Processo Miriadi. Il sindaco di Vimercate e il parlamentare del Pd testimoni al processo. La richiesta della difesa

I difensori: "Il burattinaio del processo ai Miriadi è il geometra Galbusera"
di Cronos

Udienza pomeridiana tranquilla quella di lunedì scorso a Palazzo di giustizia. L’eco della lettera inviata da Marcello Musso al questore di Milano (vedi articolo de il Fatto quotidiano), per denunciare che “il processo va avanti in un clima di intimidazione e minacce”, arriva smorzato.

Inizia l’udienza l’avvocato Giambattista Colombo, difensore di Giovanni Miriadi, che deve completare la sua arringa.

Non fa giri di parole l’avvocato e denuncia:
“Il burattinaio di questo processo è Enrico Galbusera, l’Andreotti di Vimercate. E’ lui che in simbiosi con la famiglia Malaspina, ha quasi costretto Giuseppe Malaspina ad acquistare quel terreno (di via Principato - ndr) che era di sua proprietà.
E’ lui che ha aiutato Giuseppe Malaspina quando è uscito dal carcere ed è sempre Galbusera che parla e dà fondamento alla vicenda di Luigi Rosato che sarebbe stato inseguito in auto ed incaprettato dai Miriadi.
Vicenda di cui i carabinieri non hanno mai avuto notizia, come ci ha detto l’ex comandante della stazione di Vimercate.
Enrico Galbusera è il fragile supporto dell’accusa ed è per questo che chiedo al Tribunale di valutare con estrema attenzione le dichiarazioni rese da Galbusera in aula”.

Ricorda alla Corte “che quando Galbusera fu congedato dopo aver testimoniato, ricevette insulti e minacce da Giuseppe Malaspina. Insulti e minacce che abbiamo sentito pronunciare da Malaspina anche durante il controesame in questo Tribunale”. “Le vicende relative all’acquisto del terreno di Vimercate non sono andate così come Galbusera ci ha detto: Galbusera è il collante di questa vicenda. E’ soggetto privo di qualsivoglia attendibilità”.

Passa quindi, il legale, ad esaminare l’aggravante dell’articolo 7 chiesta dal pubblico ministero (art. 7 DL 152/91 aggravante per reati connessi ad attività mafiosa NdR).

“Non ho compreso perché la pubblica accusa abbia chiesto l’aggravante dell’articolo 7. I due capisaldi per cui la pubblica accusa ha contestato l’aggravante non sono elementi probatori: sono elementi di colore.

Abbiamo assistito ad una evidente, solare, contraddizione in termini, tra due appartenenti alle forze dell’ordine.
L’ispettore Carlo Vangi (della Dia - NdR) lega episodi degli Anni 60-80 accaduti quando gli odierni imputati erano poco più che decenni. Un tentativo di etichettare i nuovi fatti con i vecchi.
Dall’altra parte abbiamo la deposizione di Silvano Domestici, comandante dei carabinieri a Vimercate fino all’agosto 2012, che così ha deposto: “Escludo per quanto riguarda la mia esperienza lunga 20 anni vi sia un legame malavitoso o ’ndranghetista dei Miriadi”.
E’ un dato evidente su cui spero il Tribunale voglia tener conto”.

“Sempre relativamente all’articolo 7 - ha quindi aggiunto - le modalità assunte dal Comune di Vimercate in merito all’edificabilità dell’area di via Principato e la relazione con Lara Girasole, sorella di Mario Girasole che non ha mai avuto cariche pubbliche a Vimercate, ha solo partecipato a livello giovanile ad un Circolo politico, e quindi non poteva in alcun modo avere accesso ad una fuga di notizie relative a quel terreno che non è mai stato, ne lo è oggi, edificabile.

“Ci sembra doveroso ricordare che per quel terreno non c’è permesso a costruire. Non c’è assenso. E quindi c’è insussistenza di elementi utili di fatto ad agire degli imputati con l’aggravante dell’articolo 7”.

