I prodotti tossici delle grandi banche che stanno strangolando i comuni francesi

Titolo originale Collectivités: Dexia s’est payé leur dette

Una lista che si è procurata Libération elenca i prestiti tossici venduti dalle banche alle città, ai dipartimenti e alle regioni, ormai dissanguati

di nicola cori da Libération

E' un documento eccezionale quello che pubblica oggi Libération. Ci siamo procurati un file confidenziale della banca Dexia Credit Local (DCL), che elenca 5500 comunità locali e istituzioni pubbliche che hanno sottoscritto i famosi “prestiti tossici” tra il 1995 e il 2009. 

Questa lista pubblicata integralmente sul nostro sito  mostra che tutti sono interessati: amministrazioni di destra come di sinistra, grandi città urbane e piccoli paesi... Attesta che al culmine della bolla, DCL aveva distribuito 25 miliardi ai suoi clienti. E secondo le stime fatte dalla banca il costo aggiuntivo di questi prestiti era valutato in 3,9 miliardi di euro alla fine del 2009. Ciò significa che le amministrazioni pubbliche dovranno pagare una penalità di questa entità. Per esempio Antibes che aveva preso in prestito 60 milioni di euro, pagherà 21 milioni di euro in più. Il dipartimento della Loira regolerà un debito di 22 milioni in più dei suoi 96 milioni di prestiti tossici e l'Ospedale di Digione dovrà pagare 31 milioni di interesse per il debito tossico contratto di 111 milioni di euro.

Storica banca delle comunità locali, DCL è la prima ad aver spinto gli amministratori eletti a non ricorrere più ai buon vecchi prestiti a tasso fisso. Ma non è stata l'unica responsabile: le casse di risparmio e il Credit Agricole erano anch'esse molto presenti su questo mercato. Il documento di Dexia significa in ogni caso che il fallimento di alcune amministrazioni locali non è più una ipotesi inverosimile. A causa dell'irresponsabilità delle banche e dei politici, le comunità locali (città, regioni, dipartimenti,...) e le istituzioni pubbliche (ospedali, aziende municipalizzate, …) hanno nei loro bilanci degli stocks di prestiti tossici, che rischiano di mandarle a picco. E allo stesso tempo sono decine i servizi pubblici che potrebbero essere interessati: asili nido, scuole elementari e superiori, strade, raccolta della spazzatura.. tutti finanziati dalle amministrazioni locali.

Queste questioni dovrebbero essere affrontate oggi dal parlamento francese. Claude Bartolone, deputato del partito socialista, presiede una commissione di inchiesta sui “prodotti finanziari a rischio sottoscritti dalle amministrazioni locali” e ha previsto di dare la parola ai responsabili delle amministrazioni nei guai.

Bartolone è particolarmente interessato alla questione. Da presidente del consiglio generale di Seine-Saint-Denis, ha scoperto nel 2008 che il suo dipartimento, sotto il governo dei comunisti, si era rimpinzato di prestiti basati sull'andamento comparato del franco svizzero, dell'euro, dello yen e del dollaro. In seguito, ha intentato una causa contro Dexia e preso la testa di un'associazione che raggruppa le amministrazioni più colpite dal problema. Con la crisi di questa estate, le sue critiche trovano una eco crescente: a causa dell'aumento del franco svizzero, numerosi comuni hanno visto i loro tassi d'interesse passare dal 10 al 15%. Ma la cifra potrebbe ulteriormente aumentare con i prestiti che hanno durata fino al 2025 o 2030.

I debiti tossici non hanno quindi finito di avvelenare la vita delle amministrazioni pubbliche. E dei contribuenti su cui pesa una doppia minaccia: l'aumento delle imposte locali e il deficit dei servizi pubblici.

 


 

 

Diagnosi di un'intossicazione generale

In 15 anni 5500 enti pubblici hanno sottoscritto questi complessi prodotti finanziari a benificio delle grandi banche

 

di nicola cori da Libération

Una banca che si è comportata come un rivenditore di prodotti finanziari complessi. Delle comunità locali che si sono drogate a rischio di far fallimento e delle banche d'affari internazionali che si sono ingozzate sulle spalle dei contribuenti francesi. Ecco la realtà dello scandalo dei debiti tossici, che ha avuto luogo, in tutta opacità, lungo gli anni 2000, nel cuore della finanza francese.

