L’Ue verso la linea dura con le banche svizzere

di Ivo Caizzi da il Corriere Economia

La linea dura degli Stati Uniti contro le banche svizzere, accusate di aiutare gli evasori stranieri a non pagare le tasse, ha messo nel mirino anche il Credit Suisse. In precedenza era toccato all’altro colosso elvetico Ubs, che aveva dovuto pagare un mega-risarcimento e rivelare migliaia di proprietari Usa di conti segreti. Ormai appare chiaro che la strategia aggressiva e punitiva lanciata dal presidente Usa Barack Obama, nell’ambito del programma anti- evasori fiscali Fatca, risulta l’unica davvero efficace per contrastare le banche svizzere impegnate ad aiutare chi non vuole pagare le tasse. Al punto che l’Unione europea inizia a prenderne atto.

Un segnale è stata la minaccia di bloccare la libera circolazione dei capitali europei diretti nelle banche svizzere. In questo caso Bruxelles ha reagito all’esito del referendum anti-immigrati stranieri nella Confederazione elvetica, che – se portasse a quote negli ingressi — violerebbe l’accordo Ue/Svizzera sulla libera circolazione dei cittadini europei e uno dei principi fondamentali comunitari. Ma, dopo che il presidente di turno del Consiglio Affari generali dell’Ue, il ministro greco Evangelos Venizelou, ha ventilato la fine del flusso di capitali europei diretti nelle banche svizzere, a Bruxelles si sta diffondendo la convinzione di una possibile estensione della stessa ritorsione alla materia fiscale. L’obiettivo è ottenere lo scambio automatico di informazioni sugli evasori nascosti in Svizzera dietro conti segreti, società anonime e veicoli formalmente domiciliati nelle piazze offshore. L’effetto successivo sarebbe la fine delle resistenze di due Paesi Ue (Austria e Lussemburgo), che mantengono il segreto bancario appellandosi a motivi di concorrenzialità con gli istituti elvetici e degli altri paradisi fiscali.

icaizzi@corriere.it

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