Isidoro Crea: “In cambio di pochi euro firmai contratti di vendita fasulli per le società dei fratelli Malaspina”

di Tap_Hiro

Attivo di bilancio di 450mila euro contro un passivo per 320milioni”,  così risponde Giuseppe Malaspina all’avvocato che gli chiede qual è la situazione patrimoniale del Gruppo Gimal.
Poi si entra nel merito e vengono contestati al teste i tre assegni per 170mila euro depositati in banca a garanzia della società Caronno spa e finiti nel marzo dello scorso anno in protesto.
La firma non è mia. Se sono andati in protesto la colpa è soltanto di una banca capricciosa”,  si è giustificato il costruttore calabrese lo scorso lunedì, testimone  al processo che vede suo fratello Carlo parte civile per il tentato sequestro a Vimercate del 2011.

Ammette che il Gruppo Gimal soffre di carenza di liquidità e anche nel corso di questa quinta udienza non perde occasione per dichiararsi “lombardo” e battibecca con il pubblico ministero (piemontese) Marcello Musso della Dda quando dichiara: “Il mio paese, Montebello Ionico, è un bellissimo paese della Calabria, lo avete rovinato voi piemontesi!”.

In quel momento il pm lo stava incalzando con domande sul perché “Trent’anni dopo lei propone ai Miriadi il terreno (di via Principato a Vimercate ndr) al prezzo d’acquisto? Davvero non capisco qual è la logica dell’imprenditore che accetta una perdita così secca. Le chiedo: qual è la logica?”.
L’area ha un valore di 450 euro al metro cubo e dunque 3 milioni di euro. Ero cosciente di perdere 1,6milioni, ma non volevo rogne. I Miriadi, sembravano degli assatanati. Non volevo più avere a che fare con loro”.
Incalza il pm: “Voleva chiudere la partita?”. “Si, chiuderla tra di noi” risponde Malaspina.

Un accomodamento è sbagliato – obietta il pm-. Quale genere di accomodamento tra costruttori lombardi... Quell’accomodamento capita tra 'ndranghetisti. E’ una trattativa di tipo mafioso!”. “Coi lombardi mi comporto in modo diverso , signor pubblico ministero – ribatte il teste -. Io ho cercato di parlare il loro linguaggio!”.

Il sostituto procuratore Marcello Musso fa un veloce accenno ad una telefonata, di cui esiste la registrazione – verrà prodotta assieme ad altre nell’udienza del 27 maggio -  “Nella quale lei dice: Se avessi saputo non avrei comperato quel terreno. Spieghi perché”.
Non volevo avere rogne”, è la risposta a cui aggiunge: “Quando vado in Comune e fanno quello che non mi garba, cambio Comune. Io quel terreno l’ho comperato prima che andasse all’asta
Lei però dice che all’asta non vuole andare e si ritira per non avere grane”, prosegue la pubblica accusa.
Ho comperato quei terreni in modo del tutto regolare…”risponde Malaspina.
Non dia risposte furbe perché su quel terreno lei dice a Galbusera (geometra e braccio destro di Malaspina – ndr) se avessi saputo non lo avrei comperato”, chiosa il pm Musso.

Importante è la parte dell’udienza riguardante il tentato sequestro a Vimercate di Carlo Malaspina che decide di non farsi ricoverare all’ospedale di Vimercate e si fa accompagnare dal braccio destro del fratello, Galbusera, a Monza.
Nessuno al nuovo San Gerardo chiede a Carlo Malaspina come si è procurato le fratture, nessun medico segnala al posto di polizia dell’Ospedale le fratture riportate dal paziente.
E la denuncia? Fatta soltanto dopo un paio di settimane.

Più importante ancora quello che afferma con una dichiarazione spontanea Isidoro Crea, imputato agli arresti domiciliari.

Dopo aver ribadito che conosce i fratelli Malaspina (Giuseppe, Carlo e Antonio) da più di trent’anni “da quand’ero assessore a Vimercate, eletto nella lista del Psi ed ero dentro le società Caronno Prima e Genziana di Giuseppe Malaspina.... Negli ultimi dieci anni con Carlo ho frequentazione pressoché quotidiana. Lo incontravo negli uffici della sua società e quando nel 2010 la società era in cattive acque ho acconsentito ad aiutarlo. Sono operaio in una ditta a Concorezzo, ho due figli, dunque nel 2010, Carlo mi contattò e insieme andammo da Giuseppe che mi fece firmare un falso compromesso di acquisto d’appartamento di una società immobiliare di Besana Brianza. Gli firmai dieci cambiali per 120mila euro che Giuseppe Malaspina mi disse avrebbe messo in banca per avere liquidità. Dopo un mese mi corrispose 500 euro e trenta giorni dopo Giuseppe mi contattò per dirmi che non aveva la possibilità di liquidare le cambiali e le aveva quindi rinnovate con una nuova scadenza. Ebbi 200 euro. Gli effetti al 30 luglio 2011 furono posticipati al 30 ottobre. Avrei voluto mi fosse riconsegnato il compromesso che mi avevano fatto firmare, invece ebbi 700 euro e ogni tentativo di riaverlo andando alla Gimal andò a vuoto... Giuseppe Malaspina non si è più fatto trovare”.

Tornò, invece, alla carica Carlo Malaspina e per i suoi gravi problemi mi chiese di aiutarlo nuovamente. Anche lui mi propose il falso acquisto di un appartamento. Firmai cambiali per 50mila euro scadenza gennaio e febbraio 2012 ed ebbi come compenso da Antonio 200 euro. Sono andato alla Progeam (società intestata alla moglie di Giueppe Malaspina – ndr) e nella sede di un’altra società a Vimercate per ottenere la restituzione delle cambiali. Chiesi, senza ottenerla, la restituzione anche il 9 marzo 2012 alla presenza di un notaio…”. La dichiarazione spontanea di Isidoro Crea viene consegnata alla Corte.
Crea, smentendo una dichiarazione fatta in una precedente udienza da Giuseppe Malaspina, aggiunge di “non aver mai assunto il ruolo di ambasciatore nella vertenza del terreno di Vimercate”.

I difensori degli imputati detenuti - Vincenzo e Giovanni Miriadi, Mario Girasole – consegnano le visure del Gruppo Caronno da cui risulta che, al momento del fallimento con debiti per 44milioni di euro di cui 36milioni reclamati dai fornitori, Giuseppe Malaspina era socio di capitale: particolare da lui negato in altra udienza.

Viene prodotta anche la visura della società Caronno Prima fallita nel 2010 su cui compare il nome di Ernesto Giordano, persona che avrebbe fatto a Giuseppe Malaspina la prima “ambasciata” su quel terreno che doveva essere ceduto ai Miriadi e che Giuseppe Malaspina – andando a Milano alla Dia  – denunciò come oggetto del contendere che aveva portato agli avvertimenti contro la Gimal (colpi d’arma da fuoco) - dove c’erano le telecamere di controllo ma il il giorno dell'attentato non funzionavano - e alla Progeam (bottiglia incendiaria lasciata sul tavolo) e, a novembre 2011, al tentato sequestro del fratello Carlo.

Era l’obiettivo più facile – spiega Giuseppe Malaspina -. Sequestrando lui pensavano che io avrei pagato”.

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