Processo Miriadi - L'incontro della "pistola" fu voluto da Giuseppe Malaspina

di Cronos

Gli uomini che hanno vissuto sul finire degli anni ‘80 il sanguinoso regolamento di conti ordinato dal boss dell’ndrangheta Franco Coco Trovato per mantenere il controllo sull’edilizia in Brianza, sfilano nell’aula del Tribunale di Monza. 

Sono i testimoni della difesa, parenti degli imputati accusati d’aver tentato di sequestrare il costruttore Carlo Malaspina per estorcergli denaro e tornare in possesso di un terreno in via Principato a Vimercate.

Elegante in completo grigio, camicia bianca e cravatta blu, bottiglietta d’acqua per dissetare di tanto in tanto la gola, Antonio Malacrinò, muratore dal 1985 e titolare con la moglie Grazia D’Amico di un’attività di costruzioni, in puro stile gentiluomo del Sud, dà la mano alla presidente e quindi s’accomoda.

Ascolta impassibile il pubblico ministero Marcello Musso che dà comunicazione alla Corte del deposito di un paio di sentenze .

Non si tratta di atto a sorpresa e nemmeno di un asso nella manica del pm”, tiene a precisare il dottor Musso, facendo riferimento alle sentenze depositate nella precedente udienza per l’omicidio a Muggiò di Santo Zampaglione ucciso da Giuseppe Malaspina e Carmelo D’Amico.

Le sentenze depositate in questa udienza riguardano Miriadi Antonio e i deceduti Assunto Miriadi e Carmelo D’Amico: “per detenzione d’esplosivo e incendio dell’abitazione di Galbusera a Vimercate. Nonchè - aggiunge il PM - di altra sentenza del gennaio 1996 contro Miriadi Antonio, Miriadi Assunto, Antonio Girasole per vari reati tra cui il 416 bis da cui poi sono stati assolti, ma non dal 416”(in realtà sono stati assolti anche dal 416 - ndr). E per giustificare il deposito in questo processo precisa “Dopo 15 anni ci ritroviamo con i Miriadi e i Girasole…”.

Mentre l’avvocato Luca Ricci, parte civile di Giuseppe Malaspina, consegna la sentenza passata in giudicato per una truffa da 1,1milione di euro subìta dal titolare della Gimal ad opera di due persone non coinvolte in questo processo.

Espletata la consegna degli atti, inizia la deposizione del teste Antonio Malacrinò che, senza incertezze né tentennamenti, risponde alle domande dell’avvocato Gianbattista Colombo, difensore di Giovanni Miriadi.

Racconta che da Montebello Ionico si è trasferito a Vimercate nella primavera del 1960 e che conosceva Giuseppe Malaspina perchè i suoi genitori avevano terreni confinanti ma che, a Vimercate, Giuseppe è arrivato una ventina d’anni dopo. “Ho iniziato a lavorare come muratore e non ho mai lavorato con i Malaspina. Anche se mi avevano offerto lavoro...Mia figlia che è architetto, ha lavorato alla Gimal per un anno e mezzo, tra il 2004 e il 2005. Poi si è trasferita a Lugano”.
Ha avuto occasione d’incontrarsi con Giuseppe e Carlo Malaspina e con Enrico Galbusera?”.
“Sì. A fine luglio 2012 ho ricevuto la telefonata da una donna che mi ha passato il geometra Malaspina (Giuseppe - ndr). Il quale mi ha pregato di andare da lui alla Gimal, urgentemente. Alla Gimal, ho trovato anche Carlo Malaspina ed Enrico Galbusera che conoscevo bene perchè era stato geometra di Assunto Miriadi e per Malaspina faceva i disegni. Giuseppe Malaspina ha detto a Galbusera: digli che quando ho acquistato il terreno era sgombro dal materiale. Materiale edile venduto per 18 milioni con una parte di questi soldi è stata data a Michele Novella”.

