Brianza - 'Ndrangheta, Operazione Ulisse. Traffico di droga, chieste pene fino a 25 anni

di Stefania Totaro da il Giorno del 08/03

RICHIESTE di condanna pesanti per gli imputati dell’operazione «Ulisse», un altro filone nato dall’inchiesta «Infinito».

Ieri nella sua requisitoria al processo al Tribunale di Monza il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Cecilia Vassena ha chiesto la condanna a 25 anni di reclusione per Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo della Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola nel novembre del 2009 a Verano Brianza), la condanna a 13 anni e 9 mesi di reclusione per Francesco Cristello e la condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione per Francesco Elia. Il terzetto è imputato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e accusato a vario titolo di vari episodi di cessione di cocaina e di una partita di droga da 10 chilogrammi di cui però si parla soltanto in alcune intercettazioni telefoniche. Accuse negate dagli imputati, ancora detenuti in carcere, e dai rispettivi difensori, che ieri ne hanno chiesto l’assoluzione. La sentenza del collegio di giudici del Tribunale di Monza presieduto da Silvia Pansini è prevista per l’8 maggio prossimo. A rappresentare l’accusa al dibattimento è lo stesso pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha coordinato l’inchiesta «Ulisse» per associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, reati aggravati dalle finalità mafiose, per cui nel settembre 2012 vennero eseguiti 37 arresti e i cui processi si stanno invece svolgendo al Tribunale di Milano. Le accuse relative alla droga che vedono imputati i due Cristello ed Elia sono stati invece ritenuti non connessi a quel procedimento e per questo il processo è celebrato al Tribunale di Monza. Un processo che, proprio per la modifica del collegio giudicante a causa del cambio di mansioni di uno dei giudici, è dovuto ricominciare daccapo perché i difensori degli imputati si sono opposti a riassumere l’istruttoria già svolta.

Nell’operazione denominata «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta «Infinito» e scaturita anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno addirittura anche scoperto un bunker come quelli usati in Calabria e che veniva utilizzato dalle cosche che operano in Lombardia per nascondere latitanti, armi e droga.

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