente della locale di ‘ndrangheta di Desio (dopo l’arresto di Candeloro Pio) e a capo del sodalizio mafioso smantellato dagli inquirenti con l’operazione Tibet in cui si scoprì l’esistenza di una vera e propria banca della ‘ndrangheta a Seveso.

Il secondo locale è il bar panetteria Tripodi Pane & Caffè di piazza Vittorio Veneto, gestito dalla famiglia Tripodi, tra i cui membri c'é anche Antonino Tripodi, arrestato nell’operazione Infinito e condannato per possesso e detenzione di armi.

L’intervento della Prefettura é ascrivibile alle normali procedure di autorizzazione antimafia a cui le nuove attività commerciali sono sottoposte.
Nel caso de La Torrefazione, si tratta appunto della nuova attività della sig.ra Marano che ha acquistato il bar La Torrefazione dal predente proprietario nel dicembre del 2014: per quanto riguarda Tripodi Pane & Caffè, invece, si tratta di un subentro delle licenze commerciali della ditta individuale di Tripodi Giovanni (padre di Antonino), da parte della Tripodi srl che vede come soci lo stesso Giovanni Tripodi, la moglie Teresa Crea, i figli Antonino e Isabella Tripodi, e il nipote Andrea. Il subentro é stato registrato nel gennaio del 2015.

Ad un anno di distanza la Prefettura ha dato il responso e ha chiuso entrambe le attività commerciali ai sensi del Codice delle leggi antimafia approvato nel 2011.

Nulla è stato invece fatto in questi anni da parte degli amministratori del comune di Seregno che non solo hanno continuato a considerare valide le autorizzazioni rilasciate alla panetteria Tripodi - anche dopo l’arresto di Antonino Tripodi e la sua condanna - ma, anzi, hanno frequentato la panetteria, dal settembre 2013 diventata bar panetteria, organizzandovi all’interno anche appuntamenti elettorali.

Nel maggio 2014, l’allora sindaco Giacinto Mariani, impegnato nella campagna elettorale per il parlamento europeo dove era candidato, ha girato parte del suo spot elettorale proprio nella panetteria Tripodi, cosa di cui avevamo scritto in un precedente articolo.
Ai tempi, la questione non é stata, però, ritenuta interessante né dalla stampa locale né dalle forze politiche.

Nel dicembre del 2014, dopo molto ostruzionismo da parte dell’allora sindaco, un redattore di infonodo é riuscito a chiedere a Giacinto Mariani perché avesse deciso di legare la propria immagine elettorale a un locale gestito da un famiglia in odore di mafia.

La risposta dell’amministratore e pubblico ufficiale Giacinto Mariani é stata: “ E’ una panetteria come tutte le altre, è una famiglia come tutte le altre che ha una regolare attività sul territorio”. Vedi video.

Il tutto mentre pezzi dello Stato, Magistratura e forze dell’ordine, scrivevano e scrivono sentenze e ordinanze di tenore completamente diverso.

Basta leggersi la recente ordinanza sugli arresti di Ignazio Marrone e Arturo Sgrò che cita una sentenza della Corte di Cassazione su un troncone del processo Infinito.

