Vimercate - Intervista al difensore di Crea sulla sentenza del processo Miriadi

di Cronos

Trentotto pagine di sentenza (vedi sotto) per il processo a Vincenzo Miriadi, Giovanni Miriadi, Mario Girasole e Isidoro Crea accusati del tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina e degli attentati alla Progeam e alla Gimal.
A firmare la sentenza i componenti del Collegio 1 del Tribunale di Monza, Letizia Anna Brambilla (presidente), Emanuela Corbetta e Pierangela Renda.
Abbiamo chiesto un commento all'avvocato Andrea Orabona che con il collega Federico Ragazzo ha difeso Isidoro Crea.

La sentenza è sicuramente parziale. Per quanto riguarda il mio cliente non sono stati accolti tutti i numerosi elementi che abbiamo introdotto e, se valutati, avrebbero condotto all'assoluzione con formula piena.
Il Tribunale ha assunto l’assioma che i tre testimoni, le tre persone offese che si sono anche costituite parte civile, i fratelli Giuseppe, Carlo e Antonio Malaspina avevano la massima credibilità”.

Giuseppe Malaspina va due volte alla Dda e non fa il nome di Isidoro Crea. Poi all'improvviso Crea entra nell'inchiesta, come se lo spiega?

Anche questo è un punto che ovviamente non è stato valutato all'interno della sentenza.
Quello che emerge dal processo e dalle testimonianze dei Malaspina è che è vero, Malaspina ha fatto più denunce alla Direzione Distrettuale Antimafia nella fase delle indagini preliminari, e in queste denunce dell'intervento di Isidoro Crea non si è mai parlato.
Solo quattro mesi dopo, la figura del Crea viene indicata come ambasciatore delle richieste estorsive.
Dopo quattro mesi vengono sentiti i tre fratelli Malaspina e tutti e tre rilasciano sommarie informazioni testimoniali, dichiarazioni tutte dello stesso tenore dove introducono la figura di Isidoro Crea.
A mio parere, sono le dichiarazioni fatte al momento della denuncia che dovevano essere prese in considerazione come le più veritiere perché rese nell'immediatezza dei fatti rispetto a quelle successive, forse costruite ex post per creare un collegamento tra degli episodi rimasti senza autore e le persone degli imputati”.

Dunque, secondo lei una sentenza a senso unico che sposa soltanto la versione dei fratelli Malaspina?
Assolutamente si”.

Un altro “ambasciatore” comparso in questo processo è stato Ernesto Giordano, dipendente dei Malaspina e amministratore di una fallita società dei Malaspina. Al termine della testimonianza, così com'è avvenuto con Galbussera, viene minacciato fuori dall'aula da Giuseppe Malaspina.

Sicuramente una minaccia condiziona un testimone.
Poi una minaccia fatta da una persona offesa come Giuseppe Malaspina che si è costituita parte civile può sicuramente condizionare.
La testimonianza dovrebbe avvenire senza interferenze dall'esterno e senza interferenze da parte di chi ha un interesse nel processo e da parte di chi ha rapporti coi testimoni del processo. Nel caso di Giordano c’è anche un rapporto di lavoro subordinato con Malaspina ma lo stesso discorso vale per Galbussera ”.

Venti giorni dopo il deposito della sentenza, avvenuto il 21/12/2013, a Vimercate sono scattati arresti per traffico di sostanze stupefacienti con il coinvolgimento di personaggi legati alla 'ndrangheta.

Non so e non credo ci siano rapporti tra il processo Miriadi e questi arresti. Sicuramente il Tribunale, sulla base di quello che il PM Marcello Musso ha cercato - e ripeto cercato perché non c’è riuscito - di provare, ha parlato della presenza nel vimercatese e nei paesi limitrofi di personaggi legati alla 'ndrangheta.
In questo modo avvalorando la circostanza aggravante del metodo mafioso anche nei confronti di Isidoro Crea.
Circostanza aggravante che era già stata esclusa da chi aveva fatto in precedenza le indagini e dalla DDA.
E' stata riproposta dal pubblico ministero sulla base di elementi che non sono né oggettivi né soggettivi.
E' aberrante che una parte delle motivazioni, su cui si cerca di fondare la sussistenza del metodo mafioso, si regga sulla presenza degli amici e dei parenti nel corso del processo. Durante le udienze, secondo il Tribunale, avrebbero esercitato pressioni sui testimoni per indurli a modificare le loro testimonianze e questo è aberrante perché le udienze ovviamente sono pubbliche e quindi se fosse davvero avvenuto il presidente e il pubblico ministero avrebbero avuto il dovere di procedere a porte chiuse ”.

