'Ndrangheta in Lombardia - Al via il dibattimento nato dall'operazione Ulisse

Spari alle saracinesche, droga ed estorsioni
Torna a processo la ’ndrangheta “comasca”. Al via il dibattimento nato dall’operazione “Ulisse”: sei lariani in aula

da il Corriere di Como

«In aula c’era tanta tensione. Del resto più di un detenuto, solo poche ore prima, si era sentito dare la pena dell’e r ga s t o lo » . A parlare è Simone Gatto, avvocato del foro di Como, uno dei tanti legali presenti ieri mattina al processo nato dall’opera - zione “Ulisse”, l’ennesimo colpo inferto dalla magistraturamilanese alle attività delle cosche calabresi in Lombardia. Udienza dove, tanto per cambiare (questa purtroppo non è più una novità), erano molti i comaschi a seguire quanto accadeva da dietro le sbarre. Perché se solo lunedì sera, poco prima delle 22, la Prima corte d’Assise di Milano aveva letto ben 15 condanne all’ergastolo - tra cui sei lariani - in merito all’operazione “Ba gliore” e agli omicidi di ’ndran - gheta perpetrati sul suolo della regione (uno anche a Bregnano in una masseria) ieri al centro della questione è stato posto ciò che la malavita non fa in modo eclatante (ovvero i delitti) ma più velatamente e lontano dai riflettori, ovvero le attività di tutti i giorni che mantengono ricca e rigogliosa l’asso - ciazione con estorsioni e spaccio di droga.

”Ulisse”, come del resto “Bagliore”, nacque dalle dichiarazioni di due pentiti di ’ndrangheta, il lariano Antonino Belnome e Michael Panajia. Le loro rivelazioni servirono non solo a far luce sui delitti che poi hanno portato agli ergastoli di cui abbiamo già parlato, ma anche sulle attività delle locali calabresi attive sul territorio lombardo, di cui tre anche nella nostra provincia a Erba, Canzo e Mariano Comense. Ieri, il processo è stato subito riaggiornato al 26 febbraio per l’incomp atibilità del presidente che già si era pronunciato sul Riesame di più detenuti. Dell’ordinanza di “Ulis - se”, che riportava i nomi di ben 37 persone colpite dalle custodie cautelari, sono solo in nove ad aver scelto di sfidare il giudizio dell’aula in un pubblico dibattimento, mentre tutti gli altri imputati hanno optato per il rito abbreviato e per il conseguente sconto di pena. Tra i primi, anche molti comaschi come Claudio Formica (Mariano Comense, condannato lunedì all’ergastolo), Francesco Elia (Cabiate, condannato all’ergastolo), ma anche Francesco e Rocco Cristello (di Cabiate, ergastolo per entrambi) e i fratelli di Mariano Comense Giovanni e Giuseppe Brenna di 45 e 41 anni. Questi ultimi due non sono ritenuti parte integrante dell’associazione malavitosa - e le precedenti ordinanze non li avevano sfiorati - ma devono rispondere di uno dei tanti episodi di estorsione di cui parlavamo prima, reati che però spiegano più di ogni altra cosa le modalità di azione della piovra e di chi ad essa si affianca. Perché per farsi restituire (senza saldare i debiti) ben 60mila euro di cambiali firmate dai fratelli Brenna, l’associazio - ne non lesinò nulla, neppure una spedizione di gruppo al ristorante del creditore, a Seregno, per poi prenderlo a schiaffi e minacciarlo con un coltello puntato al volto. Chiedendo in più 50mila euro - oltre alle cambiali restituite - per il “disturbo” arrecato.

Questa è la ’ndrangheta, anche in Lombardia e nella provincia di Como. E a processo, tra gli altri, finisce un altro episodio tutto lariano, quello che andò in scena a Inverigo tra il 5 e il 13 luglio 2010. A un imprenditore locale, titolare di diverse immobiliari e socio di un bar del paese, vennero estorti 80mila euro (da più componenti delle locali di Seregno e Giussano) come prima parte di una più ampia richiesta da 200mila euro. Il tutto con un corollario di violenze e minacce tipico delle mafie, dalle telefonate anonime con minacce ai figli agli spari contro la saracinesca del bar. Vicende che ora finiscono al centro del processo che si è aperto ieri mattina a Milano e che è stato riaggiornato alla fine di febbraio.
M. Pv.

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