Se..la "rude razza pagana"

Uscira tra poco un volume, con allegato Cd, credo, sule esperienze del cosidetto operaismo degli anni 60. Quello, per intenderci, che si era sviluppato attorno ad alcune riviste/laboratori di ricerca e intervento quali Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Contropiano, Classe operaia e via dicendo. A quell'operaismo, di cui personaggi e studiosi come Tronti e Panzeri restano probabilmente l'incarnazione più alta, si è spesso rimproverato un settarismo eccessivo, un legame ossessivo con il concetto di classe operaia. Credo che rileggere quelle esperienze, che sono state proprio esperienze di ricerca del nesso tra necessaria parzialità della rappresentanza politica e esigenza parallela dell'egemonia culturale, sarebbe più che mai opportuno. Tronti definiva la classe operaia una "rude razza pagana", intendendo, infine, che qualsiasi egemonia essa dovesse o potesse esprimere, non poteva non esercitarsi a partire non dall'abbandono del suo punto di vista particolare, ma dalla capacità di allargarlo ad altri senza perderlo. Curioso che sia oggi la Lega ad insegnarci come si fa, ma per niente curioso - direi - che siano anche gli operai ad accorgersene di nuovo, dando copiosi voti a Bossi e Co. Quindi, per favore, semttiamola di recitar le solite menate (sicurezza, modernizzazione, ecc.) che sono parole talmente a largo raggio da suonare infine vuote. La prima regola è, ed è giusto che sia: va bene l'interesse collettivo e nazionale, ma in quanto non confligge con il mio (di ceto sociale e di individuo) radendolo al suolo. Che è quel che di fatto, nei confornti del lavoro dipendente e di altri ceti esposti alla globalizzazione ed alla euromonetizzazione senza alcuna difesa, è invece puntualmente avvenuto. Bossi usa a volte, per dire che si è risolto un problema, l'affermazione "abbiamo trovato la quadra". Ora, coi tempi burrascosi di cui ci si avvicna l'evidenza (visto che in realtà ci siam già dentro) trovar la quadra sarà cosa diversa dal vincere le elezioni, non perché vi sia rischio di frantumazione della coalizione di centrodestra, bensì perché le parzialità social rappresentate a fondo dovranno presumibilmente misurarsi con la carenza di risorse economiche la cui ripartizione può contribuire alla soluzione della "quadra". La quadra, infatti, presuppone in qualche modo anche una redistribuzione dei redditi che a scapito di qualcuno deve pur andare. Questa redistribuzione, se non vuol intaccare l'alleanza di fondo tra i componenti sociali della PDL, deve avvenire a scapito di altro. Sta a vedere chi sarà e che farà quest'altro. Ed è ciò che il PD per primo dovrebbe chiedersi, perché è a partire dalla parzialità di quest'altro non ben definito (neppure da Catena, che ricorre a categorie un po' usurate) che si ricomincia a giocare. L'interesse nazionale, caro Veltroni, non è un totem cui sacrificare intere categorie in nome di ideologie improbabili. Le forme della divisione sociale del lavoro e il tema della complessità non chiedono tagli di nodi gordiani (il PD che sega l'albero dell'Unione), ma capacità di lettura, rappresentanza, esercizio della parzialità che deve esprimersi e provare a farsi egemone senza perdersi. Altro che patto tra produttori. Come ci ha dimostrato Bossi, la "rude razza pagana" (padana?) è tale per davvero e non crede alle favole, sebbene in parecchi a sinistra continuino a credere che Berlusconi sia Biancaneve o La Regina cattiva.

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