Studio Csil - Ripartono i consumi di mobili

di Giovanna Mancini da il Sole24ore

 Le previsioni, per il momento, sono sul sentiment degli operatori più che sui numeri: ma l’opinione diffusa tra i rivenditori di mobili in Italia è che la crisi dei consumi, anche per il settore arredo, sia alle spalle. I primi mesi di quest’anno hanno segnato un leggero aumento dei valori di acquisto, secondo i primi dati raccolti da Csil (Centro studi per l’industria leggera), anche se l’aumento nei volumi a fine anno, precisa il director Industry e Country Studies di Csil, Sara Colautti, sarà probabilmente ancora limitato. Si potrà parlare. più probabilmente, di una sostanziale stabilità, che dovrebbe trasformarsi in ripresa “vera”solo nel 2016.

In ogni caso, come certifica Csil, il 2014 ha messo fine al crollo degli acquisti di mobili iniziato nel 2008: alla fine dello scorso anno il valore in prezzi al pubblico delle vendite di mobili per la casa (esclusi illuminazione, complementi e arredi per l’ufficio) ha superato di poco i 13 miliardi di euro, con un calo di appena 55 milioni (-0,4%) rispetto al 2013.
Le rilevazioni in corso tra i rivenditori registrano un cauto ottimismo, motivato soprattutto dalla proroga anche al 2016, nella legge di Stabilità, del bonus fiscale per l’acquisto di mobili, che è stato a detta degli operatori il vero motore del recupero nei consumi e che potrebbe trarre linfa ulteriore da una sua estensione anche alle giovani coppie (under 35) senza il vincolo della ristrutturazione edilizia, ipotesi attualmente all’esame delle commissioni parlamentari.

Una boccata di ossigeno certamente per i circa 20mila rivenditori di arredamento presenti sul territorio nazionale (con i loro 50mila dipendenti), che hanno dovuto fare i conti in questi anni con un crollo delle vendite – dal 2007 al 2014 – di oltre il 30%. La ripresa dei consumi, tuttavia, non è omogenea tra i segmenti del comparto né tra le diverse aree del Paese. A fronte di un Nord Est e di un Centro Italia dove i consumi sono già ripartiti, o di un Nord Ovest sostanzialmente stabile, c’è un Sud dove ancora la spesa delle famiglie è in contrazione ed è scesa l’anno scorso del 6%.

Analogamente, il 2014 è stato un anno ancora difficile per il settore cucine, le cui vendite sono diminuite del 3,6%, mentre sono aumentati i consumi di mobili per l’area giorno e la zona notte, materassi compresi, che hanno segnato un +2,5%. Il tessuto stesso e la struttura della distribuzione di mobili in Italia sono stati profondamente modificati dalla crisi, che ha messo in difficoltà soprattutto i rivenditori indipendenti, storicamente la maggioranza nel nostro Paese, con vendite diminuite ancora nell’ultimo anno dell’ 1,2%. La quota di mobili per la casa venduti attraverso questo canale è scesa, tra il 2007 e il 2014, dal 72% al 62%, per lo più a vantaggio della grande distribuzione organizzata, i cui cinque player principali (Ikea, Mondo Convenienza, Mercatone Uno, PoltroneSofà e Conforama) assorbono ormai il 17% del mercato. «Eppure in Italia i rivenditori indipendenti resistono – spiega Colautti – con quote molto superiori rispetto agli altri Paesi europei, dove la Gdo è molto più radicata ».

Piuttosto, sebbene nei limiti di una scarsa liquidità che ha colpito molti di loro, i negozi hanno cercato di investire in questi anni per offrire ai clienti servizi aggiuntivi di consulenza e assistenza post-vendita, in competizione con la politica di sconti praticata in genere dalla Gdo. Molti di loro, così come un numero crescente di produttori, hanno inoltre cominciato a sfruttare maggiormente l’integrazione tra negozi fisici e e-commerce, avviando una serie di investimenti stabili che sta facendo crescere rapidamente il canale online: sebbene le vendite via web rappresentino ancora lo 0,6% appena dei consumi (contro il 5-7%, ad esempio, del regno Unito), nel 2014 sono aumentate del 15% circa rispetto al 2013.

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