Nell’inchiesta sulla banca della ‘Ndrangheta a Seveso anche la vicenda del processo Miriadi. Le frequentazioni pericolose di Giuseppe Malaspina

Nel novembre 2013, i quattro imputati sono stati condannati  a complessivi 44 anni di carcere. Il Tribunale ha accolto l’aggravante del metodo mafioso
di @nonymous

In aula, il 1. luglio dello scorso anno, durante il processo per il tentato sequestro del costruttore Carlo Malaspina venne fuori un nome: Fausto. Fu il legale di Carlo Malaspina, Gerardo Perillo, a chiedere al teste Giuseppe Malaspina delucidazioni in merito a una telefonata agli atti (n. 3571), in strettissimo dialetto calabrese, intercettata il 22 gennaio 2012 alle ore 18,15.

L'avvocato voleva sapere chi era Fausto e chi era il “pasticcere” (*vedi sotto).

“Ero abbastanza preoccupato e disperato, parlando con questo geometra, che ha lavorato per noi – risponde Malaspina- gli dico che i Miriadi mi stanno facendo continuamente angherie e attentati. Lui mi ha detto che avrebbe visto Antonio Malacrinò detto il turco, zio dei Miriadi, e mi ha chiesto se volevo che gli parlassi per intervenire. Gli ho risposto: no assolutamente. Dissi che non volevo vederlo il Malacrinò perché aveva fallito nel sistemare la cosa. Tutto qua.
Mi ha riferito (Fausto - ndr) che Malacrinò diceva di non sapere degli attentati, io ho detto che era un bugiardo perché l'avevo saputo da altri paesani di Desio che loro (i Miriadi – ndr) mi facevano queste cose contro”.

Nei giorni scorsi, su ordine del Gip Simone Luerti del Tribunale di Milano Fausto, il “mediatore” di Giuseppe Malaspina, all'anagrafe Fausto Giordano, classe 1969, nato in Svizzera e residente a Biassono, è stato arrestato assieme ad altre 43 persone, accusato del reato articolo 416bis in quanto “facente parte di un'associazione mafiosa emanazione diretta della locale di Desio e avente base e sede decisionale in Seveso dove sono localizzati i diversi uffici del capo, promotore ed organizzatore Giuseppe Pensabene di Montebello Jonico (lo stesso paese dei fratelli Malaspina e dei Miriadi - ndr). Quest’ultimo avvalendosi della sua affiliazione mafiosa risalente alla metà degli anni 80, agiva soprattutto dopo gli arresti del luglio 2010 dell'operazione Infinito come vero e proprio co-reggente della Locale di 'Ndrangheta di Desio, facendosi anche promotore assieme a Domenico Zema di una colletta a sostegno dei familiari degli arrestati”.

Fin dal giugno 2010 il “mediatore” Fausto Giordano, imprenditore edile molto vicino alla famiglia di Pio Domenico, esponente della Locale di Desio”, (tanto che “consegnava mensilmente somme di denaro a Pio Marinella, per fare fronte alle esigenze del padre detenuto Pio Domenico, esponente di spicco della ‘ndrangheta desiana”) viene in contatto – sempre secondo il Gip - con l'associazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Pensabene che gli presta denaro.

Nel gennaio 2012, dopo aver saldato il suo debito, Giordano entra nell’organizzazione mafiosa con il compito specifico di procacciare nuovi clienti e nuovi affari.

Fausto Giordano è anche l’amico (dell’amicizia tra i due ne scrive il Gip nell’ordinanza - ndr) al quale Giuseppe Malaspina il 27 ottobre 2011, il giorno successivo il tentato rapimento del fratello Carlo, si rivolge chiedendo aiuto: “Ho bisogno di parlarti, Fausto..ho bisogno di parlarti urgentemente”.

