Monza - Il rugby sfonda le sbarre del carcere. Lo sport diventa riscatto sociale

di Marco Galvani da il Giorno

«ALL’INIZIO siamo scesi giù pensando che fosse il solito corso, ci siamo andati giusto per avere un’occasione in più di uscire dalla cella, ma poi abbiamo scoperto uno sport bello, che ci dà la possibilità di sfogarci e sentirci più liberi». Per ora sono 18 i detenuti che per due ore alla settimana si allenano a rugby. Un progetto sperimentale, un impegno sociale del carcere, del Rugby Monza e del Grande Brianza Rugby che ha «l’obiettivo di infondere il rispetto delle regole, del compagno e di tutto quello che gravita attorno all’attività che viene svolta», le parole del direttore della casa circondariale, Maria Pitaniello.

UN PERCORSO nato un anno fa, quando «in occasione delle partite dell’Heineken Cup allo stadio Brianteo alcuni giocatori degli Aironi avevano incontrato i detenuti lasciandoli poi con la promessa di rivedersi non più solo per parlare di rugby ma anche per giocare», ricorda Paolo Carcassi, presidente del Rugby Monza.
E così è stato, con la collaborazione degli agenti di polizia penitenziaria, la benedizione di Angelo Bresciani, presidente lombardo della Federazione italiana rugby, della Prefettura e del Comune, e sotto la regia di Leonardo Nazzaro, responsabile delle attività sportive di via Sanquirico. «È una iniziativa che non è stata pensata soltanto per far passare del tempo ai detenuti che altrimenti si annoierebbero - spiega Nazzaro -. Vogliamo trasmettere gli valori dello sport e del rugby in particolare, cercando di fare in modo che questo patrimonio non vada disperso una volta riconquistata la libertà dopo il carcere. Vogliamo che l’ex detenuto possa continuare a coltivare la passione per questo sport, frequentando un ambiente diverso da quello che lo ha portato qui in carcere». Anche questo cercano di fare i due allenatori del Rugby Monza, Alessandro Geddo e Francesco Motta.
Qualche lezione di tecnica è già stata fatta con la squadra di 18 detenuti: «Fra loro c’è anche un ragazzo che aveva giocato nella nazionale giovanile del suo Paese ma, in fondo, tutti hanno bisogno di imparare. Noi siamo qui perché vogliamo farlo, vogliamo aiutarli - racconta Alessandro -. Con il nostro campo così vicino, per noi il carcere è sempre stato le urla dei detenuti per l’acqua d’estate e le proteste per il freddo d’inverno. Non potevamo fingere di non verderli o non sentirli».

IL RESTO sono allenamenti duri che vanno anche oltre le due ore ufficiali: «Ho dato loro il compito giornaliero di fare 100 flessioni e 200 addominali perché si devono tenere in forma», continua Geddo. Anche perché «vogliamo sia un progetto serio e arrivare preparati all’obiettivo di una amichevole fra la squadra dei detenuti e una selezione di giocatori del Grande Brianza Rugby che vorremmo organizzare per questa estate. E poi - auspica Geddo -, sappiamo di altre società che stanno portando avanti lo stesso progetto nelle carceri di altre città: chissà cosa si potrà organizzare in futuro».
marco.galvani@ilgiorno.net

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »