Processo Miriadi - Chiesti dal pubblico ministero Musso 77 anni di carcere per il tentato sequestro di Carlo Malaspina

di Cronos

Due ore di requisitoria del pubblico ministero Marcello Musso al processo per il tentato sequestro del costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.
Al termine la richiesta di condanna dei quattro imputati per complessivi 77 anni di carcere.

27 anni e mesi 2 a Giovanni Miriadi; 21 anni a Mario Girasole; 17 anni e 2.800 euro di multa a Vincenzo Miriadi; 12 anni e 1.500 euro di multa a Isidoro Crea.

“La verità è un viaggio che abbiamo fatto insieme con il Tribunale e con il dibattimento delle parti”, spiega il Pm che cita anche una frase di Indro Montanelli: “Le notizie non le so fino a quando non le scrivo” consegnando alla presidente del Collegio 1, Letizia Brambilla, copia con circostanziati appunti. “E’ soltanto un contributo del Pm per la ricostruzione dei fatti che vada oltre la superficie”, tiene a precisare.

“Grazie all’esposizione del teste Vanci (funzionario della Dia di Milano – ndr) ho avuto conoscenza dettagliata dei rapporti intercorsi tra le famiglie Miriadi e Malaspina. Per me questa testimonianza è stata importante, anzi fondamentale per richiedere per gli imputati l’aggravante del metodo mafioso. L’esposizione di Vanci ha attualizzato il metodo operandi degli imputati perché riguardava l’agire mafioso, le frequentazioni ’ndranghetiste tra i Miriadi, Girasole e i Malaspina.
La testimonianza di Vanci, i verbali di OCP (Osservazione Controllo Pedinamento NdR) prodotti dal teste Carboni oltre a documenti riguardanti Giuseppe Malaspina e le telefonate intercettate trascritte e non, di cui chiedo la trascrizione, formulano una prova. Il teste Vanci – aggiunge – ci ha rivelato gli incontri tra i Miriadi, i Malaspina, il geometra Galbusera e Antonio Malacrinò (zio degli imputati NdR) che sono il filo conduttore della vicenda”.

“Gli imputati fanno parte di un gruppo criminale che è armato – continua la pubblica accusa – ed ha come centro d’interesse il terreno (di via Principato a Vimercate – NdR) messo in vendita da Galbusera. C’è il tentativo d’estorsione perché il gruppo dei Miriadi cerca con la violenza di fare suo il terreno quando questo diventa edificabile e aumenta il suo valore”.

“Giudici, credetemi, sapete quando iniziano i fatti? - continua il dottor Musso - Quando Foti Bartolo e Vincenzo Cotroneo vengono messi fuori dall’azienda di Giuseppe Malaspina”.
Il pubblico ministero osserva che venuti meno i due mafiosi ( Bartolo Foti , condannato nel processo “Infinito” a 8 anni di carcere, il nipote Vincenzo Cotroneo, assolto – ndr) nell’azienda del Malaspina, si rompe il rapporto di rispetto che c’era fino a quel momento.
“I due soggetti garantiscono a Malaspina una protezione “mafiosa”, di sicuro criminale. Sì, criminale: di questo siamo certi. Che passa anche attraverso l’equilibrismo spiegatoci da Malaspina che ci racconta di appartamenti ceduti a minor costo, garage e quant’altro. Volontariamente Giuseppe Malaspina, volontariamente paga per proteggere i suoi lucrosi affari”.

“Il suono di campanella – spiega il pubblico ministero – squilla per gli inquirenti con la missiva datata 6 dicembre 2012 in cui il vice sindaco di Vimercate, Roberto Rampi, giustifica la presenza in Comune della dipendente Lara Girasole (a fine udienza Lara Girasole ha smentito d’essere mai stata dipendente del Comune di Vimercate – ndr), sorella di Mario Girasole. Sembra che il Comune volesse quasi discolparsi di qualcosa affermando (la lettera è stata inviata alla Dia di Milano – ndr) di non sapere che Lara Girasole fosse sorella o cugina delle persone arrestate”.

“All’interno del Comune – ci ha detto Vanci – qualcuno ha dato informazioni sul piano di lottizzazione del terreno di via Principato e solo a quel punto, saputo del passaggio del piano di lottizzazione sono iniziate le manovre estorsive, i colpi sparati contro la Gimal, la bottiglia incendiaria alla Progeam, ecc.
Vanci ha ricostruito i fatti e ci ha detto che a fare da ambasciatore è stato sicuramente Isidoro Crea che si è difeso parlandoci di un contratto per un appartamento, cambiali firmate che Malaspina doveva ritirare. Nossignori! Lo dicono anche quelli della Gimal che Crea portava le ambasciate e quindi va condannato”.