Quando iniziano gli attentati alle società del gruppo Malaspina (05/11/2011), Giordano ne parla con Marcel Astolfi e questi con Giuseppe Pensabene che sintetizza “quelli, i Malaspina non pagano”. Parlando con l'avvocato Emanuele Sangiovanni, Pensabene dice che pur essendo economicamente benestanti i Malaspina si ostinano a non onorare i loro debiti, arrivando a non pagare gli stipendi agli operai.

Avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario ( Malaspina Giuseppe - ndr) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”.

(Nel processo Miriadi é emerso che Malaspina era rincorso dai numerosi creditori. L’Immobiliare Gruppo Edile Caronno di Giuseppe Malaspina é stata dichiarata fallita dal Tribunale di Monza il 29/10/2012 dopo aver accumulato debiti per €44.106.396,00 di cui € 35.921.187,00 per crediti chirografari, cioè crediti non coperti da alcuna garanzia reale: pegni, ipoteche, fideiussioni. Nella proposta di concordato preventivo era stata prevista una percentuale di soddisfacimento dei crediti tra il 16% e il 26,88%. Un’altra società di Malaspina, la Costruzioni Caronno Prima è stata dichiarata fallita il 28/03/2013 con debiti per almeno 6,5milioni di euro. Vedi procedure Tribunale di Monza.
Secondo gli avvocati della difesa Giuseppe Malaspina avrebbe anche intestato le società a suoi parenti, tra cui la nipote Rosella Nanci poi deceduta, per sviare i creditori ).

Pochi giorni dopo l'attentato alla Progeam, Giueppe Malaspina chiama Fausto Giordano dicendogli che teme altri attentati ai cantieri. “Guarda Fausto che lì bisogna cominciare il cantiere di Besana, sennò sono rovinato”. E Giordano risponde: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Il 16 gennaio 2012 Giordano chiama Malaspina per dirgli che deve incontrare “la ragazza”. “Ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma tu lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose

In realtà non di una ragazza si tratta bensì di un uomo. Che nelle telefonate successive diventa prima “cameriere” e poi “pasticcere”*.

Il 22 gennaio Giordano chiama Malaspina per dirgli che vedrà il cameriere. “Parlagli ma senza sbilanciarti” – gli raccomanda Malaspina e Giordano: “Va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non i dice niente, gliele butto io due battute, capito?”.
Nel corso della successiva telefonata Giordano riferisce a Malaspina di aver appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale ha negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro Malaspina, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.

L'intercettazione del 14 gennaio durante la quale Giordano riferisce a Malaspina dell'incontro col “cameriere” o “pasticcere” è l'ultima registrata dalla Dda. Da quel momento Giordano e Malaspina continuano a vedersi e parlarsi alla Gimal.
Ci sono stati numerosi incontri de visu tra i due – scrive il Gip – facendo apparire che, grazie all'intervento ed alla caratura di Fausto Giordano, è stato possibile trovare una “soluzione” tra Giuseppe Malaspina e i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti”.

Secondo quanto ha raccontato a Infonodo un ex dipendente di una delle società di Malaspina, Fausto Giordano passava le sue giornate alla Gimal di Vimercate ed aveva realizzato tra l'altro a Villasanta un complesso residenziale in un lotto di terreno attiguo a quello della società Della via Gramsci di Giuseppe Malaspina, società a tutt'oggi in lite col Comune per una fideiussione di 159mila euro relativa a lavori di urbanizzazione non completati.
Quando a luglio 2010 erano scattati gli arresti dell'operazione Infinito, Giordano andava dicendo con Giuseppe Malaspina: “La mucca ha finito il latte”. E per la verità da quel momento tutte le società del Malaspina (e di Giordano) sono andate in pesante sofferenza.

