Processo Miriadi. L’avvocato della difesa: le intercettazioni indicano la linea che Giuseppe Malaspina voleva dare al processo

di Cronos

Giambattista Colombo, avvocato formatosi nello studio del professor Angelo Giarda, esordisce dicendo che “è difficile parlare di questo processo e non per il clima come dice la parte civile”. Va subito al sodo il legale che difende Giovanni Miriadi.
“Sgombriamo il campo dal dubbio: l’incontro di Giuseppe Malaspina con Giovanni e Vincenzo Miriadi è del 2009 o del 2010? Sicuramente del 2009. Anche se altri incontri ci sono stati. Nascondere rapporti di conoscenza familiare e frequentazioni delle famiglie a matrimoni e funerali, tra Giovanni Miriadi e Carlo Malaspina e tra Giovanni Miriadi e Mario Girasole che hanno lavorato per le società del gruppo dei costruttori Malaspina è impossibile”.

“Andiamo ai fatti. Abbiamo il soggetto, Carlo Malaspina che il 26 ottobre viene percosso. Non c’è stato tentativo di sequestro. Lui si reca all’ospedale e dice di essere stato percosso da persone a lui non note. Poi avete Carlo Malaspina che ad un mese dai fatti va al Tribunale di Monza e fa una denuncia riferendo di persone di cui conosce il nome: Giovanni Miriadi e Mario Girasole. Perchè inizialmente Carlo Malaspina disconosce i rapporti con i Miriadi ed è restio a fare denuncia? Ci sono rapporti che li legano a Vimercate ed è inspiegabile la tesi che i Malaspina hanno sostenuto.

Se ho un quadro sereno e ho rapporti con Carlo, vado e chiedo. Nella realtà delle cose è quello che Giovanni Miriadi e Mario Girasole hanno fatto”.

“Non mi interessa sapere quel che ha fatto Giuseppe Malaspina nell’82 (uccisione a Muggiò di Santo Zampaglione - ndr) né quel che Giuseppe è stato rispetto a questi atti”.

“Quand’era residente ad Arcore è stato come ci dice Luca Ricci il secondo contribuente (dopo Silvio Berlusconi - ndr) e adesso è il primo di Lesmo? Non ci interessa. Ci interessa invece sapere perchè Giuseppe Malaspina a novembre va alla Dia e non sottoscrive i fatti accaduti. Non verbalizza”.

“Le intercettazioni - come ha ricordato il collega Luca Ricci - ci danno la linea che Malaspina intendeva dare a questo processo andando alla Dia. Basta sentire l’intercettazione del 10 dicembre 2011 tra Giuseppe e Carlo, anzi, Carletto Vanci. “Carlo io se sono venuto qui un anno e mezzo fa vedi...Quando il terreno è edificabile….Avevano una spia dentro il Comune. Appena io ho presentato i progetti sono venuti all’attacco”.

“Giuseppe Malaspina parla all’ispettore Carlo Vanci della Dia del terreno su cui Assunto Miriadi aveva del materiale. Appena Assunto viene ucciso e Antonio Miriadi viene sfrattato da Enrico Galbusera, la proprietà passa a Giuseppe Malaspina”.

“Questi (Malaspina - ndr) viene in aula e dice: non sapevo chi c’era prima. Galbusera a sua volta testimonia che sì, è vero che c’era la casa di Assunto e Antonio Miriadi ma è anche vero che c’era il Circolo Ricreativo dei Calabresi. Quindi è verosimile che in quegli anni, 80/90, c’erano frequentazione tra questi soggetti.

Dovrete dirvelo, signori della Corte quando sarete in Camera di Consiglio. Appena Galbusera passa quel terreno a Malaspina, a una delle sue società, ecco nascere la cricca!

Il pubblico ministero non ha colto o ha colto troppo bene. Dal punto di vista valutativo il pubblico ministero ha liquidato i Malaspina così: sono tutti bugiardi. A noi però interessano soltanto i fatti bugiardi”.

“Si dice che Antonio Miriadi (di fatto affittuario del terreno di via Principato a Vimercate - ndr) era antipatico al geometra Ernesto Galbusera. Ma i fatti sono dell’82 e il mio assistito, Giovanni Miriadi non aveva neanche 10 anni a quel tempo.
E’ l’epoca in cui c’è il passaggio di consegne dell’edilizia a Vimercate.

Anni dopo arriva Vincenzo Miriadi e chiede dei materiali che erano su quel terreno. Galbusera, che non è un teste prezzolato o minacciato da noi, come un democristiano d’antan ce lo dice: Vincenzo viene e mi chiede del materiale. Siamo nel 2009 e fino al 2010 non succede nulla. Il problema del materiale è bypassato…”.

