Seregno - La Procura ricorre contro Talice: «Non andava assolto, è colpevole»

di Stefania Totaro e Laura Marinaro da il Giorno

LA PROCURA di Monza ricorre in appello contro l’assoluzione di Luca Talice dall’accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Lo ha deciso il pm Alessandro Pepè, che è stato titolare delle indagini sull’ex consigliere comunale della Lega Nord di Seregno e sospeso assessore alla Provincia di Monza e che ha rappresentato la pubblica accusa al processo chiedendo la condanna di Talice a 9 anni per violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico o in subordine la condanna a 5 anni solo per la seconda accusa, dopo l’esposto presentato da due trentenni, una ragazza, F.F. e un ragazzo, D.G., ex giovani Padani poi consiglieri comunali indipendenti al Comune di Seregno, che hanno denunciato di essere stati costretti ad abusi sessuali dalle pressioni psicologiche di Talice. Il magistrato, dopo avere letto le motivazioni della sentenza assolutoria «perché il fatto non sussiste» dei giudici del Tribunale di Monza, vuole riprovare a ottenere una condanna di Luca Talice per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico per la presunta vicenda degli atti sessuali con la ex Giovane Padana di Seregno nella cabina delle fototessere del Comune seregnese. Secondo il pm l’assoluzione decisa dal collegio giudicante per l’accusa di atti osceni in luogo pubblico è stata adottata in quanto la querela risultava presentata tardivamente e non perchè non ci fossero elementi per ritenere la responsabilità dell’imputato. Una questione che non si pone proprio per il difensore dell’ex assessore provinciale monzese, l’avvocato Luigi Peronetti, secondo cui l’assoluzione con formula piena da parte dei giudici è stata decisa perché al processo è stata smantellata l’accusa in quanto è stato dimostrato che la ricostruzione fatta dalla denunciante non risultava credibile, anche per quanto riguarda l’accusa di atti osceni, a partire dalle dimensioni ridotte della tendina della cabina stessa. Nella motivazione della sentenza di assoluzione i giudici hanno ritenuto le dichiarazioni delle due parti civili «poco lineari e a tratti contraddittorie circa le minacce e la consapevolezza nell’imputato di imporre pratiche sessuali contro la loro volontà». E ancora: «Colpisce nelle conversazioni sulle deposizioni da rendere al pm della F. – scrivono i giudici – il ridere nelle espressioni....».

FONDAMENTALE secondo i magistrati la ricostruzione di una sorta di disegno, una macchinazione studiata a tavolino dai due denuncianti, insieme ad altri politici seregnesi di corrente opposta a quella di Talice (in particolare l’ex assessore all’Urbanistica Attilio Gavazzi), per far fuori l’ex assessore provinciale. Come ha dichiarato in aula l’assessore Enrico Elli: «Avevo sentito da un collega che Talice doveva smetterla di mettersi di traverso sul Pgt di Seregno perché lo avrebbero fatto fuori; il collega mi ha detto che lo aveva sentito al bar ma mi sembrava strano». Infine i giudici chiosano nella motivazione della sentenza: «È stato più volte chiesto nel dibattimento cosa avrebbero guadagnato le due persone offese dal presentare siffatte denunce, ma si è forse trascurato di approfondire che cosa avrebbe avuto Talice da perdere».

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