Il processo su Abu Omar chiuso per Pollari e Mancini. Vertici del Sismi prosciolti per il segreto di Stato

di Luigi Ferrarella da il Corriere della sera

MILANO — Proscioglimento per «non luogo a procedere» perché tra il 2007 e il 2013 è stato validamente (anche se tardivamente) apposto dai quattro diversi governi Prodi-Berlusconi- Monti-Letta il segreto di Stato sulle prove a carico o a discarico degli imputati 007 italiani, seppure legittimamente acquisite dai pm Pomarici e Spataro all’epoca in cui le avevano raccolte senza che alcuno invocasse il segreto di Stato: ieri e senza sorprese, dopo l’interpretazione del perimetro del segreto data il 13 febbraio dalla Corte costituzionale, l’ultima parola della Cassazione sul sequestro dell’estremista imam egiziano Abu Omar, rapito il 17 febbraio 2003 a Milano da agenti della Cia nel programma di extraordinary renditions antiterrorismo, e poi torturato in una prigione in Egitto.

La 1° sezione della Cassazione dichiara che, «per l’esistenza del segreto di Stato, l’azione penale non poteva essere proseguita » contro l’allora direttore del servizio segreto militare italiano Sismi, Nicolò Pollari (10 anni di pena nell’Appello del 2013 ieri annullato senza rinvio), l’allora n.3 Marco Mancini (cancellati qui 9 anni dopo che il segreto di Stato lo aveva già sottratto al processo per i dossieraggi della Security di Telecom), e gli 007 Raffale Di Troia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra (cassati 6 anni).

L’esito era scontato dopo che la Corte costituzionale, risolvendo a favore dei premier Monti e Letta il settimo conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, aveva stabilito che nel 2012 non spettava alla 5° sezione della Cassazione restringere i confini asseriti dai governi per il segreto di Stato, che è «preordinato alla salvaguardia della preminenza del supremo interesse della sicurezza dello Stato- comunità rispetto alle esigenze dell’accertamento giurisdizionale »: un segreto che, se non copre i fatti-reato come il sequestro di Abu Omar, copre però gli assetti interni degli 007 italiani e i loro rapporti con i servizi stranieri, «ancorché collegati o collegabili» a un fattoreato.

A una sola condizione: «Che gli atti e i comportamenti degli agenti siano oggettivamente orientati alla tutela della sicurezza dello Stato».
Il punto della sentenza della Consulta a rischio di tautologia, specie per future applicazioni, appare però che questa sola condizione per un uso corretto del segreto di Stato da parte dell’autorità politica (e cioè l’oggettivo orientamento dell’agire degli 007 alla tutela della sicurezza dello Stato) finisce per essere autoprodotta e autocertificata dallo stesso presidente del Consiglio che apponga quel segreto: infatti, ragiona la Corte costituzionale, siccome il segreto di Stato per legge non può coprire attività illecite extrafunzionali degli 007, allora «la ribadita e confermata sussistenza del segreto» da parte di un premier basterebbe di per sé ad «attestare la implausibilità» che il segreto copra illeciti operati a titolo personale dagli 007.

Si vedrà nei prossimi mesi se questa nozione di segreto di Stato supererà il vaglio della «Corte europea dei diritti dell’uomo » di Strasburgo, alla quale la famiglia di Abu Omar, che dalle condanne ora annullate aveva avuto 1 milione di euro di provvisionale per lui e mezzo milione per la moglie, si è rivolta lamentando la violazione da parte dell’Italia del diritto di accesso alla giustizia.

Definitive restano le condanne in Cassazione per gli americani della Cia: l’ex capocentro milanese Bob Lady (9 anni) e altri 22 latitanti 007, tra i quali il colonnello Joseph Romano (7 anni di pena) che il presidente della Repubblica il 6 aprile 2013 ha ritenuto di graziare. La Cassazione deve infine ancora giudicare l’allora capo della Cia in Italia, Jeff Castelli (7 anni in Appello), e gli agenti sotto vesti diplomatiche Ralph Henry Russomando e Betnie Medero (6 anni).

Tra gli italiani, invece, definitive sono solo le condanne dei due agenti Sismi per favoreggiamento a 2 anni e 8 mesi, Pio Pompa e Luciano Seno; i 21 mesi patteggiati nel 2007 dal carabiniere del Ros e aspirante agente Sismi, Luciano Pironi, per l’ammessa partecipazione al sequestro; e i 6 mesi, convertiti in 6.840 euro, patteggiati dal giornalista (poi parlamentare) Renato Farina per favoreggiamento.

Abu Omar, quando fu rapito nel 2003, era indagato per «terrorismo internazionale » dalla Procura di Milano: il 6 dicembre 2013, in contumacia, su richiesta del pm Maurizio Romanelli, è stato condannato in primo grado dalla giudice Stefania Donadeo a 6 anni.

lferrarella@corriere

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