“Chi organizza l’incontro in Gimal con Antonio Malacrinò? Giuseppe Malaspina.

Il fatto è emerso dal dibattimento. Giuseppe Malaspina ci dice “vengo contattato da Malacrinò che ha un abboccamento”. Malacrinò testimonia: “Ho ricevuto la telefonata dalla segretaria di Malaspina e quando sono arrivato alla Gimal compaiono Carlo Malaspina e Galbusera. Si discute del materiale che c’era che ha reso 18 milioni (di vecchie lire NdR) a Galbusera. Sei milioni li ha dati a Novella e il resto Galbusera se li è tenuti. Forse come acconto per i canoni morosi. Forse”

Carlo dice al fratello Giuseppe di vendere ai Miriadi il terreno.

Ma i Miriadi avevano soltanto chiesto notizie del materiale che in deposito! Il terreno non lo hanno mai chiesto! Non gli interessava avere quel terreno dal momento che il terreno, fortemente inquinato, necessitava di una costosa bonifica.

C’è una telefonata del 10 dicembre 2011 che rivela del ricorso al Tar e che il Piano di lottizazione non è possibile farlo. Quel terreno non è edificabile. Non lo è mai stato. Ce lo ha detto il teste Silvano Domestici: è edificabile soltanto se i Malaspina acquisiscono la proprietà confinante che ha una maggior volumetria. Altrimenti niente.

La realtà - spiega l’avvocato Colombo - è che i Miriadi non hanno mai chiesto il terreno che è stato offerto loro per bocca di Giuseppe Malaspina su suggerimento di Carlo. “Mi salteranno addosso, mi salteranno addosso”, dice l’intercettato Giuseppe Malaspina. La realtà è che manca il movente.

“Ed è sempre Giuseppe Malaspina che convoca Antonio Malacrinò alla Gimal e nel settembre 2010 propone un incontro con i Miriadi. Fatto questo che Malaspina non ha mai detto: né alla Dia né a questo Tribunale. E’ lui che chiede l’incontro con i Miriadi…”

“Veniamo all’episodio della pistola. Lo dice Galbusera imbeccato da Malaspina, il costruttore dice che apre il borsello...In aula, però, si presenta Antonio Malacrinò a testimoniare. E’ adamantino. Ha stretto la mano alla presidente, si è inalberato quando a lui ho chiesto della pistola. Perchè né il pubblico ministero e neppure le parti civili su questo punto non hanno detto una parola?. Non dicono una parola perchè la minaccia non c’è stata! E poi, che senso aveva in quel contesto loro, che pensavano si trattasse d’un incontro per parlare del materiale del padre Assunto che era in deposito ed invece si sentono offrire il terreno. E’ come se alla richiesta di una tavoletta di cioccolatta ti senti proporre l’acquisto della Lindt!

Che non ci sia stata minaccia alcuna risulta da altra circostanza. Giuseppe Malaspina dice: “Dopo l’incontro io verifico i conti e li convoco per cedere il terreno a 2milioni meno un euro”

Chiedo: Convochi? Ricevi minacce e tu che hai mille impegni vai a dire a quelli che il terreno costa 2milioni meno un euro più l’Iva?”

Non ci sono altre parole da spendere. La tesi della parte civile è impossibile, non c’è appiglio logico. Così come è incredibile dal punto di vista logico che Giovanni Miriadi con Mario Girasole, prima degli spari e le bombe alla Gimal e alla Progeam, pensano di sequestrare Carlo Malaspina. Semplicemente illogico.

Come firmare anzitempo gli attentati! Ma come, Giuseppe Malaspina mi ha individuato e fornito un canale di dialogo attraverso Malacrinò e devo ricorrere a queste azioni di tipo intimidatorio?

“Abbiamo visto il filmato della Uno bianca in uso a Giovanni Miriadi e sentito la testimonianza del custode de Il Boschetto di Ornago, Antonino Martella. Dice che vengono sparati due o tre colpi e quindi l’auto fa la retro. Come nel Far West? Ha chiesto il pm.

Abbiamo visto il filmato, non si vedono mani che sporgono dal finestrino ed è emersa la incompatibilità con le pistole sequestrate a Vincenzo Miriadi e Mario Girasole.

Ma allora ci siamo chiesti: perchè Malaspina e Martella danno tanta importanza alla Uno bianca?
La risposta c’é nella telefonata che Giuseppe Malaspina fa a Carlo Vanci il 22 novembre 2011.

Giuseppe: “A me mi hanno detto che chi è venuto a sparare è Minni con la sua Uno bianca”.
Chiede Vanci: “Chi te l’ha detto?”.
“E’ persona che lavora da me. E’ lui (Giovanni Miriadi Ndr) che ci ha la Uno bianca”.

