"L'urbanizzazione mondiale è inarrestabile"

titolo originale «L’urbanisation mondiale est irrépressible»

di sybille vincedon da libération

Jean-Pierre Sueur, senatore socialista del dipartimento del Loiret, si definisce un “innamorato delle città”. Incaricato dalla delegazione alle Prospettive del Senato  di un rapporto sul futuro urbano della Francia (1), ha sviluppato un panorama mondiale sulla crescita delle città nel momento in cui il pianeta supera il tetto dei 7 miliardi di abitanti.

Perché vi siete occupati delle città di tutto il mondo?

Ho pensato che era molto importante non limitarsi alla Francia e nemmeno all'Europa. Nel mio rapporto, dei ricercatori hanno scritto le monografie di città come Tehran, Damasco, Helsinki, Wuxi (Cina), Buenos Aires, Los Angeles, Città del Messico, il Cairo, Tel Aviv, Jakarta, ecc. Bisogna guardare un po' a quello che succede nel mondo.

La reputazione delle città, secondo voi, è quella di essere il luogo di tutti i mali...

Quando un crimine è commesso in un paesino, c'è un criminale. Se commesso in una banlieue (periferia urbana n.d.t.), la banlieue diventa criminogena. Si imputa alla città tutto quello che non funziona: l'inquinamento, l'insicurezza, l'iperdensità, la promiscuità, il traffico...Ma le rivoluzioni sono figlie delle città. Quello che succede a Tunisi o a il Cairo, a Madrid o a Atene, succede nelle piazze. Oggi, il 50% della popolazione mondiale vive nelle città. Una percentuale che raggiungerà il 65% nel 2025.
Alcuni dicono che bisogna impedire agli africani di continuare ad andare verso le città. Ecco una bella idea da colonialisti! Le persone vogliono esseri lì. Questo movimento è inarrestabile. Ogni giorno, ci sono 200.000 persone nel mondo che si urbanizzano. Una metropoli. In Francia, ogni sette anni, la superficie agricola che scompare equivale a un dipartimento. E questo è vero a livello globale.

Bisogna allora costruire delle torri, la città-mondo degli investitori internazionali?

La città-mondo è affascinante. Shangai ha una sua bellezza, ma è la stessa che ha Dubai, La Défense di Parigi o New York. Il mondo ha la tendenza a bere e mangiare le stesse cose, ad ascoltare la stessa musica: non stiamo forse andando verso una fabbrica di città mondializzate? C'è una bellezza nelle forme alte, nonostante il presupposto secondo cui le forme basse sono conviviali. Ma il fatto che tutte le città si assomiglino è negativo.

La crescita urbana non genera bidonvilles prima che grattacieli standardizzati?

Un miliardo di essere umani vivono oggi nelle bidonvilles. Nel 2025, ce ne saranno un miliardo e mezzo. Nel rapporto consacriamo un capitolo a Damasco. Le autorità hanno deciso di proibire le bidonvilles e di demolirle. Ma anche in Siria, questo non funziona. La strategia dei bulldozer ha fallito ovunque, non fosse altro che reinsediare le persone ha un costo enorme. Bisogna agire sul posto: creare le reti dei sistemi idrici e dei servizi igienico-sanitari. Bisogna rifare gli habitat, spesso allargare le strade. Infine metterci le attività economiche e la democrazia.

Con quali mezzi?

Noi abbiamo pubblicato la lista dei trenta più grandi conglomerati urbani del mondo. Nel 2025, solo quattro saranno nei paesi sviluppati. In molti di questi luoghi - Città del Messico, Bombay, Manila – il denaro necessario per agire non esiste localmente. Non si possono prelevare le imposte necessarie con cui uscire da questo blocco. Bisogna creare un'agenzia dell'ONU dotata dei mezzi finanziari come l'OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) o la FAO, al fine di produrre programmi per decine di città nel mondo. Se no, noi avremo la moltiplicazione delle comunità chiuse dietro un cancello (gated communities), cioè a dire la logica della fortezza sicura in faccia alla povertà.


Pensate che il potere pubblico possa ancora agire sulle città?


Sì perché, altrimenti, sarebbe un rinunciare alla politica. Questo rapporto è un grido alla classe politica perché il suo tempo è corto, i mandati durano cinque o sei anni. Si è sempre nel breve termine, in questo modo si esclude completamente dal campo politico un progetto per le città del futuro. I tempi della città sono dieci, venti, trenta, cinquannt'anni. 

Note

(1) Il rapporto informativo Villes du futur, futur des villes : Quel avenir pour les villes du monde ?  si può leggere e/o scaricare in formato pdf a questo indirizzo . Di seguito il Tomo I° del rapporto

 

Sueur Villes Du Futur

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