La causa scatenante delle estorsioni ai danni di Malspina sarebbe stato un terreno a Vimercate di una società riconducibile anche a Assunto Miriadi (padre degli imputati Vincenzo e Giovanni Miriadi), ucciso da sicari del clan Coco Trovato nel 1990 nella guerra di mafia con il clan Papalia per il controllo dell’edilizia in Brianza.
Terreno di Vimercate che Giuseppe Malaspina avrebbe acquistato “in sgarbo” alla famiglia Miriadi.
I fratelli Miriadi avrebbero iniziato le loro richieste estorsive nell’estate del 2010 chiedendo conto del materiale edile di proprietà del padre lasciato in deposito e in aggiunta pretendendo “un’indennizzo” per quel terreno che era stato del padre e successivamente era passato prima nelle mani del geometra Galbussera e poi, in due compravendite del 1993 e del 2000, in quelle di Giuseppe Malaspina.
Le richieste estorsive si sarebbero intensificate dopo alcune operazione immobiliare realizzate da Malaspina (la vendita di un appartamento in via Della Spiga a un acquirente cinese per 8 milioni di euro) e l’approvazione da parte del comune Vimercate di un Piano Attuativo inerente il terreno conteso.
Questa la tesi sostenuta dall’accusa nel processo e accolta in sede di giudizio.

Nelle motivazioni della sentenza di condanna i giudici, a proposito dei rapporti tra i Miriadi, Bartolo Foti, Vincenzo Cotroneo, Pietro Squillaci, scrivono: “Tutti questi personaggi, tra cui gli imputati Miriadi, risultano provenire da Montebello Ionico, tutti sono risultati operativi nella Locale di Desio, ciò che ha indotto gli inquirenti a ritener i Miriadi legati a tale cosca, quale propaggine nel Vimercatese”.

Ma se é vero che i Miriadi erano legati alla Locale di Desio, perché Pensabene nuovo reggente della Locale di Desio, nell’intercettazione ambientale, da una versione diversa dei fatti? Non parla del conteso terreno di Vimercate ma di operai non pagati e di debiti (“non paga nessuno” - ndr). A quali debiti si riferisce Pensabene?

Giuseppe Malaspina, condannato nel 1972 a 14 anni di prigione per l’omicidio di Giuseppe Zampaglione (vedi Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo), durante il processo ha descritto il suo percorso imprenditoriale di indubbio successo (quando risiedeva ad Arcore è stato secondo contribuente della città dietro solo a Berlusconi; trasferitosi a Lesmo ne è diventato il primo contribuente) come riscatto da un passato criminale. Per sottolienare la lontananza dagli ambienti ‘ndranghetisti, ha parlato di sé come imprenditore lombardo che con i calabresi aveva tagliato i ponti. In realtà Malaspina ha avuto, nel tempo, rapporti di lavoro con gli stessi Bartolo Foti e Vincenzo Cotroneo (esponenti della Locale della ’ndrangheta di Desio) e come è emerso da quest’ultima inchiesta ha avuto frequentazioni di amicizia e di affari con Fausto Giordano considerato dagli inquirenti inserito nella “Nuova Mafia” di Giuseppe Pensabene.

Se nel novembre del 2010, un anno prima del tentato rapimento e degli attentati, Giuseppe Malaspina si reca alla Dia e denuncia pressioni da parte del gruppo dei Miriadi (denuncia non verbalizzata), all’indomani del tentato sequestro del fratello Carlo (27/10/2011) telefona a Fausto Giordano in cerca di aiuto, alla Dia ci andrà il 3 novembre, intanto nei mesi seguenti continua a sollecitare una mediazione da parte di Fausto Giordano e quindi da parte di ambienti criminali.

Un’altalena tra Stato e ‘Ndrangheta che forse più di ogni altro elemento fotografa come spesso le imprese edili in Brianza rispondano anche al potere di organizzazioni criminali.

In questo mare pericoloso dell’edilizia brianzola, Giuseppe Malaspina si destreggia molto bene; da del tu ed è in confidenza con uomini della Dia e dei carabinieri e allo stesso tempo é amico e chiede aiuto a uomini delle organizzazioni criminali, accumula debiti per cinquanta milioni di euro ma da grossi contributi ad AN e Forza Italia in Brianza (vedi Muggiò - Malaspina chiude le società e piange miseria. Mentre a Como è impegnato in un progetto da 150milioni di euro), ha scontato in banca cambiali di "false vendite" concordate per migliaia di euro ma si dimentica di rispettare le convenzioni con i comuni per le opere di compensazioni (vedi Muggiò e Villasanta).
 