Perchè Malaspina chiede a Galbusera di spiegare del materiale?”.
“Io non avevo chiesto niente. Sono stati loro a dirmelo: i miei nipoti avanzavano richieste su quel materiale che era in deposito (in via Principato a Vìmercate - ndr).
La notizia che il terreno era vuoto, che il materiale non c’era più, doveva restare segreta?”, chiede il legale.
“No. Io la dovevo riferire ai mie nipoti. Faccio un passo indietro, Carlo Malaspina ha detto al fratello Giuseppe, perchè non gli vendi il terreno? Giuseppe ha risposto: Mah!”.

Si lasciano, Antonio Malacrinò e Giuseppe Malaspina con la promessa di risentirsi dopo le vacanze.
“Infatti Giuseppe Malaspina mi ha telefonato dicendomi se potevamo fare un incontro a casa mia con i miei nipoti: Giovanni e Vincenzo Miriadi. E l’incontro c’è stato: era settembre, una domenica. Poteva essere l’8 o il 10 settembre. Sono arrivati Ninni e Vincenzo…”.
Chiosa il pubblico ministero: “Questa è la seconda riunione…”.

“Quella domenica a casa mia prima sono arrivati Ninni e Vincenzo e ci siamo messi a mangiare qualcosa: pane e formaggio. Poi è arrivato Giuseppe Malaspina e ci siamo spostati in salotto mentre mia moglie stava in cucina, con la porta chiusa, a preparare il pranzo. Con Malaspina ci siamo salutati, aveva un’aria normale. Da persona civile. Dovevamo soltanto chiarire. Malaspina voleva vendere e loro volevano acquistare. Ad un euro in meno. Ma non sapevamo quanto voleva Malaspina”.

Chiede al teste l’avvocato Colombo: “Lei aveva un borsello? Vincenzo aveva un borsello o un marsupio?”.
“Ne io né Vincenzo!”.
Vincenzo o Giovanni avevano una pistola?”.
“Avvocato, sta scherzando?”.
Insiste il legale: “Per caso avevate coltelli?”. Altra risposta negativa.
Quindi lei, Antonio Malacrinò, non ha visto né armi da fuoco né coltelli?”. “Assolutissimamente no!”.

Restano circa 15 minuti i nipoti a casa Malacrinò. Se ne vanno e Giuseppe Malaspina chiede cosa stia cucinando Grazia, la moglie. “Polpette. Volete assaggiare?”, è la risposta.

Sulla veranda di casa il titolare della Gimal mangia polpette, poi viene accompagnato al cancello e Malaspina s’avvia a piedi verso la vicina casa del fratello Carlo.

“Verso il 20 settembre - continua a raccontare il teste - Giuseppe Malaspina mi telefona pregandomi di passare nel suo ufficio per parlare del prezzo del terreno. Ci sono andato e anche questa volta c’erano anche Carlo e il geometra Galbusera. Giuseppe Malaspina mi ha detto che il prezzo era 2milioni di euro meno 1 euro. Qualche giorno dopo ho detto a Ninni (Giovanni) la cifra richiesta. Da quel momento non ho più incontrato né Carlo né Giuseppe e neppure i miei nipoti”.

Altra domanda dell’avvocato Colombo: “Perchè Giuseppe Malaspina chiama lei per parlare coi nipoti?”.
“Con i Malaspina ci conoscevamo. Forse pensavano che io potessi sistemare le cose”.

Lei dice sistemare le cose. C’era un contratto?”.
“Ho saputo che c’era questo contratto relativo ai materiali quando sono andato per la prima volta alla Gimal. Galbusera aveva pregato Giuseppe Malaspina di acquistargli il terreno”.
Siete entrati in merito al materiale in deposito?”.
“No”.
Che motivo aveva Giuseppe Malaspina di offrire il terreno ad un euro in meno? Lei sapeva già il costo? Era forse tradizione?”.

