Villasanta - Alla Form occhi puntati sulle offerte di salvataggio. Spunta un terzo nome

di Marco Dozio da il Giorno

IL DESTINO dello stabilimento Form di Villasanta e dei suoi 267 lavoratori resta in bilico tra speranza e angoscia. Tra la possibilità di risorgere dalla crisi, attraverso l’arrivo di un nuovo acquirente, e lo spettro del fallimento.

L’AMMINISTRAZIONE straordinaria, obbligata ad abbattere i costi, ha appena messo in cassa integrazione 16 dipendenti. «Chiediamo di applicare il meccanismo della rotazione», spiega Elena Dorin, sindacalista Fiom Cgil, impegnata nella difesa di un’eccellenza del territorio. Perché in via Nino Bixio il lavoro c’è, le commesse non mancano. Si produce componentistica per le migliori case automobilistiche europee, per Bmw, Volkswagen e Renault, solo per citare qualche nome. Eppure il colosso della meccanica rischia il tracollo, la scadenza è serrata: occorre trovare un compratore entro il 30 settembre, altrimenti il commissario nominato dal Ministero sarà costretto a mettere tutti in cassa e a dichiarare la chiusura definitiva. Per inquadrare la vicenda bisogna riavvolgere il nastro e tornare a fine luglio, quando l’unico interlocutore in campo, la società vicentina Vei, si ritira dalla trattativa per l’opposizione della «componente cormanese». Il Gruppo Form ha tre stabilimenti lungo la penisola: a Cormano, Villasanta e Quero in provincia Belluno, per un totale di 660 lavoratori. I veneti avevano deciso di puntare sul sito brianzolo, prospettando 170 esuberi per la fabbrica dell’hinterland milanese. Da qui l’impossibilità di arrivare a un accordo, anche perché il bando ministeriale imponeva l’acquisto in blocco delle tre unità produttive. Nel frattempo le carte in tavola sono cambiate, il Ministero ha rimodulato le condizioni di vendita prevedendo l’opzione dello «spacchettamento». In sostanza il miglior offerente, quello ritenuto più affidabile, potrà rilevare Villasanta senza accollarsi Cormano. E dunque è rinata la speranza. Si sono fatte avanti due società, tra cui la stessa Vei, che giovedì scorso ha incontrato i sindacati, mentre mercoledì è previsto un vertice con la seconda società, interessata a rilevare tutti e tre gli stabilimenti, e un terzo operatore interessato a Villasanta e Quero si è fatto avanti per un summit il giorno successivo.

«C’È TEMPO fino al 15 settembre per presentare le offerte», precisa Elena Dorin, che in ogni caso preferisce mantenere un profilo prudente. «Si è aperto uno spiraglio, ma la situazione resta molto delicata. Il tempo stringe, non ci sono altre risorse a disposizione e in questa fase non è consentito creare debiti». Le parti sociali porranno condizioni chiare ai possibili acquirenti. Sul mantenimento dell’attuale livello occupazionale, ma non solo. «Vogliamo garanzie sulla solidità finanziaria, chi è interessato al sito deve assicurare un piano industriale fatto di investimenti».

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