Il legale conclude l’arringa chiedendo l’assoluzione di Giovanni Miriadi dall’accusa di tentata estorsione per non aver commesso il fatto e l’assoluzione perché il fatto non sussiste per il tentato sequestro e per i restanti capi d’imputazione.
“Avendo il mio cliente reso ampia confessione (relativamente al possesso di una pistola con matrice abrasa- NdR) chiedo che venga condannato alla relativa pena di giustizia escludendo l’aggravante per insussistenza dell’articolo 7”.

E’ quindi la volta di Federico Bevilacqua difensore di Vincenzo Miriadi che esordisce dicendo: “Il mio cliente risponde soltanto dell’accusa relativa alla tentata estorsione. Ed in quanto al tentato sequestro non c’è neppure un briciolo indiziario. Si è messo in relazione i fatti degli Anni Novanta con quelli del 2011. I fatti di questo processo sono soltanto quelli accaduti nel 2011. C’è stata una suggestione, una provocazione dicendo che gli atti degli Anni Novanta si ripetono nel 2011! La realtà è che questo processo parte dalla suggestione di Giuseppe Malaspina che nel 2010, e quindi un anno prima che i fatti avvengano, va alla Dia.
E’ persona, il Malaspina che non si sottrae neanche a fare il conduttore del mediatore.
Ce lo dice l’avvocato Ricci (legale di parte civile - ndr). “Antonio, dice prendendo sotto braccio Antonio Malacrinò (zio dei Miriadi, contattato da Malspina per fare da mediatore - ndr), con i tuoi nipoti non voglio avere a che fare ma a te qualche appalto lo posso dare. E lui, ovviamente, li rifiuta”.

“Ci dice Malaspina che va alla Dia e parla del terreno, è la prima evidente falsità. Poi c’è il rapporto con i Miriadi, tra Giovanni Miriadi e Carlo Malaspina. Quando Giovanni si sposa invita Carlo e questi, l’8 agosto 2008, gli manda un biglietto di felicitazioni.
Malaspina dice di non aver mai avuto a che fare con i Miriadi. Il rapporto c’è ma è negato.
Dopo il tentato sequestro che è del 26 ottobre, Carlo deve fare denuncia e non vuole andare perché ci raccontano che stava male.
C’è un solo motivo perchè Carlo non vuole andare a fare denuncia - dice l’avvocato Bevilacqua - non sa perchè volevano caricarlo in auto!”. Basta sentire la telefonata che Giuseppe Malaspina fa a Carlo Vangi e gli dice: “Quel coglione di mio fratello se non va a fare la denuncia lo prendo a calci nel culo”. Poi Carlo va a fare la denuncia.
La realtà è che Carlo non sta così male tanto è vero che il 10 novembre, intercettato, dice al suo interlocutaore che gli tolgono il gesso. E l’altro, meravigliato, devi tenerlo 45 giorni. E lui: me lo tolgo, me lo tolgo”. La realtà è che davvero Carlo Malaspina non sta così male”.

“Il 24 novembre - continua il legale - dopo il tentato sequestro, la bomba incendiaria, nel bel mezzo di un momento pesante Carlo Malaspina se ne esce con questa frase: Non so perché mi volevano caricare in macchina”.

“Qua partiamo dal presupposto che l’accusa contro Vincenzo Miriadi si riferisce solo a un episodio specifico.
Vincenzo Miriadi viene coinvolto perché secondo l’accusa nel 2010 aveva una pistola nel marsupio nell’incontro a casa di Malacrinò, la fa vedere e inoltre parla dei lucchetti che chiudono il terreno di Vimercate.
La realtà è, e ce lo dice Malacrinò, alla riunione a casa sua, la pistola non c’era. E’ solo Giuseppe Malaspina che racconta: l’ha fatta vedere.
Vincenzo non aveva la pistola e non c’è stato rapporto estorsivo”.

“C’è poi il rapporto con Isidoro Crea. E’ in malafede Giuseppe Malaspina quando il 3 novembre va alla Dia e non può dire dire che non ha denunciato Crea soltanto perché si è confuso.
Dopo il tentato sequestro, non dice che Crea gli ha fatto l’ambasciata, che i Miriadi chiedono 8 milioni e hanno cambiato i lucchetti. Va alla Dia e si dimentica di questi particolari?
Ma come, se davvero il 29 ottobre, tre giorni dopo il tentato sequestro, Crea gli si presenta bianco in volto, spaventato, e fa l’ambasciata, come mai Giuseppe Malaspina si dimentica di dirlo alla Dia?