 

Prestiti tossici venduti a migliaia

In sostanza vi è, alla base, un'osservazione fatta alla fine degli anno '90 da Dexia, ex-Crédit local de France, finanziatrice storica delle comunità locali.

I tassi di interesse sono bassi, la concorrenza diminuisce i margini e le amministrazioni locali sono reticenti ad aumentare la loro pressione fiscale. Perché non offrire loro la soluzione dei “prestiti strutturati”? Questi prodotti hanno un'aria formidabile: offrono dei tassi di interesse bassi nei primi anni e le amministrazioni possono immediatamente risparmiare denaro. I banchieri, per parte loro, provano ad approfittarne aumentando le commissioni.

Nei fatti questi prestiti sono una trappola mortale. Perché. I risparmi dei primi anni sono controbilanciati da rischi enormi. Tre o quattro anni dopo l'inizio del prestito inizia la fase detta “strutturata”. I tassi sono calcolati in base a formule astruse, a partire da indici finanziari molto diversi (come il corso del franco svizzero, dello yen o del dollaro). E qui entriamo in un mondo di folli, dove tutti gli avvenimenti mondiali aventi delle ripercussioni economiche (catastrofe di Fukushima, decisioni della Banca centrale svizzera...) possono far aumentare il prezzo del rimborso dovuto da un comune francese. Nonostante questa complessità la maggior parte delle amministrazioni locali e pubbliche si sono gettate su questi prodotti finanziari.

Alla fine del 2008, Dexia aveva venduto prestiti strutturati a 5500 clienti per 25 miliardi di euro complessivi. Ma la banca franco-belga non è la sola in causa: le Casse di Risparmio, il Crédit Agricole e anche Société Générale sono stati ugualmente molto attivi.

 

Le grandi banche si ingozzano

Questi prestiti strutturati sono un rischio enorme per le amministrazioni pubbliche. Ma anche per chi li commercializza. Dexia ha quindi cercato di coprirsi presso le grandi banche internazionali.

Concretamente la banca ha acquistato da JP Morgan o Goldman Sachs degli “swap strutturati”, cioè dei contratti di scambio, in modo che alla fine la sua posizione sia equilibrata. Ad esempio se la crescita del franco svizzero fa guadagnare soldi ad un ente pubblico, non è Dexia che perde ma la banca che copre. E se l'ente pubblico perde, Dexia non guadagna niente ed è la su controparte che ne beneficia. Così il meccanismo messo in piedi è totalmente a vantaggio delle grandi banche d'affari. Solo queste ultime dispongono degli strumenti informatici e degli esperti per anticipare i mercati. E se speculano bene, hanno il jackpot sicuro.

Le banche guadagnano il più dalle commissioni sui prestiti recuperando allo stesso tempo cash-flow. I contratti di swap firmati prevedono un sistema di cauzione, Dexia dovrà tirali fuori dalle proprie tasche in caso di trasformazione dei debiti.

Da fine 2009, si poteva avere avere un'idea del costo per le amministrazioni pubbliche di questi contratti molto tossici: almeno 4 miliardi di euro. Denaro che è finito nelle tasche delle grandi banche. JP Morgan ha così intascato 712 milioni di euro di profitti, Royal Bank of Scotland 676 milioni e Goldman Sachs 507 milioni.

 

Gli enti pubblici  rischiano il fallimento

Per gli enti pubblici, la trappola si è richiusa. Anche con la migliore volontà del mondo, Dexia non può offrire ai suoi clienti un'uscita accettabile, trasformando i loro prestiti tossici in prestiti a tasso fisso. Si troverebbe, nel caso, con un rischio di perdita enorme nei confronti dei banchieri internazionali che gli hanno venduto gli swaps strutturati. E questi ultimi non hanno nessun interesse a fare dei regali a Dexia o ai comuni francesi. Per reazione, alcuni enti pubblici sono ricorsi ai tribunali ( è il caso di Seine-Saint-Denis), altri come Argenteuil tentano di diminuire il debito giocando in borsa e la maggior parte diminuisce semplicemente i propri investimenti.

La crescita del franco svizzero, significa una scuola in meno per Seine-Saint-Denis”, riassume Claude Bartolone, presidente del dipartimento. Ma la principale conseguenza potrebbe essere un aumento delle tasse. Gli enti pubblici hanno infatti l'obbligo di presentare un bilancio in pareggio. Questo significa che i contribuenti saranno alla fine i grandi perdenti di questo grande gioco tossico.

 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »