Vimercate - «I Miriadi sono innocenti e non mafiosi». Chiesta la riforma della sentenza

di Stefania Totaro da il Giorno

I MIRIADI e i coimputati ricorrono tutti in appello contro le condanne del Tribunale di Monza, aggravate dalla contestazione del metodo mafioso.
Chiederanno alla Corte d’Appello di Milano una riforma della sentenza di primo grado che ha inflitto pene tra i 16 anni e 9 mesi e 11 anni e 7 mesi di reclusione a Giovanni Miriadi, il fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e il cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi nonché Isidoro Crea, condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata. A contestare l’aggravante del metodo mafioso era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso.
Gli imputati erano accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi.
Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima preso in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere soltanto voluto dagli imprenditori i soldi che spettavano loro. «La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Monza è il frutto di un’erronea e parziale valutazione dei numerosi elementi introdotti per evidenziare la piena innocenza ed estraneità dai fatti contestati - dichiara invece l’avvocato Andrea Orabona, difensore di Isidoro Crea -. Peraltro l’aggravante dell’aver agito con metodo mafioso è stata riconosciuta dai giudici monzesi nonostante non fosse inizialmente contestata»

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