“Non sono in grado di dare una risposta”, dice Malacrinò.

E la presidente:
Giuseppe Malaspina e i suoi nipoti erano legati da amicizia?”.
“C’era un pregresso rapporto d’amicizia tra famiglie”.
Il dottor Musso sottolinea:
Per completezza, lei riferisce di 2milioni meno un euro. Non le è stato chiesto il valore del materiale, non avete affrontato l’argomento nel luglio 2010? Galbusera lo aveva venduto. Era tanto o poco?”.
“Non so. La richiesta dei mie nipoti era un miliardo di lire, è stato venduto per 30 milioni”.
Quindi - insiste la pubblica accusa - lei sa che i nipoti domandavano?”.
“Io non so se i miei nipoti avanzavano…”.
I nipoti volevano un miliardo, Galbusera aveva recuperato 30 milioni…”, aggiunge il pm.

La presidente: “Galbusera aveva dato una cifra a Michele Novella affinchè la desse ai suoi nipoti…”.
“Sei milioni di lire”. “Lei pm non mi deve confondere - dice Malacrinò rivolto al dottor Musso.

E perchè mai dovrei confonderla? Attribuisca i ruoli giusti. Sono 30 o 18 i milioni pagati a Galbusera per il materiale?”.
“Ha venduto a 18 e 6 li ha dati a Novella”.
Senza voler confonderla, sua moglie, Grazia D’Amico è sorella di Antonio D’Amico? Prozia degli odierni imputati? Sa se Carmelo D’Amico, fratello di sua moglie ha avuto precedenti con Giuseppe Malaspina?.
“So che sono stati condannati e Carmelo è stato in carcere con Malaspina. Carmelo dopo essere stato condannato è stato assolto”.
Lei fa anche l’avvocato?”, ironizza il pm.
Il dottor Marcello Musso puntualizza le sue domande su vicende processuali della famiglia D’Amico, la presidente Letizia Brambilla interviene: “Le vicende della famiglia sono documentali”.

L’avvocato Luca Ricci domanda al teste:
La sua impresa ha lavorato per i Malaspina a Vimercate in via Tolmino?”. “Mai! Se ci sono fatture che le tirino fuori. Mi dicano dove, come e quando”, è la risposta.
Il legale: “Si lavora anche in nero”. E quindi avanza l’ipotesi che la figlia di Malacrinò abbia lavorato quattro anni alla Gimal e non uno e mezzo. Poi domanda a Malacrinò se ha parlato con qualcuno prima dell’arresto dei nipoti.

Fausto Giordano mi ha invitato a Meda in pizzeria. E lì ho trovato Gino Sclapari che mi ha fatto molte domande su Giuseppe Malaspina. Io non potevo sapere di cose che sarebbero poi successe. Dopo gli attentati e gli arresti dei miei nipoti ho certo parlato con alcune persone…”

Ad una domanda dell’avvocato di parte civile, Gerardo Perillo, risponde: “Avessi saputo che i mie nipoti erano in contrasto con i Malaspina non mi ci sarei messo di mezzo”.
Altra domanda: “I suoi nipoti hanno la capacità economica per acquistare il terreno di via Principato a Vimercate?”.
“Non so quanto è stato pagato. Si fosse trattato di 200 o 500mila euro si poteva parlarne. Con 2milioni l’argomento era chiuso”.

Congedato il teste depone Demetrio Battaglia, titolare di un bar, il cui fratello a Vimercate aveva firmato cambiali finite a Carlo Malaspina.
“Mio fratello si doveva trasferire al sud e aveva bisogno di soldi.
Mi aveva chiesto se gli firmavo alcune cambiali. Nel luglio 2006, un paio di giorni prima della scadenza Carlo Malaspina, accompagnato da due persone, (riconosce gli imputati Vincenzo Miriadi e Mario Girasole - NdR) si presenta e mi chiede di onorare la firma e di dargli soldi in contanti. Mi disse che la banca aveva detto che non avevo fondi. Cosa assolutamente non vera. Avevo il fido. A scadenza le cambiali le ho pagate, non sono state protestate. Pensavo d’essere stato chiamato oggi perchè quel giorno mentre Mario Girasole stava salendo in auto mi aveva guardato in modo interrogativo dicendomi: che vuoi? Mi ero preso un pugno e uno schiaffo. Ho denunciato l’accaduto ai carabinieri”.