La cosca desiana inoltre ha nelle sue disponibilità armi da fuoco pronte all’uso. Le armi costituiscono un aspetto non secondario della potenzialità criminale, in quanto consentono al sodalizio di contare in ogni momento in uno strumento tra i più incisivi per consolidare il proprio prestigio criminale, sia sotto il profilo generale che in concreto per convincere qualche recalcitrante a sottostare ai voleri e agli interessi della cosca stessa. L’attività di indagine ha infatti portato al sequestro di armi esplosivi all’interno del box di TRIPODI Antonino, nipote di PIO Candeloro (ha sposato PIO Francesca, figlia di PIO Alfonso fratello di PIO Candeloro). Intanto il TRIPODI, oltre che legato da vincoli di parentela con appartenenti alla cosca, mantiene contatti con numerosi associati quali lo stesso PIO Candeloro, SGRO’ Giuseppe, uomo di fiducia del PIO, SGRO’ Eduardo Salvatore, fratello di Giuseppe ed i fratelli POLIMENI Giuseppe e Candeloro, quest’ultimo referente e portavoce ufficiale di MOSCATO. Il box in questione si è immediatamente presentato come luogo a disposizione della cosca per occultare armi o droga; le procedure di avvicinamento al box che prevedono un primo contatto telefonico e poi l’apertura “in sicurezza” del cancello, una volta verificata l’assenza di pericolo di intrusione di “estranei” (rectius Forze dell’Ordine); a questa procedura sottostà anche PIO Candeloro il quale si deve recare nel box per visionare qualche cosa ivi ricoverata. La persona del TRIPODI é in possesso di tutte le caratteristiche per svolgere la funzione di custode delle armi della cosca: è soggetto incensurato e fino a quel momento sconosciuto alle forze dell’ordine - é titolare, inoltre, di un panificio quindi con attività del tutto regolare. L’ipotesi investigativa diventa realtà evidente attraverso il sequestro delle armi avvenuto il 23 febbraio del 2009 ad opera dei CC N.O. di Desio”.

Quando i carabinieri intervengono nel box di Antonino Tripodi sequestrano: “Un revolver marca Astra mod."Cadix", calibro 38 Special, avente matricola abrasa; una pistola semi-automatica "Glock" mod."19" calibro 9 X 21 (rubata); una pistola semi-automatica "Colt" modo "Govemment" cal.45 "ACP" (rubata); un fucile sovrapposto da caccia calibro 12 marca "Pietro Beretta" avente canne mozze e calcio tagliato con matricola abrasa; tre saponette di esplosivo TNT, sei micce per accensione a lenta combustione, otto inneschi detonanti a fuoco, un innesco detonante elettrico completo di cavo elettrico, un innesco temporizzato completo di timer”, oltre a munizioni di vario calibro.

Oppure leggere la sentenza di primo grado del Processo Infinito che condanna Antonino Tripodi a 5 anni di carcere: Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa. [...]
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr)”.

Sono passaggi dell’attività giudiziaria e investigativa che l’ex sindaco di Seregno e attuale vicesindaco, Giacinto Mariani, ha deliberatamente e colpevolmente ignorato, pur conoscendoli.

L’attuale sindaco ed ex assessore Edoardo Mazza non ha voluto essere da meno e nel maggio del 2015 durante la sua campagna partecipa un aperitivo elettorale di Forza Italia nella panetteria Tripodi in compagnia di Stefano Gatti (consigliere comunale di Forza Italia in carica) e del vicepresidente di Regione Lombardia, Mario Mantovani, poi arrestato per tangenti.

Quando Alessandro Bartolini, giornalista de il Fatto quotidiano, chiede lumi a Mazza, la risposta dell’attuale sindaco è in linea con il suo predecessore: “Vengo spesso qui a prendere il caffè, è proprio dietro il mio studio legale. So che Tripodi è stato coinvolto nell’indagine Infinito ma non mi crea nessun problema politico sapere che nel suo locale è stato organizzato un rinfresco” (vedi Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss).

Sempre in campagna elettorale, il 26 maggio 2015 arriva Maroni e Seregno: mezza sezione della Lega Nord lo aspetta prendendo un aperitivo da Tripodi e mettendosi in posa.

Nella foto Alberto Cantù (consigliere comunale), Alberto Peruffo (consigliere comunale), Cristian Missaglia (consigliere di amministrazione di AEB, municipalizzata del comune di Seregno), Maria Cadorin (assessore alle attività produttive e commerciali), Marco Tognini commissario per due anni della sezione, da quando cioè sette consigliere della Lega Nord di Seregno si dimettono a seguito della vicenda +Energy che vedeva coinvolto Giacinto Mariani come socio occulto. +Energy che é bene ricordarlo aveva stretto un rapporto commerciale esclusivo con la Simec, poi sequestrata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché in mano alla criminalità organizzata campana.