Di seguito la parte dell’Ordinanza di arresto di Pensabene e altri  firmata dal Gip Simone Luerti in cui viene citato  Giuseppe Malaspina.

Che la situazione di crisi di liquidità delle aziende riconducibili a GIORDANO Fausto fosse ritenuta da questo ultimo soltanto momentanea e transitoria, è documentato da alcune conversazioni telefoniche intercorse tra lo stesso GIORDANO Fausto, MALASPINA Giuseppe, ed il collaboratore del primo PAVIGLIANITI Giuseppe alias “Peppino” 1, il quale proponeva agli stessi GIORDANO e MALASPINA un consistente investimento per la costruzione di aerei bimotore in Brasile. Cfr. tel. progr. n. 1336 del 02.07.2011 ore 13.19.08, progr. n. 2732 del 18.07.2011 ore 15.47.25, intercettate sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 189 alla CNR datata 20.07.2012). Nello stesso periodo, risultava che GIORDANO Fausto vantava un consistente credito nei confronti di CORAPI Pietro, soggetto in stretti rapporti con il cognato PARRAVICINI Stefano (di cui si tratterà nel successivo capitolo §7), con il quale intratteneva contatti telefonici quasi quotidiani, apparentemente motivati da ragioni lavorative, e comunque finalizzati a fissare appuntamenti “de visu” attraverso il classico invito per “un caffè”.

Le attività tecniche hanno poi permesso di delineare lo spiccato spessore criminale di GIORDANO Fausto, il quale, pure attraversando- come si è evidenziato- un periodo di crisi economica, forte dei suoi consolidati legami criminali, era solito rimproverare con toni chiaramente intimidatori alcuni suoi creditori, perché si erano rivolti a terze persone per recuperare il loro credito nei suoi confronti. Emblematica in proposito è la vicenda relativa a TONETTO Giovanni 2, quale risulta da due conversazioni telefoniche intercettate nei giorni 20 e 21 giugno 2011.