Alla domanda se suo fratello avesse avuto rapporti d’affari con Carlo Malaspina risponde: “Non so. Prima di partire a me aveva detto d’aver sistemato tutto. Quel che so è che aveva bisogno di contanti e che conosceva Carlo Malaspina”.

E’ quindi la volta di Giuseppe Miriadi che prima di entrare in aula s’era trattenuto a cordiale colloquio con il pm Walter Mapelli che dopo l’uccisione di Assunto Miriadi lo aveva fatto arrestare. Professore, già vice preside di un istituto tecnico a Vimercate, Giuseppe Miriadi ha tenuto incontri sulla legalità con i magistrati Italo Ghitti e Walter Mapelli partecipando al convegno “Legalità e regole”.

L’avvocato Attilio Villa chiede al teste se sa perchè è stato ucciso suo fratello Assunto Miriadi. “Per un debito di lavoro con il gruppo dei Coco Trovato”.
Ammette di non avere “purtroppo” rapporti coi nipoti sotto processo. Da una decina d’anni. Gli viene chiesto del terreno di via Principato. “Ci andavo quando c’era il cantiere. Collaboravo coi miei fratelli facendo un secondo lavoro. Quando mio fratello nel ‘76 fu ucciso il dottor Mapelli mi imputò del 416 bis in concorso coi miei fratelli”.

L’avvocato Villa ricorda che “per il 416 bis Giuseppe Miriadi venne assolto in primo grado”.
Poi ritenuto 416 normale - interviene la pubblica accusa”.

Spiega il teste che al processo per l’uccisione del fratello Assunto non ha potuto essere parte civile e all’avvocato Luca Ricci che gli contesta il fallimento della società e la condanna per bancarotta risponde: “La proprietà era di mio fratello e di Enrico Galbusera”.
Suo fratello avrebbe dato molti soldi a Galbusera”, chiede la presidente.
“Ho parlato con Galbusera solo quando ha preso un appalto a Vimercate e la cooperativa si è trovata con un debito di 28milioni di lire. Ho allora indetto un’assemblea pubblica con i soci della cooperativa e da presidente - dopo aver esautorato il presidente in carica - ho assegnato i 40 appartamenti previsti. Il geometra Galbusera aveva assegnato al vigile Fornari un l’appartamento della cooperativa che non ha mai consegnato, prendendenosi un appartamento. Penso che per questo fatto Galbusera sia stato arrestato. Alla cooperativa Galbusera emetteva fatture utilizando un architetto. Fatture che io mi sono sempre rifiutato di pagare”.

E sul materiale in giacenza Giuseppe Miriadi dichiara: “C’era una bella attrezzatura”.
Le risulta che Galbusera fossero stati dati soldi per ottenere un appalto?”, domanda Letizia Brambilla.
“Probabilmente”. E’ la risposta.

Ultima testimonianza importante della giornata è quella di Antonio Miriadi, classe 1952. Fratello di Assunto e Maria Miriadi. Indagato col fratello Giuseppe e GiorgioAlberti per estorsione e associazione di stampo mafioso. Condannato nel 1999 a 5 anni e poi, assolto dall’associazione mafiosa.
L’8 ottobre 1999 Antonio Miriadi si costituisce al carcere di Opera proclamandosi innocente. Resta detenuto per tre anni e quindi, per buona condotta, viene ammesso all’affidamento. Poi trasferito a Crema. Era socio e collaboratore di Assunto Miriadi. “Dalla morte di Assunto nel cantiere di Vimercate non ho più messo piede. Avevamo in deposito materiale per 200/300 milioni di lire. Un giorno, venendo a trovare mia mamma, ho incontrato i nipoti, Ninni mi ha chiesto qualcosa e io gli ho detto: lasciate stare. Ho saputo che mio nipote vendeva appartamenti e li ho pregati di non immischiarsi con i Malaspina. Giravano voci che non pagavano i fornitori. Ho detto loro di stare alla larga”.