Il 15 giugno 2015, alla fine del ballottaggio che ha visto prevalere Mazza sul candidato del Pd William Viganò, Giacinto Mariani si é poi coerentemente lasciato andare a minacce di morte in puro stile mafioso all’indirizzo del nostro collaboratore che qualche mese prima aveva osato porre la domanda sull’opportunità di girare il suo spot elettorale nella panetteria Tripodi.
Vedi video.

Quando, poi, il 2 luglio del 2015, in occasione dell’insediamento del nuovo consiglio comunale, il giovane consigliere del PD, Leonardo Sabia si era permesso di intervenire in questo modo:
Se da una parte ci sono ragioni che riguardano i sospetti mai fugati, mai allontanati da chi aveva questa responsabilità, dall’altra parte c’è un clima generale, c’è un’atmosfera di omertà diffusa, c’è un’atmosfera da, le famiglie sono tutte uguali, le famiglie non sono tutte uguali, le famiglie come chi fa politica, come chiunque, si prendono delle responsabilità e reagiscono in base a quello che fanno, alle responsabilità che hanno e come se le prendono e come le portano avanti, le famiglie, le persone non sono tutte uguali, e questo è ora di iniziare a ricordarlo e a dirlo a voce alta, a partire da questo Consiglio Comunale”.

La pronta risposta dell’ex assessore ed attuale consigliere comunale della Lega Nord, Flavio Sambruni, era stata di questo tenore:
Mi dispiace vedere ancora, per lo meno, che si ricomincia subito a rivangare questi episodi,
guardi io nel bar delle famiglie come le altre, ci sono andato anche io! E allora che faccio? Sono andato anche io e più di una volta in questa campagna elettorale, senza nessunissimo
problema, senza nessunissimo problema, ho preso anche io i pasticcini, sono buoni, questo fa
di me una persona particolare? Ma voglio sperare che lei non voglia dire questo, così come
voglio sperare che lei non pensi questo di tutti i cittadini che vanno in questo bar a prendere i pasticcini a mangiare la focaccina buona”.

Insomma, con varie gradazioni che vanno dalla connivenza alla pura e semplice imbecillità, tra i tripodisti in consiglio comunale possiamo annoverare: il sindaco, il vice sindaco, un assessore e quattro consiglieri comunali, mentre è incerta la collocazione di Francesco Gioffrè, consigliere comunale di Forza Italia, che i Magistrati hanno indicato con un atteggiamento al limite della connivenza con la ‘ndrangheta.
Perché nel suo caso la vicinanza era con il clan Cristello e quindi non sappiamo se si possa inserire tra i tripodisti o tra i cristelliani, e non vorremmo fargli uno sgarbo collocandolo nella corrente sbagliata.

Al momento le uniche reazioni raccolte all’interno del centrodestra sono quelle del sindaco Mazza che quasi a scusarsi ha dichiarato in merito alle ordinanze di chiusura dei bar di Pensabene e Tripodi: “Come Amministrazione comunale non abbiamo potuto far altro che notificare gli atti. Dovevamo fare di conseguenza, ad un atto interdittivo di un ente superiore”.

Commenti

Scrivo per cercare di mettere ordine alle mie idee, molto confuse in questo momento. È successo che mentre stavo sciando in Valtellina ho sentito dei racconti strani sulla mia Seregno: tutti  parlavano di locali chiusi per mafie, e così senza dire da dove venivo, orecchiavo le conversazione degli altri, per capire quali erano questi locali chiusi di cui si parlava tanto. La notizia era arrivata perfino sulle piste da sci come una valanga. Probabilmente mi ha tradito questo amore sfrenato che sento per una città alla quale appartengo da quando sono nata… mi sono fatta scappare che Seregno era una cittadina tranquilla, non c’erano famiglie mafiose ma solo famiglie normali, come tante altre, lo aveva detto anche Giaci in suo discorso, quando il blog scandalistico Infonodo aveva insinuato che i Tripodi fossero una famiglia mafiosa. Giaci ci aveva difeso, ci aveva assicurati, a tutti noi seregnesi che i Tripodi erano una famiglia normale e, tanto è vero, che lui stesso fece la pubblicità per la sua campagna elettorale nella loro panetteria. Subito mi sono sentita rassicurata come tanti seregnese d’altrocanto perché … onestamente… su di loro non me la sentivo di mettere le mani sul fuoco perché è gente che è venuta da giù… non perché io ce l’abbia con i meridionali… però si sa che alcuni di loro hanno brutte storie alle spalle e avere un terrone sotto casa con queste accuse, è a dir poco inquietante. 