Le ulteriori attività tecniche a carico di GIORDANO Fausto hanno poi evidenziato un suo significativo intervento di mediazione tra il suo amico costruttore calabrese MALASPINA Giuseppe 3, titolare del “Gruppo Edile spa”, con sede a Vimercate (MB) in via Fiorbellina, e di altre agenzie immobiliari, ed un gruppo criminale responsabile di una serie di atti di intimidazione integranti un tentativo di estorsione ai danni di questo ultimo. Per quanto accertato, MALASPINA Giuseppe ed i suoi familiari sono stati oggetto di almeno tre episodi di intimidazione: il primo avvenuto in data 05.11.2011; il secondo in data 18.11.2011, con esplosione di sei colpi di pistola contro le vetrate della sede del “Gruppo Edile Caronno spa” sita in Vimercate (MB); il terzo in data 10.12.2011, con esplosione di un piccolo ordigno incendiario artigianale alla vetrata della porta di ingresso dell’Agenzia Immobiliare “PROGEAM srl” con sede a Vimercate (MB) in via Iginio Rota n. 4. L’intervento di GIORDANO Francesco, sollecitatogli da MALASPINA, quale mediatore rispetto agli autori della tentata estorsione ai danni di questo ultimo, si evince dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Già in data 27.10.2011 (e cioè due settimane prima rispetto al primo degli atti intimidatori individuati), alle ore 09.39, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, che rispondeva sull’utenza cellulare n. 348.xxx, il quale gli chiedeva di passare da lui, aggiungendo: “ho bisogno di parlarti, Fausto … ho bisogno di parlarti urgentemente!”. GIORDANO lo rassicurava dicendo che lo avrebbe raggiunto subito. Cfr. tel. progr. n. 11107 del 27.10.2011 ore 09.39.25, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 220 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 12.54 del 05.11.2011 (giorno in cui avviene il primo atto di intimidazione), GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe, il quale gli chiedeva di portargli urgentemente un microregistratore: “ascoltami … un meccanismo di quelli per registrare, piccolino, sensibile, etc., etc. … urgentissimamente, dai, portamelo. Dove ci possiamo vedere per darmelo?”. I due si accordavano di incontrarsi alle ore 15.00 al bar- pasticceria sito a Lesmo, frazione Peregallo (MB). E’ evidente che la richiesta di MALASPINA Giuseppe di ottenere la disponibilità di un microregistratore era finalizzata a tutelarsi durante un probabile incontro con i responsabili della tentata estorsione ai suoi danni. Cfr. tel. progr. n. 11999 del 05.11.2011 ore 12.54.24, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 15.12 dello stesso 05.11.2011, GIORDANO Fausto veniva richiamato da MALASPINA Giuseppe, che lo avvisava di trovarsi al bar- pasticceria. GIORDANO rispondeva che lo avrebbe raggiunto immediatamente. Cfr. tel. progr. n. 12006 del 05.11.2011 ore 15.12.01, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012). Il giorno dopo, 06.11.2011, alle ore 18.53, dopo avere subito il primo atto intimidatorio, MALASPINA Giuseppe chiamava GIORDANO Fausto, raccontandogli: “niente … inc. … questa notte sono andati a suonargli ancora il citofono (ndr: si riferisce evidentemente ad un componente del suo nucleo familiare) … hanno fatto, stanno facendo … inc. … siccome noi ci caschiamo nel sacco”. Da parte sua, GIORDANO minimizzava l’accaduto dicendo: “queste sono cose di bambini … ascoltami a me”. I due interlocutori restavano d’accordo di contattarsi l’indomani per fissare un incontro. Cfr. tel. progr. n. 12037 del 06.11.2011 ore 18.53.40, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 221 alla CNR datata 20.07.2012).