Come si spiega che perno del processo è il terreno “conteso” di via Pelizzari a Vimercate e poi in aula Giuseppe Malaspina rileva che in realtà più che quel terreno ai Miriadi avrebbero fatto gola gli 8,5 milioni di euro che Malaspina avrebbe incassato dalla vendita ad un cinese di una casa in via della Spiga a Milano?

E' una parte della difesa che non ho trattato direttamente. Posso dire che per quanto riguarda il terreno di Vimercate, e mi riferisco alla sola parte acquistata dalla società di Giuseppe Malaspina, da quanto è stato detto al processo non era edificabile (se non acquisendo la contigua parte del terreno – NdR) ed era oltretutto da bonificare perché inquinato e dunque poco appetibile.
Alla prima udienza, fatto nuovo mai dichiarato prima né al funzionario della Dda Carlo Vangi, né davanti al magistrato della procura, Giuseppe Malaspina parla di questa presunta vendita immobiliare fatta nel corso degli episodi intimidatori subìti. Senza fornire alcun che di convincente Malaspina in aula sostiene che i Miriadi ed il mio cliente, in buona sostanza gli imputati del processo, sarebbero venuti a conoscenza del presunto affare concluso dalla società del Malaspina ed avrebbero portato avanti le richieste estorsive. Però nessuna prova a sostegno di questa presunta vendita é stata portato. Non si sa chi e se davvero Giuseppe Malaspina ha venduto l'appartamento e chi lo ha comperato. Un cinese? Un giapponese? Insomma, l'oggetto del processo è sembrato non essere più il terreno di Vimercate bensì il lussuoso appartamento di Milano. Un colpo di scena sfoderato da Malaspina nel corso della prima udienza”.

Un jolly fatto uscire dal cilindro da Malaspina appena ha intuito che la questione del terreno di Vimercate era debole?

La verità si dovrebbe esprimere nel momento delle querele non dopo.
Quando si ha la possibilità di leggere e studiare le carte del processo.
Questa circostanza, di cui siamo venuti a conoscenza sorprendentemente dopo, sembrerebbe dare una spiegazione agli episodi intimidatori.
Ma allora dovremmo considerare anche le intercettazioni dalle quali emergono le grosse difficoltà finanziarie delle società dei Malaspina. Il solo Gruppo Edile Caronno SpA è fallito lasciando debiti per 44 milioni di euro.
Le telefonate intercettate aprono a un mondo di creditori mai pagati che sollecitavano ed in qualche caso anche intimidivano.
Non vedo perché proprio il gruppo dei Miriadi e il Crea, che hanno sempre avuto buoni rapporti di rispetto e di affari con i Malaspina, debba essere stato a ordire gli episodi intimidatori. E soprattutto la sentenza non argomenta di come con assoluta certezza si possano ricondurre quegli episodi agli imputati. E' una sentenza che va ribaltata” .

Entro l'8 febbraio presenterete ricorso in Corte d’Appello. Per il suo assistito Isidoro Crea lei aveva chiesto l'assoluzione o in subordine il patteggiamento. Patteggiare è comunque un'ammissione di colpa..

Celebrare un processo è stato sicuramente un impegno economico per il nostro cliente.
La subordinata del patteggiamento che riproporremo in appello non sta a significare ammettere i fatti ma è una questione meramente di opportunità.
Isidoro Crea vuole tornare alla vita che svolgeva prima di questo processo.
Lui non ha difficoltà a difendersi ma i motivi della richiesta di patteggimento sono unicamente di carattere familiare ed economico.
Vorrebbe chiudere questa pagina e uscire dal processo”.

Monza - Sentenza processo Miriadi-Malaspina

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