Il pm Marcello Musso chiede lumi sull’accusa di omicidio da cui è stato assolto. Spiega il teste: “Carmelo D’Amico (con Giuseppe Malaspina - ndr) era stato accusato d’aver ucciso a Muggiò, Santo Zampaglione. Poi un pentito fa il mio nome per l’omcidio di lupara bianca di Giuseppe Zampaglione, il fratello..”
Si diceva che lei avesse fatto sparire Giuseppe Zampaglione…”, interviene la presidente. “E’ stato prima condannato e poi assolto per quel reato”, ammette il pm.

Quando al teste viene chiesto del geometra Galbusera e del fatto che i Miriadi stavano in casa del geometra, Antonio Miriadi spiega: “Il contratto di locazione era intestato a me perchè avevo necessità d’avere residenza in loco dovendo portare i figli di Assunto a scuola. Ecco perchè quando Galbusera intimò lo sfratto, venne notifcato a me”.

Dopo l’intimazione di sfratto Galbusera ebbe danni all’auto, l’incendio della casa e ci fu un cambio di lucchetti al cantiere”, domanda l’avvocato Ricci.
“A meno che non siano stati gli odierni imputati…”, si oppone l’avvocato Villa.

Insiste il legale di Giuseppe Malaspina: “Il giorno dopo venne sostituito il lucchetto al cantiere. La moglie di Galbusera disse d’aver visto Giovanni Tripodi (poi ucciso con Assunto Miriadi - ndr) accompagnato da Antonio Miriadi fare la sostituzione”. Rumoreggiano dal gabbio gli imputati, la presidente li invita a “comportarsi da persone adulte”.

Tocca infine testimoniare a Cosimo Crea, fratello dell’imputato (agli arresti domiciliari) Isidoro Crea.
Parrucchiere a Vimercate, il teste riferisce d’aver rivisto il fratello soltanto cinque mesi dopo l’arresto. “Con i Malaspina e soprattutto con Carlo, Isidoro aveva un vero rapporto d’amicizia. Quando il 25 aprile 1988 mi sono sposato (viene consegnata una foto della cerimonia ), non solo Carlo e Giovanni sono venuti al matrimonio. Ma anche Santo (nel 2000 trasferitosi in Albania, ha accusato il fratello Giuseppe di volerlo fare uccidere dalla malavita albanese NdR).

Giuseppe spesso si serviva di Santo come autista, così come Isidoro spesso chiamato da Carlo.
Alla domanda dell’avvocato Andrea Orabona, difensore del fratello che gli riferisce la testimonianza di Giuseppe Malaspina
“Isidoro per un debito morale sarebbe andato dai Miriadi a fare un’ambasciata mafiosa”, il teste risponde:
“Lo escludo assolutamente. Non è mai andato da nessuno a fare ambasciate. E’ una cosa assurda.

In conclusione dell’udienza l’avvocato Giambattista Colombo chiede lumi sull’acquisizione come prova della maglia che Carlo Malaspina indossava il giorno del tentato sequestro, reperto esaminato della Dia di Milano.
“Quando è stata consegnata alla Dia?”, domanda la presidente.
“Non risulta consegnata al momento della denuncia il 26 novembre”, risponde il legale.

L’udienza del 25 settembre concluderà il dibattimento.
Requisitoria del pm Marcello Musso il 2 ottobre dalle 9,30. 

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