Secondo Malaspina, Crea fa l’ambasciata il sabato, il 29. In realtà l’ambasciata Isidoro Crea non l’ha mai fatta. E’ che a furia di mettersi d’accordo si fanno pasticci. E poi, secondo l’avvocato Ricci l’ambasciata, Crea l’avrebbe fatta il 27. Poi si corregge: no, è stato tre giorni dopo.

Giuseppe Malaspina non è in grado di dirci quando Carlo gli ha parlato dell’ambasciata…

Così come quei lucchetti tagliati che non sono mai stati consegnati all’autorità che indagava…

Ed Ernesto Giordano che Carlo Malaspina non sa di quale sua società è dipendente e gli riferisce d’aver ricevuto una telefonata dai Miriadi:
“Di ai Malaspina che se vogliono entrare nel terreno devono chiedere le chiavi dei lucchetti a noi”.
La realtà sul ruolo di Isidoro Crea è unicamente quella che era andato alla Gimal non a fare ambasciate ma a ritirare delle cambiali e un compromesso.

Carlo Malaspina ci dice addirittura che sarebbe stato intercettato un paio di volte ma che con lui c’era Isidoro Crea e allora nessuno ha osato intervenire. La realtà - sottolinea il legale - è che questo processo è una suggestione.

Non ci sono telefonate che accusano i Miriadi, Girasole, Crea. Piuttosto ci sono telefonate di gente che aveva rapporti di lavoro e non veniva pagata. E minacciavano.

Uno chiama e dice a Carlo Malaspina che deve pagare un terreno. “Carlo, se non paghi non arrivi a mangiare il panettone a Natale”. C’è l’ sms di Macrì e di un altro fornitore che dice a Giuseppe Malaspina “cerco i soldi per pagare gli assegni che mi tu hai fatto fare ”.
E poi quella telefonata a Giuseppe dell’aprile 2011. Chi chiama dice: paga o brucia il maneggio.
Chi è che telefona? Un creditore arrabbiato.

Insomma, i rapporti dei Malaspina con i fornitori non sono idilliaci - chiosa il legale - e del resto basta andare a leggere il documento del fallimento del Gruppo Caronno che ha accumulato debiti per 44milioni di euro di cui 36milioni per crediti chirografari (crediti non coperti da alcuna garanzia reale: pegni, ipoteche, fideiussioni - NdR) .
Come dire 36milioni di euro che i creditori non vedranno mai.
Chi era che appaltava i lavori al Gruppo Caronno?
La Gimal di Giuseppe Malaspina. Molte storie di società creditrici mai pagate. Si fermano i lavori del Villasanta Village perchè la Edil Caronno non può pagare. C’è la emblematica telefonata di Mossali del 28 novembre 2011. “Giuseppe, ho visto che hai cambiato i responsabili dentro il Gruppo Edile Caronno".... "Sai, c’erano tutti quelli che avanzano 5, 10mila euro. Adesso c’è Carlo ma quando la società va male ci mettiamo la Rossella”.

L’avvocato Bevilacqua non spiega chi è la Rossella. Rosella Nanci era la nipote dei Malaspina, nominata liquidatrice del fallito Gruppo Caronno. La donna è nel frattempo deceduta.

Il difensore di Vincenzo Miriadi conclude chiedendo per il suo assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto.
Chiede anche che vengano sentiti il sindaco di Vimercate Paolo Brambilla, Lara Girasole (sorella di Mario Girasole) e l’ex vice sindaco Roberto Rampi,  parlamentare del Partito Democratico.
Il processo è stato aggiornato al 6 novembre ore 10. Parlerà l’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole.

Nel corso dell’udienza che durerà tutta la giornata la Corte valuterà la possibilità d’acquisizione di nuove prove secondo quanto previsto dall’articolo 507 del codice penale. In questo caso i giudici si ritireranno in Camera di Consiglio anche per decidere l’ammissione di nuove testimonianze.

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »