Seregno - 'Ndrangheta. I Cristello e gli altri Prima mazzata

di Dario Crippa da il Giorno del 25/07

I NODI vengono al pettine. Il giudice per le indagini preliminari di Milano Simone Luerti, al termine del processo con rito abbreviato, ha inflitto ieri le condanne per dieci imputati. Si tratta soltanto della prima tranche di un’operazione anti-’ndrangheta più grossa, denominata «Ulisse, che era scattata l’11 settembre del 2012 e che aveva portato all’arresto di 37 persone - fra Giussano, Seregno e la Calabria a opera del Ros e della Dda di Milano - accusate a vario titolo di una serie impressionate di reati: associazione per delinquere di stampo mafioso, usura, estorsione, armi.

A portare agli arresti, le rivelazioni di due pentiti, l’ ex boss di Giussano Antonino Belnome e soprattutto il suo vice Michael Panajia, che avevano spiegato come a Giussano e Seregno due «locali» della ’ndrangheta avessero di fatto tentato di risorgere a nuova vita dopo la «strage» di arresti (300 in tutta Italia, una cinquantina solo in Brianza) andata sotto il nome di «Infinito» nel luglio 2010.
Molti dei condannati di ieri sono residenti in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, anche se parecchi dei loro affari si svolgevano in realtà proprio al Nord, in Brianza in particolare.
La pena più pesante - 14 anni di reclusione - è andata a colpire Nicola Nicolaci di Mileto. Subito a seguire Michele Cristello, di San Giovanni di Mileto, condannato a 10 anni: faceva parte dalla locale di Seregno, fratello del capo locale, si occupava secondo l’accusa di droga e di armi. Per lui il pm aveva chiesto 14 anni.

Umberto Cristello dovrà scontare invece 8 anni (11 anni e 4 mesi la richiesta dell’accusa): anche lui ascritto alla locale di Seregno, è il fratello del più noto Rocco Cristello, ex capo della locale, ucciso in un agguato la sera del 27 marzo del 2008 sotto la sua abitazione di Verano Brianza. Si occupava di affari di droga e armi.
Peppino Corigliano di Mileto è stato condannato a 9 anni (12 anni e 8 mesi la richiesta del pm): con la dote di «santa», è stato l’ultimo reggente della locale di Seregno prima dell’«operazione Ulisse». Sei anni e 8 mesi a Salvatore Corigliano di Mileto (sui 10 richiesti). Sei anni e 8 mesi ad Antonio Staropoli (10 la richiesta del pm): Tonino, soprannominato «mungi mungi» e «professore», era un ambulante molto attivo in Brianza. Originario di Mileto ma trapiantato a Cesano Maderno, aveva una piazzola lungo la Valassina dove di giorno vendeva frutta e dolci calabresi e di sera bevande e panini, ma dove soprattutto incontrava altri affiliati della locale di Seregno per smerciare droga o discutere di affari poco leciti. In particolare, Staropoli - in possesso della dote di «sgarro», il primo gradino della ’ndrangheta - era accusato di utilizzare la sua attività di ambulante per nascondere nei furgoni partite di armi destinate alla cosiddetta Faida dei Boschi, che in Calabria aveva portato alla morte di almeno una ventina di persone.

CONDANNATO a 6 anni (su 8 richiesti) Giuseppe Barba di Sorianello, secondo gli inquirenti tuttofare dalla famiglia degli Stagno (ex capi della locale di Seregno, in guerra con i Cristello) per cui custodiva auto rubate, armi e gestiva alcuni night club. Cinque anni e 4 mesi a Francescantonio Mondella di Francica (15 la richiesta), stessa pena a Michele Silvano Mazzeo di Comparni di Mileto (12 la richiesta). Quattro anni più la confisca di tutti i beni a Fortunato Galati di San Giovanni di Mileto (10 la richiesta), cognato del defunto Rocco Cristello e affiliato storico della locale di Seregno, indicato come colluso nel traffico di droga e armi.
Assolto infine Carmelo Cristello detto «U Curtu» di San Giovanni di Mileto, per cui la pubblica accusa aveva chiesto 10 anni di reclusione, fratello del capo locale di Seregno.
dario.crippa@ilgiorno.net

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