All’udienza del 1° luglio scorso Malaspina ci dice che il dipendente altri non è che è la nipote Rosella Nanci. Persona deceduta.

E allora mi domando: se il 22 novembre 2011 nell’intercettazione la fonte è un dipendente e il 1° luglio 2013 è la nipote perchè ci è stato opposto riscontro alle dichiarazioni delle persone offese quando le persone offese mentono?

Lo dice anche il pubblico ministero che (Giuseppe Malaspina - ndr) è bugiardo.
Ci dice che i Miriadi hanno fonti in Comune. E’ dimostrato che non è vero.
Parlano di lucchetti tagliati buttati nel giardino ma quei lucchetti non sono mai stati consegnati. Non sono disponibili.

A parlare dei lucchetti è Giordano che è stato dipendente della famiglia Malaspina, socio e forse anche amministratore di una società (fallita - ndr) dei Malaspina”.

L’avvocato Colombo utilizza le intercettazioni telefoniche per smontare le tesi dell’accusa e della parte civile.
Fa riferimento a quella contrassegnata dal numero 715 nella quale Carlo Vanci chiede a Giuseppe Malaspina se
“Crea con quel nome (Isidoro - ndr) è figlio di qualcuno importante”.
“Non lo so - gli risponde il costruttore di Vimercate.-. Onestamente non lo conosco. Non l’ho mai frequentato”.

E legge l’intercettazione del 10 dicembre con Malaspina che dice all’ispettore Vinci: “Prendono ordini direttamente da Bartolo Foti o da Candeloro. Per noi i tre fratelli sono troppo sicuri”.

“Ricordiamoci che Foti Bartolo è stato dipendente di Malaspina e che Giuseppe Malaspina ha avuto problemi con Foti Bartolo - aggiunge il legale -. Al di la del rapporto di parentela con Vincenzo Cotroneo (non indagato in questo processo -ndr) è Malaspina che suggestiona l’ispettore Vanci sugli incontri in carcere del Cotroneo con lo zio Bartolo Foti. Andate a leggere le intercettazioni ambientali, non c’è nulla rispetto a questo processo”

Affronta quindi il discorso sul tentativo di sequestro di Carlo Malaspina. “Manca la finalizzazione del riscatto”, argomenta l’avvocato.

“Anche prendendo per oro colato le dichiarazioni manca la condotta, la costrizione. Vincenzo Miriadi ha preso posizione su tutti i fatti. Era andato da Carlo Malaspina con Girasole per chiedergli quanto gli spettava. Il terreno di via Principato era di Giuseppe e non di Carlo, lo sapevano bene i due. L’andare a cercare Carlo era unicamente motivato dalla richiesta di riscossione di una provvigione che a loro spettava.
A ottobre 2011 Vincenzo Miriadi non pensa più al terreno. E’ stata una bella promessa che Giueppe Malaspina ha fatto ma è finita lì. Quel giorno vanno a cercare Carlo e ci vanno con una Mercedes che ha due porte, avessero voluto davvero sequestrarlo sarebbero andati con un’auto diversa. Non con una coupé! E poi erano a capo scoperto. Era sera e nessuno li ha visti se non da lontano. Qualche ombra…Carlo Malaspina nasconde, artefà, nega rapporti di natura lecita con Giovanni Miriadi e Mario Girasole.

Perchè negare ad esempio quel pestone che Demetrio Battaglia s’è preso da Mario Girasole quando con Giovanni Miriadi hanno accompagnato Carlo Malaspina che voleva farsi pagare in contanti una cambiale che neppure era in scadenza?

Ce l’ha detto qui in aula il teste Marco Campanella quali erano i rapporti tra Carlo Malaspina e Giovanni Miriadi: per Giovanni, Carlo era intoccabile!

E poi come non ricordare dell’episodio raccontato in aula da Galbusera sull’incaprettamnento di Luigi Rosato dopo un inseguimento in auto. “Escludo ci siano stati rapporti tra Rosato e i Miriadi - ha testimoniato Silvano Domestici ex comandante della caserma dei carabinieri di Vimercate.

Quello che Galbusera dice d’aver riferito al teste Falvo che incolpevole lo racconta alla Dia, ci ha detto che non era una vera confidenza di Galbusera. Il fatto è che personaggi vicini a Galbusera mettono insieme episodi di contorno per formare un quadro che non c’è”.

Concluderà la sua arringa il 28 ottobre l’avvocato Giambattista Colombo. Mentre l’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole, inizierà a parlare il 6 novembre.

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