Villasanta - Crisi Form. I sindacati difendono la scelta bocciata dai lavoratori

di Marco Dozio da il Giorno

«VOGLIO rassicurare i lavoratori Form di Villasanta: nessuno intende penalizzarli. Al contrario, l’accordo con Albertini rafforzerà la fabbrica villasantese».

NICOLA Alberta è il numero uno della Fim Cisl in Lombardia. In prima persona, insieme ai colleghi della Fiom Cgil, ha condotto le trattative che hanno portato all’intesa con la Cesare Albertini di Turate. Intesa contestata dal 70 per cento dei 260 dipendenti dello stabilimento brianzolo (che produce componentistica per Renault, Bmw e Volkswagen), firmatari di una petizione favorevole alle altre due offerte, quelle dei vicentini Vei e dei pescaresi Raicam, disposti a investire sui siti di Villasanta e Quero prospettando però 200 licenziamenti a Cormano. Mentre Albertini ha garantito l’assunzione di tutti i 660 lavoratori del gruppo. Tensioni tra operai villasantesi e cormanesi, minacce ai promotori della raccolta firme, clima avvelenato.
«Si è creata una contrapposizione tra stabilimenti, è mia intenzione riportare serenità spiegando che abbiamo firmato un accordo con l’impresa che ha fornito garanzie specifiche. Il piano industriale di Albertini è stato vagliato da una società esterna specializzata nelle analisi economiche e finanziarie, che ne ha certificato la sostenibilità. Vei e Raicam non hanno nemmeno presentato un piano industriale approfondito», spiega il segretario generale della Fim lombarda, assicurando di non sottovalutare la posizione di contrarietà maggioritaria. «Il messaggio dei lavoratori è stato chiaro, non buttiamo via questa istanza legittima, ma riteniamo di aver svolto il nostro ruolo di sindacalisti in modo serio e rigoroso. Siamo tranquilli rispetto a ciò che abbiamo firmato. Con la dismissione di Cormano, programmata nei prossimi due anni, saranno potenziati i siti di Villasanta, Quero e Turate. Il nostro obiettivo è salvaguardare l’occupazione e il patrimonio industriale di Form. Come avremmo potuto privilegiare chi vuole cancellare 200 posti di lavoro?». I firmatari della petizione alla «piccola» Albertini avrebbero preferito due giganti: uno finanziario come Vei, legata al Gruppo Palladio, l’altro produttivo, affidandosi al colosso del settore Raicam: «È vero, Albertini è un’impresa di dimensioni ridotte, ma assumerà tutti i dipendenti garantendo un rilancio industriale dell’azienda».
Tocca al Ministero scrivere la parola definitiva. Intanto il leader della Fim solidarizza col delegato del Sinpa (Sindacato padano) Dario De Gennaro che ha subito telefonate minatorie. «Il mio giudizio di condanna è drastico: tutti devono poter liberamente esprimere le proprie opinioni, naturalmente compresi i delegati che non appartengono ai sindacati confederali. Stiamo lavorando per abbassare il livello della tensione. Chi alza la voce, sia da una parte che dall’altra, sta commettendo un errore».


Il no degli operai arriverà  sul tavolo del Ministero
di Marco Dozio da il Giorno

LA PETIZIONE dei lavoratori contrari all’accordo con Albertini finirà sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, che a novembre dovrà pronunciarsi sulla vendita di Form.
Lo assicura il commissario straordinario, Alessandro Triscornia, scrivendo ai delegati sindacali che si sono fatti portavoce della protesta. «La Vostra posizione verrà prontamente e compiutamente rappresentata agli organi ministeriali».
Formalmente la partita è ancora aperta. Vei e Raicam hanno presentato le proprie offerte nei tempi previsti dalla legge. Ma gli spiragli sono minimi, perché il bando ministeriale vincola le proposte d’acquisto al benestare dei sindacati principali, che il 14 settembre scorso hanno scelto Albertini. «Le attività di valutazione delle offerte ricevute e della loro conformità alle regole di gara proseguiranno nei prossimi giorni e non escludo di richiedere al ministero dello Sviluppo Economico un’audizione delle sigle sindacali sui temi da voi sollevati», aggiunge Triscornia, prima di ripercorrere le fasi calde della precedente trattativa con Vei, naufragata per il no di Cormano: «Nella mia veste di commissario straordinario ho purtroppo dovuto prendere atto dell’indisponibilità di parte del sindacato alla sottoscrizione di un accordo che avrebbe consentito, sin dal luglio scorso, di garantire alla Form un’opportunità di stabilizzazione e rilancio, con il salvataggio immediato del 70 per cento della forza lavoro e con la prospettiva di un ulteriore assorbimento di forza lavoro nei mesi a venire. Il nuovo bando di gara si iscrive in questa situazione emergenziale, ed è ovvio che la scelta delle sigle sindacali di rifiutare il proprio accordo a soggetti che pure erano in possesso di valide e convincenti credenziali ha in effetti precise conseguenze nel contesto della gara». 

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