Agrate Brianza - Fallimento X-Pharma: 6 alla sbarra

di Stefania Totaro da il Giorno

PRIME testimonianze al processo al Tribunale di Monza per il fallimento della «X-Pharma spa», la multinazionale farmaceutica di Agrate Brianza dichiarata fallita nel marzo del 2009 con un buco di 22 milioni di euro e che ha lasciato senza lavoro 376 informatori scientifici.
Tra i 6 imputati di bancarotta fraudolenta al processo anche i 4 già condannati con il rito abbreviato nel primo troncone dell’inchiesta, che hanno già pagato a vario titolo un risarcimento dei danni alle parti civili di circa 300mila euro: Francescantonio Fabbrocino, 52 anni, della provincia di Salerno, già condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione, mentre 3 anni e 10 mesi sono stati già inflitti a Giovanni Di Brita, 36 anni, commercialista residente a Salerno, 3 anni e 4 mesi a Frederick Francois De Luca, 43 anni, di origine francese e residente nella provincia di Ascoli Piceno e 2 anni e mezzo di reclusione a Felice De Prisco, 55 anni, residente a Verbania. In udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Monza aveva invece patteggiato la pena sospesa di 2 anni l’unico imputato brianzolo, Maurizio Rollero, 57 anni, di Bernareggio, presidente del consiglio di amministrazione di X-Pharma, che ha sborsato 250mila euro alle parti civili, le quali ora al processo possono chiedere ancora i danni morali. In vista ci sarebbe un altro risarcimento dei danni di 6,6 milioni di euro e altri 101 lavoratori si sono costituiti parti civili. Ma finora nessuno ha ancora visto un soldo di risarcimento.
Secondo l’accusa X-Pharma è stata portata al dissesto assumendo personale proveniente da multinazionali francesi o belghe che volevano evitare di aprire per i lavoratori in esubero procedure di mobilità, in cambio di somme corrisposte come anticipi sulle mensilità e sul Tfr per ogni lavoratore assunto, denaro servito per ottenere liquidità e fare salire il valore delle azioni della X-Pharma nel tentativo di vendere una bella scatola vuota. Quando il progetto di vendita non era andato in porto, sempre secondo l’accusa, gli imputati avrebbero prosciugato definitivamente le casse della società.

IERI uno dei curatori del fallimento ha ripercorso le varie fasi della storia societaria: dalla cessione di rami d’azienda a piccole società con capitale sociale di soli 10mila euro, tutte controllate da un Gruppo tedesco, che ogni tanto finanziava con milioni di euro le controllate italiane, all’impossibilità di coprire i costi del personale con il fatturato, ad una contabilità ritenuta non corretta che avrebbe reso meno evidente lo sbilancio dei conti societari non permettendo la necessaria dichiarazione di liquidazione delle società, che alla fine hanno portato al fallimento. Accuse negate dagli imputati, secondo cui l’obiettivo era aprire nuovi mercati del farmaco e acquisire contratti. 

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