Il futuro della sinistra passa per la fabbrica

La sinistra è stata clamorosamente e rovinosamente sconfitta e Berlusconi si appresta a tornare al governo. Sulle ragioni di questo risultato in Brianza e a Monza ci si interroga. C’è chi come Giuseppe Pizzi su Arengario scrive: ”Non c'è niente da fare, quanto più la sinistra si sforza di avvicinarsi al centro, tanto più il centro si ritrae e passa a destra”. Altri come Armando Pioltelli dicono: “Siamo morti sul No Tav, No termovalorizzatori e tanta monnezza. L'Arcobaleno e gran parte del PD non hanno ancora capito che la sicurezza di non essere scippati o derubati in casa è un problema. Per queste cose hanno vinto loro,e gli operai iscritti alla Cgil hanno votato Lega, dagli operai del Nord, le proposte di Luxuria,Caruso,e la erre moscia di Bertinotti non sono stati ben accolti,ma forse anche Colaninno e Calearo”. Pippo Civati sul suo blog riporta una lettera di Biagio Catena che scrive: “Grande parte del centro sinistra negli ultimi 15 anni ha perduto il legame con la propria gente. La gente disperata ed in solitudine ha perso anche la capacità di difesa e di analisi poiché le trasformazioni del mondo produttivo, della società e della comunicazione sono state determinanti  al fine di rompere ogni legame politico e di rappresentanza solida. Conseguentemente a tale situazione si giunge anche ad una sofferenza materiale costituita dall’erosione dei redditi,  aumento delle precarietà, società piena di contraddizioni, fenomeni  immigratori (elemento quest’ultimo al quale non siamo abituati e lo percepiamo come pericolo, attentato alle nostre tradizioni, sicurezza) etc. Tutto ciò ci ha reso deboli ed impauriti”.  In sintesi si riconosce che: 1) viene respinta la sinistra quando rinuncia o si dimentica di fare la sinistra, cioè difendere i più deboli (figli dell’officina, dannati della terra) che sono la sua parte storica per tentare di rappresentare una centralità sociale e culturale che non appartiene alla sua natura. 2) viene punita la sinistra quando dimostra l’incapacità di misurarsi con le sfide della modernità rifiutando nuove soluzioni possibili e gestibili ai problemi complessi del nostro tempo.Il fallimento è stato dunque provocato da chi ha ritenuto di poter disconoscere un’identità e rinunciare a una missione che viene invece ritenuta irrinunciabile e prioritaria, e da chi è stato incapace di indicare nuove proposte di soluzioni per i problemi della quotidianità. Insomma le “nuove sinistre” per gli elettori sono state poco nuove e poco sinistre. Il loro futuro, delle due sinistre intendo, a mio avviso passa da qui: chi vuole rappresentare il nuovo e venire riconosciuto come tale deve dimostrare di esserlo davvero, chi vuole fare della parzialità la sua universalità lo faccia senza riserve e senza equivoci. Berlusconi era nuovo quando si presentò agli italiani 15 anni fa, indicando nella centralità dell’impresa individuale la vera identità nazionale, e ancora oggi viene percepito come tale dalla maggioranza degli elettori. Bossi è un uomo di parte che crede nei valori arcaici del sangue e del suolo. A lui interessa il Nord e in particolare la Lombardia, il suo modello di sviluppo e di società. Per questo il Nord e i lombardi lo votano a valanga. Una volta tra marxisti si diceva, dopo le sconfitte: a studiare, a studiare, almeno il tedesco. Oggi diciamo: a lavorare, a lavorare, almeno in fabbrica.

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