Seregno - Luca Talice assolto. "L'incubo è finito. Forse volevano solo farmi fuori"

di Dario Crippa da il Giorno

«È LA FINE di un incubo». Luca Talice, 42 anni, è al lavoro come tutte le mattine nel suo negozio di ottica a due passi dal centro di Seregno. I clienti che entrano per congratularsi sono tantissimi, le telefonate pure. Non aveva chiuso un giorno nemmeno quando era esploso lo scandalo, figuriamoci ora che è uscito nel migliore dei modi possibili - assolto con formula piena, «perché il fatto non sussiste» - da un’accusa infamante: aver violentato per anni due giovani colleghi di partito, un ragazzo e una ragazza.
Due anni e mezzo di calvario, in cui ha dovuto rassegnare le dimissioni da assessore provinciale alla Sicurezza e soprattutto convivere con un’accusa che avrebbe stroncato un pachiderma. «Ricordo bene quella mattina in cui mi diedero la notizia, mi ero appena svegliato, iniziai a tremare, era come sei mi avessero avvelenato. Poi, svenni». Quello stesso giorno Talice viene raggiunto anche da un’altra notizia: «Mi chiamò la mia fidanzata, che poi avrei sposato, e mi disse che aspettava un figlio da me. In pochi minuti avevo ricevuto la notizia più brutta e quella più bella della mia vita». La «via crucis» di Luca Talice, giovane rampante della Lega Nord brianzola, comincia così. Si affida a un bravo avvocato («Luigi Peronetti, che non finirò mai di ringraziare») e, fra un’ecografia e una seduta di Consiglio comunale, inizia le indagini per dimostrare la propria innocenza: articoli di giornale, lettere ricevute dalla presunta vittima («ti ammiro come uomo...»), foto, intercettazioni. «Non avevo mai avuto rapporti fisici con i miei accusatori, neppure un bacetto sulla guancia, e venivo accusato delle pratiche più infamanti». In Tribunale il castello di accuse viene demolito passo dopo passo, un collegio di giudici tutto al femminile lo assolve. Ma la domanda che aleggia è sempre la stessa. Perché? Talice è prudente.

E CONTESTUALIZZA le troppe strane coincidenze che precedono la doppia denuncia. «Avevo costituito il primo nucleo di Polizia provinciale di Monza, con elementi che avevano appena scoperto un traffico di rifiuti sepolti dalla ’ndrangheta in cave clandestine a Seregno, Desio e Briosco...». E mentre la ’ndrangheta «lavorava» - lo dicono le inchieste - per avere uomini di fiducia a capo della Polizia provinciale, Talice ci mette invece chi aveva appena scoperto la «Gomorra brianzola». Poi ci sono le minacce: «A casa dei miei genitori arrivarono lettere di minacce anonime col mio volantino elettorale cui era stata tagliata la testa». C’è poi la questione del controverso Pgt di Seregno. La bozza inizia a circolare, una copia viene addirittura rubata dall’auto dell’allora segretario locale della Lega. Talice non sembra capire e si mette di traverso: «Prevedeva una smisurata cementificazione del territorio». Poi, arriva la denuncia. La notizia di un leghista che violenta due suoi giovani colleghi di partito - fin troppo ghiotta - fa il giro d’Italia. La carriera di Talice è bruciata. E la stessa politica sembra voltargli le spalle, a parte «qualche amico, mia moglie, la mia famiglia, ma soprattutto la gente di Seregno». E adesso? «Avrei fatto politica anche gratis: nel 2000 a 21 anni entrai la prima volta in Consiglio comunale, ero il più giovane; poi nel 2005 presi più voti di tutti, ma non la farò più... ho una bambina stupenda che oggi ha 21 mesi, una famiglia, non posso permettermi che possa accadere loro qualcosa». Se qualcuno voleva far fuori Talice, ci è dunque riuscito. Triste no? «Forse son riusciti a “eliminarmi”... ma non me la sento di fare altro».
dario.crippa@ilgiorno.net


La Lega: può rientrare in Giunta. Allevi frena: il mondo è cambiato
di Monica Guzzi da il Giorno
L’EX ASSESSORE è stato assolto con formula piena? Per la Lega Nord ora Luca Talice merita di rientrare nella Giunta della Provincia di Monza e Brianza, da dove si è dimesso allo scoppio dello scandalo.
Ieri la notizia dell’assoluzione è stata comunicata in Consiglio provinciale dal presidente Angelo De Biasio. I gruppi potranno discuterne nella seduta del 20 giugno. «Sono contento per lui: ha saputo resistere fino alla fine - dice Stefano Tagliabue, capogruppo lumbard in Provincia -. Ci riuniremo per decidere se chiederne il reintegro in Giunta: a nostro parere lo merita, l’ha conquistato sul campo».
«Il reintegro dipenderà dal presidente, da parte nostra nessuna opposizione: mi spiace che abbia pagato un prezzo così alto», dice la capogruppo del Pdl Rosella Panzeri. Il presidente della Provincia, che alla notizia ha telefonato all’interessato per complimentarsi, resta prudente sull’ipotesi di un reintegro. «Questa è una storia che fa molto riflettere, soprattutto se si pensa a ciò che questo ragazzo ha passato in questi due anni dal punto di vista umano e politico - dice Dario Allevi -. L’accusa era fra le più terribili e può rovinare una vita». Difficile però pensare a un suo ritorno in Giunta: «Lui si è dimesso e in questi anni il mondo è cambiato per le province, il cui futuro è più che mai incerto».
 


La Procura cerca un appiglio per presentare ricorso in Appello
di Stefania Totaro da il Giorno

LA PROCURA di Monza potrebbe presentare ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione di Luca Talice. Il pm Alessandro Pepè, che è stato titolare delle indagini sull’ex assessore provinciale monzese e che ha rappresentato la pubblica accusa al processo chiedendo la condanna di Talice a 9 anni per violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico o in subordine la condanna a 5 anni solo per la seconda accusa, attende di leggere le motivazioni della sentenza assolutoria dei giudici del Tribunale di Monza per verificare se, come ha inteso, l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» decisa dal collegio giudicante per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico sia stata adottata in quanto la querela per la presunta vicenda degli atti sessuali con la ex Giovane Padana di Seregno nella cabina delle fototessere del Comune seregnese sia stata presentata tardivamente. In questo caso il pm ha intenzione di ricorrere in appello contro l’assoluzione di Luca Talice. Una questione che non si pone proprio per la difesa dell’ex assessore provinciale monzese, secondo cui l’assoluzione con formula piena da parte dei giudici è stata decisa perché al processo è stata smantellata l’accusa in quanto è stato dimostrato che la ricostruzione fatta dalla denunciante non risultava credibile per le dimensioni della tendina della cabina stessa.

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