Nel contempo, anche PENSABENE Giuseppe risultava perfettamente al corrente degli atti di intimidazione compiuti in danno di MALASPINA Giuseppe. Lo dimostra, anzitutto, la conversazione ambientale registrata in data 17.11.2011, alle ore 12.08, all’interno del “tugurio”, ed intercorsa tra lo stesso PENSABENE ed ASTOLFI Marcel, nel corso della quale i due fanno riferimento ad un certo MALASPINA, soggetto noto ad entrambi, e che, nel prosieguo della conversazione, lo stesso ASTOLFI individua come “il fratello di quello che ha sparato con il mitra … che è già andato in vacanza”, riferendosi chiaramente al fatto che questo ultimo era stato arrestato. PENSABENE, che stava parlando con ASTOLFI del particolare momento storico e dei settori in cui nell’attualità è più conveniente investire, ha fatto riferimento al fatto che ignoti avevano sparato alla vetrina di MALASPINA “perché non pagano”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1427 del 17.11.2011 ore 10.22.15 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 12.08), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012). Alle ore 11.18 del 28.11.2011, sempre all’interno del “tugurio”, PENSABENE Giuseppe tornava a parlare con SANGIOVANNI Emanuele del tentativo di estorsione subito dal suo paesano MALASPINA Giuseppe, attribuendo la causa degli atti intimidatori al fatto che i fratelli MALASPINA, pure essendo economicamente benestanti, si ostinavano a non onorare i loro debiti, arrivando persino a non pagare gli stipendi degli operai:avvocato, qui c’è un paesano mio che è miliardario (ndr: MALASPINA Giuseppe) … questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli … solamente, ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all’ospedale, gli hanno sparato alle vetrine, ma tu, una persona così, ti puoi permettere a fare questa vita qua? Ci sono calabresi che sono malati dentro, capito? Che hanno una cosa, che non devono, che poi gli rompono il culo, li ammazzano, non gli interessa niente … per loro è più forte l’orgoglio dei soldi, la propria dignità, la propria personalità … perché non c’è cosa che … nella parte del giusto … ma poi quando delle persone si uniscono, ci vogliono persone intelligenti, si devono unire le forze, e fare delle cose belle … quando c’è da mangiare, mangiamo tutti. E’ inutile che poi, per inculare 20- 30- 50 mila euro, vai a perdere nell’arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l’amicizia … c’è gente … chi non è capace, e chi ce l’ha nella pancia, nell’anima che devono essere proprio … devono fottere, e basta”. Cfr. intercettazione ambientale progr. n. 1559 del 28.11.2011 ore 11.03.54 (la conversazione rilevante risulta intercettata a partire dalle ore 11.18), registrata all’interno del “tugurio” ubicato a Seveso (MB) in corso Isonzo n. 20/26, usato come “ufficio” da PENSABENE Giuseppe (RRIT n. 2088/2011 DDA di Milano) (cfr. allegato n. 224 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’attentato dinamitardo avvenuto nella notte del 09.12.2011, MALASPINA Giuseppe affidava a GIORDANO Fausto, proprio in considerazione del suo spessore e delle sue relazioni criminali, l’incarico di “mediare” con i soggetti ritenuti responsabili delle azioni intimidatorie poste in essere nei suoi confronti. Ciò risulta evidente dalle seguenti intercettazioni telefoniche. Alle ore 20.30 del 14.12.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da MALASPINA Giuseppe. GIORDANO faceva menzione di un amico non meglio precisato del quale i due interlocutori avevano parlato la sera prima di persona, che aveva tentato di chiamarlo, avendo ricevuto il suo numero telefonico dalla madre dello stesso GIORDANO, dicendosi intenzionato ad organizzare un incontro: “ti volevo dire, quell'amico che parlavamo ieri sera, neanche a farlo a posta... inc.. che stavamo parlando, entro in macchina, guardo e vedo un numero strano, no? Che mi aveva chiamato... ho pensato che era lui, siccome gli avevo detto a mia madre che... mia madre gli ha dato il numero che se aveva bisogno di chiamarmi, ed ho pensato sicuramente questo numero è questo... però va bene, poi io non ho chiamato più, erano le 20.00 passate, sera... oggi, questa mattina mentre ero al telefono mi è arrivato un messaggio che quello stesso numero mi ha chiamato, e però ho pensato: va bene, pensavo sempre a quello. Questa sera arrivo a casa e vado a cercare mia madre, e mi dice: “vedi che così e così, ti ha chiamato, ed ha detto che non gli hai risposto, mi ha lasciato questo numero, e che lo devi chiamare tu", guardo il numero ed è quello. Ora il mattino lo chiamo”. MALASPINA interveniva raccomandandosi con l’interlocutore di non sbilanciarsi troppo con questo “amico”: “te lo avevo detto io, Fausto, te lo avevo detto io, guarda che io … ma tu fai lo gnorri, non ti sbilanciare più di tanto”. GIORDANO lo rassicurava dicendo: “no, io non gli dico niente, mi deve dire lui qualcosa a me … lui mi chiamerà con la scusa di quel documento, poi vediamo quando ci vediamo … mi dovrà dire qualcosa, ora che so che sa, dico … inc….”. MALASPINA approvava: “bravo, ascolti, ti dirà … bene, benissimo … “complimenti, complimenti”, gli devi dire … ma te l’ho detto io … allora, ti dico che è rimasto … eh, dice: “ma come, come, lui è amico suo, noi” … vedi che io sono molto più intelligente di questi, lasciamo perdere”. GIORDANO proseguiva dicendo: “sì, ma io volevo essere sicuro, se era questo sabato, o era altre volte, invece no, questo sabato scorso, proprio l’altro giorno (ndr: si rammente che proprio nella notte tra il precedente venerdì 09.12.2011 e sabato 10.12.2011 si era verificato l’attentato dinamitardo in danno della agenzia immobiliare della ex moglie di MALASPINA Giuseppe)”. MALASPINA affermava: “Fausto … inc. … quando è cominciato a ronzare lì, lui quando è cominciato a ronzare lì, è perché voleva parlare con te, hai capito? … io non sono mica scemo, figurati … quindi, allora, hai messo tutto a posto?”. GIORDANO rispondeva affermativamente. Al termine della conversazione telefonica, MALASPINA esternava il suo timore di potere subire altri attentati dinamitardi nei suoi cantieri: “guarda, Fausto, che lì bisogna cominciare il cantiere a Besana [ndr: Besana Brianza (MB)], sennò sono rovinato”. GIORDANO tentava di rassicurarlo dicendo: “eh, cominciamolo, vediamo”. Cfr. tel. progr. n. 18086 del 14.12.2011 ore 20.30.31, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 226 alla CNR datata 20.07.2012).
Dopo più di dieci giorni, alle ore 15.16 del 16.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in serata avrebbe dovuto incontrarsi con “quella ragazza”, chiedendogli conferma se era autorizzato a proporre una mediazione per sistemare le cose: “ti volevo dire … stasera dovrei vedere quella ragazza là, che cosa gli devo dire, cosa devo fare? … ma ti lo hai sentito a questo? Che intenzioni ha? Che cosa gli devo dire io? … inc. … incazzo, che usciamo con il resto … diciamo che vogliamo trovare una mediazione, sistemare le cose … e così lui si assume le sue responsabilità senza fare casino, sputtanamenti, e cose”. MALASPINA approvava: “sì, sì … come ti ho detto io … bravo, bravissimo”. Occorre evidenziare, infine, che il termine “ragazza” utilizzato da GIORDANO in questa telefonata per indicare il soggetto che avrebbe dovuto incontrare poi, nel corso della stessa telefonata, diventa “questo”. Come si vedrà nelle successive telefonate del 21 e 22 gennaio 2012 diverrà prima “cameriere”, e poi “pasticciere”. Cfr. tel. progr. n. 22593 del 16.01.2012 ore 15.16.51, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 227 alla CNR datata 20.07.2012).

