Limbiate - Guerra alle slot machine nella Las Vegas brianzola

di Gabriele Bassani da il Giorno del 17/11

COMBATTERE la «malattia del gioco» con segnali concreti che possono arrivare anche dai comuni, oltre che con un’attività culturale sul territorio. È quello che è stato proposto l’altra sera nel corso dell’incontro promosso da Fausto Guerra, ex assessore comunale, oggi referente nazionale della formazione politica «Noi-Nuovi orizzonti italiani». L’appuntamento è stato ospitato dalla Caffetteria ‘900 di Angela Ciardullo, al Villaggio Giovi, uno dei pochi locali pubblici di Limbiate che ha scelto di non accogliere slot machine e videolottery, in una città che quest’estate è stata definita la «Las Vegas della Brianza», dopo che il censimento condotto dalla Polizia locale aveva rilevato la presenza di una macchinetta ogni 200 maggiorenni.
Tra l’altro proprio il quartiere Villaggio Giovi è risultato quello a più alta densità di videogiochi. C’erano una cinquantina di persone ad ascoltare, tra gli altri, anche medici esperti di ludopatia. Tra gli ospiti anche il sindaco Raffaele De Luca. «Al sindaco - ha spiegato Fausto Guerra - abbiamo chiesto di mettere in atto tutto quanto nelle sue possibilità, anche grazie alla recente legge regionale, per disincentivare o comunque rendere più difficoltosa l’apertura di nuove sale gioco. In particolare ci riferiamo agli obblighi sul rispetto delle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili, come scuole, chiese e moschee, impianti sportivi, strutture di ambito socio sanitario come le case di riposo, centri giovanili e oratori. Inoltre chiediamo che siano aumentati i controlli nei locali in cui sono attive queste macchinette».

I NUMERI DIFFUSI in serata sono spaventosi, anche per quanto riguarda l’ipotetico «interesse dello Stato» nella gestione delle videolottery. «Nel 2004 il giro d’affari delle macchinette mangiasoldi in Italia era di 24 miliardi di euro e lo Stato incassava circa il 20%, oggi quel volume d’affari è quasi quadruplicato mentre la percentuale di ricavo per lo Stato è scesa a meno del 10% e gran parte di questa viene spesa poi per curare le persone affette da disturbi legati alla mania del gioco» ha riferito lo stesso Guerra.

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