Torna poi sulla questione del terreno diventato edificabile “che è il succo di tutta questa vicenda. Parliamo degli atti intimidatori che coincidono con atti del Comune di Vimercate.
Il rapporto tra Girasole Lara e l’Amministrazione? Possibile.
Va detto che c’erano molti canali di comunicazione sulla procedura d’approvazione di quel terreno: i canali sono infiniti. Il pm non dice che ai Miriadi dell’approvazione del PII relativo al terreno di via Principato lo abbia detto la sorella di Girasole. Non è importante la fonte perché c’è la prova logica (la missiva di Rampi Ndr) che è stata Lara Girasole. Il pm non vuole perdere tempo. Qui c’è in ballo la mafia e l’articolo del codice dell’aggravante del metodo mafioso. Malaspina nonostante le azioni eclatanti degli ordigni e dei colpi di pistola non cede.”

“Il teste Giuseppe Malaspina – continua il pubblico accusatore – ci dice che alla presenza del suo legale e di un architetto gli era stata data assicurazione che il terreno era stato inserito nel Pgt. Poi, a seguito dei fatti delittuosi l’Amministrazione cambia opinione. C’è una svolta inspiegabile a seguito di questa turbativa in un certo senso mafiosa. Il teste Malaspina è persona certamente più idonea a comprendere, a percepire, la “mafiosità” della situazione: è un esperto di mafia!”

A questo punto il pm Marcello Musso pronuncia questa frase: “Il terreno di Vimercate non era più edificabile, qualcuno ha fatto un ricorso d’urgenza (art 700 cpc) perché si è sentito danneggiato e perché c’era stata la svolta dell’Amministrazione e qualche promessa era stata fatta… Questo ricorso produce la missiva del competente assessore che comunica il diniego alla società Martesana srl. S’impugna al Tar la delibera comunale. Malaspina ci ha detto “d’essere stato chiamato dal sindaco che era bianco e che c’era anche l’ingegner Cirant, ci è stato detto che il PII era stato cancellato. L’avvocato Santamaria ha raccolto le nostre carte e ce ne siamo andati”.
Giuseppe Malaspina è un tecnico nel raccogliere messaggi mafiosi e questo è l’indizio del metodo mafioso, una intimidazione ’ndranghetista”.

Il processo “Infinito” ha fatto luce sulle “locali” della 'ndrangheta in Brianza, senza toccare Vimercate. Ci pensa il dottor Musso che salda i rapporti tra Bartolo Foti (locale di Desio) e i Miriadi. Richiama le telefonate tra Miriadi e Cotroneo dopo l’incarcerazione di Foti, e l’intercettazione tra Vincenzo Miriadi e tale Molisano.
“Ho fatto un balzo alto così – dice la pubblica accusa alzando il braccio destro fin quasi a toccarsi i capelli – il padre del Miriadi (Assunto – ndr) aveva l’esplosivo, il figlio dice d’avere un fucile a pompa. E poi, signor Presidente, a fine udienza deposito l’intercettazione (ex art 507 cp) - su un cellulare francese - nella quale si sente Giuseppe Foti che insegna a Vincenzo Miriadi la formula dell’affiliazione alla ’ndrangheta”.

“Questa conversazione attualizza i profili ’ndraghetisti allargando a Vimercate la presenza delle locali” e quindi aggiunge “Giuseppe Foti, residente all’estero (in Francia – ndr), interviene nella vita dei Miriadi per mediare contrasti insorti nell’acquisto di una Mercedes. E ancora Vanci ci indica contrasti insorti tra i Miriadi (i nipoti sotto processo ndr) e Antonio Miriadi (li aveva consigliati di non avere rapporti con Giuseppe Malaspina NdR) “.

Non fa sconti neppure a Giuseppe Malaspina il pm quando, dopo aver ricordato la pena inflittagli per l’omicidio di Santo Zampaglione, dice: “se si mette assieme la sua mancanza di credibilità di quando fu condannato ad una pena di 14 anni di carcere e la si confronta con l’ulteriore versione data davanti a questo Tribunale il teste non è convincente nel riferire i rapporti avuti con D’Amico, Galbusera e Miriadi”.
Sottolinea però che non è a giudizio Giuseppe Malaspina che “invece in questa vicenda è la parte offesa”.

Prima della requisitoria del Pubblico Ministero sono stati visionati dai giudici gli spezzoni dei filmati registrati dalle telecamere durante l'attentato alla Gimal di Vimercate e il filmato della persona che depositò fiori, guanti e rosmarino sul tetto dell’auto di Antonio Malaspina parcheggiata sotto casa a Velate.
La Corte ha deciso che le immagini non sono utili e che non è necessaria alcuna perizia.
Il 7 ottobre la parola passa alle parti civili, gli avvocati Luca Ricci e Gerardo Perillo

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