La mattina successiva, alle ore 12.29 del 22.01.2012, GIORDANO Fausto chiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo che in giornata sarebbe riuscito ad incontrare il “cameriere”: “sì, mi hanno chiamato in un ristorante privato ora che c’è il cameriere là oggi, capito?”. MALASPINA gli raccomandava di non sbilanciarsi: “allora, tu, una cosa: “andiamo avanti, insomma, qua che cosa è successo? … senza che ti sbilanci, capito?”. GIORDANO replicava: “va bene, dai, ci penso io, vediamo cosa mi dice, se non mi dice niente, gliele butto io due battute, capito? Ciao”. Cfr. tel. progr. n. 23578 del 22.01.2012 ore 12.29.39, intercettata sull’utenza cellulare n. 346.xxx in uso a GIORDANO Fausto (allegato n. 228 alla CNR datata 20.07.2012).

Dopo l’incontro con il “cameriere”, alle ore 18.15 dello stesso 22.01.2011, GIORDANO Fausto richiamava MALASPINA Giuseppe, informandolo di avere appena finito l’incontro nel ristorante con il “pasticciere”, il quale aveva negato di essere uno dei responsabili degli atti intimidatori compiuti contro MALASPINA, affermando che lui ed il suo gruppo non avrebbero mai approvato gesti del genere fatti contro questo ultimo.
Sull’argomento non sono state registrate ulteriori conversazioni, anche se tra i due sono avvenuti diversi incontri de visu, facendo apparire che, grazie all’intervento ed alla caratura criminale di GIORDANO Fausto, è stato possibile trovare una “soluzione” tra MALASPINA Giuseppe ed i soggetti che hanno posto in essere le azioni estorsive nei suoi confronti.

 

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