Comunque avevo fatto una tremenda figuraccia, perché così tutti hanno capito che venivo da Seregno. Nei giorni successivi sentivo quelle malelingue parlare alle mie spalle e dopo qualche ora mi ritrovai da sola sulle pista da sci perché i Valtellinesi sono gente diffidenti e allora ho caricato gli sci sulla mia 4X4 e sono tornata a casa per capire cosa stesse succedendo.

Sono arrivata ieri sera, intorno alle 18.20, sotto una pioggia tristissima che avvolgeva tutta Seregno come se il cielo si fosse messo d’accordo con i Valtellinesi per farmi sentire a disagio. Comunque giro l’angolo e non riuscivo a entrare con la mia auto, c’era una manifestazione davanti al bar dei Tripodi. Ho dovuto suonare un pò di volte per farmi largo con l’auto tra la gente, e in mezzo al gruppo ho visto Giaci, poveretto, con quel cappellino grigio come il cielo, sotto l’ombrello nero come se assistesse ad un funerale. C’era anche Mazza e quelli ovviamente di Infonodo, che continuavano a chiedere a Mazza perché erano venuti a manifestare anche loro contro i Tripodi dopo che qualche mese fa erano nella stessa squadra, e devo dire che per la prima volta anch’io ho avuto un dubbio, cosa ci faceva Giaci in piazza a manifestare contro i Tripodi? Non ci aveva detto lui stesso che era una famiglia come tutte le altre? O forse Giaci aveva sbagliato giorno e aspettava che aprissero il bar per fare come al solito un bell’aperitivo. Sì, forse era questo il motivo: Giaci era in piazza per dimostrarci che era tutto a posto che se il bar fosse stato aperto, lui sarebbe entrato per primo per dimostrarci a noi, increduli, che era un bar come tutti gli altri. Coraggioso da parte sua. Peccato che la folla non abbia capito le sue intenzioni, e lo abbia aggredito urlandogli buffoni e di andare via. Da dietro i vetri della mia auto assistevo ad una manifestazione mai vista a Seregno. La piazza intera urlava:” Chi non salta è un mafioso!” E tutti quanti saltavano impazziti, e in mezzo a quelle urle e la folla saltellante, gli unici a restare con i piedi incollati per terra erano Il Giaci, Mazza, e altri tre o quattro del suo gruppetto, gli unici. Ad un certo punto la situazione per Giaci e il suo seguito era imbarazzante anche perché quei barbari li assediavano di domande, gli urlavano buffoni, e poi si sono allontanati lasciandoli da soli in un angolino per non mischiarsi, manco avessero la scabbia. Giaci non potendone più è scappato via e un attimo dopo fa la sua comparsa Tripodi. Io ero spaventata, perché senza Giaci che mi rassicurava che lui non era un mafioso, non me la sentivo, avevo bisogno del suo sostegno ma purtroppo lui non c’era più. Ora c’era la folla da una parte e il Tripodi dall’altra, che ha cominciato ad aggredire un fotografo che lo fotografava, ho pensato al peggio, perché le malelingue parlavano di armi custodite nel suo box. Ho pensato: adesso tira fuori un arma e fa fuori tutti quanti. Alla fine l’unica cosa che ho capito è che noi seregnesi dovevamo pagare, per cosa non ho capito, ma era chiaro il suo messaggio noi tutti dovevamo pagare.  Adesso ho deciso di ripartire ma temo il peggio al mio ritorno, comunque stavolta non dirò più che sono di Seregno e mi sa che prenderò la residenza in Valtellina.

Confusa e addolorata

Lady liberty

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