I Dell'Ultri, le slot e l'ombra della 'ndrangheta a Milano

di Marco Lillo e Valeria Pacelli da il Fatto quotidiano

Ben prima del viaggio del 24 marzo scorso alla volta di Beirut insieme al padre Marcello, il figlio dell’ex senatore, Marco Dell’Utri, 32 anni, ha pensato bene di fare cassa vendendo le sue sale da giochi in quel di Milano. Dell’Utri Jr. ha incassato un milione e 800 mila euro cedendo le sale di viale Gran Sasso e via Santa Rita alla The Box Srl del gruppo G Holding di Andrea e Alessandro Gasparri. Alessandro Gasparri, 40 anni, di Legnano, era emerso (anche se non è mai stato indagato) in una vecchia indagine sul clan Flachi, la famiglia di ‘ndran - gheta capeggiata un tempo dal boss Giuseppe detto Pepé, 62 anni nato a Reggio Calabria, e dal figlio, Davide Flachi, 35 anni, nato a Milano. Nel marzo 2011, il Gip Giuseppe Gennari scriveva: “Davide Flachi intrattiene rapporti personali con Alessandro Gasparri con il quale si accorda per l’installa - zione degli apparecchi (le slot Ndr) in alcuni locali”.

IL TRIBUNALE AVEVA disposto per Alessandro Gasparri solo una blanda misura, quella della sospensione di sei mesi dalla carica di amministrazione della società Royal srl, una delle società del gruppo guidato oggi dal fratello Andrea, socio come Alessandro al 50 per cento nella capogruppo G Holding. I rapporti tra Alessandro Gasparri e Davide Flachi risalivano al 2010 e riguardavano le piccole slot machine da bar: da un lato il figlio dei boss riusciva a far installare e gestire i videopoker nei bar di Milano, in particolare alla Comasina. Dall’al - tro lato, Alessandro Gasparri forniva le macchinette dei grandi concessionari del gioco con la sua società. A fine mese Flachi emetteva fattura regolare a Gasparri per i suoi servizi. Si legge in sentenza: “La gestione della sala giochi sita a Milano in via Fontanelli n. 9 costituisce un’ evidente riprova dello stretto legame esistente tra Davide Flachi e la Royal srl”. Nell’ultimo bilancio la Royal srl fattura 13,4 milioni mentre l’in - tero gruppo G Holding fattura circa 25 milioni di euro. La società Jackpot Game fondata da Marco Dell’Utri per gestire le due sale di Santa Rita e Gran Sasso a Milano, nelle quali erano installate le videolottery, VLT, della Bplus di Francesco Corallo, fattura invece 1,9 milioni con un utile di 284 mila euro nel 2013.

PER DARE UN’IDEA della dimensione del gruppo Gasparri, l’assemblea che ha approvato a febbraio l’ottimo bilancio del 2013 di Jackpot Game non si è tenuta a Milano ma a Tallin, capitale dell’Estonia, nella sede dell’Olympic Entertainment Group, una società quotata in borsa che gestisce 82 casinò nei paesi baltici e che ha scelto proprio i Gasparri come partner in Italia. Nelle carte dell’indagine sui fidi facili della Banca Popolare di Milano ci sono, oltre al contratto con Marco Dell’Utri, due segnalazione di operazione sospette dell’UIF di Banca d’Italia, ai fini del rispetto della normativa anti-riciclaggio relative al conto della G Holding al Banco Desio. “La prima - scrivono i funzionari della Banca d’Italia - è stata eseguita, ordinante: Olympic Entertainment Group. Banca ordinante: Swedbankas di Tallin. Causale: introito sottoscrizione incremento di capitale. La seconda è stata solo preannunciata e successivamente rifiutata (con ordinante dichiarato ancora Olympic Entertainment Group).

Sulla base di tale provvista (preannunciata ma non pervenuta) la parte ha anticipato la richiesta di assegni circolari per 1 milione e 825 mila euro dichiaratamente necessari all'acquisto della totalità delle quote della Jackpot Game”. In pratica, a pagare Dell’Utri Jr sarebbe dovuta essere la società estone, titolare dei casinò nei paesi baltici. Il Fatto Quotidiano ha poi scoperto una coincidenza: Alberto Dell’Utri, zio di Marco e gemello di Marcello, in passato è stato socio di un avvocato che, secondo il Gip Giuseppe Gennari nel 2009 “frequenta sistematicamente la famiglia Flachi anche in occasione dei rientri del capostipite Giuseppe, detto Pepé”. L’avvocato si chiama Domenico Chindamo e per il gip: “si presta a tutta l’operazione di intestazione fittizia della società Bingo s.r.l. detentrice della discoteca De Sade, rappresentando Paolo Martino e Davide Flachi, e con piena consapevolezza del carattere fittizio dei complessi passaggi societari messi in campo per occultare la presenza dei mafiosi calabresi”. Anche Paolo Martino è stato arrestato nel 2011 e poi condannato nel 2013 a 17 anni. Mentre Flachi Jr è stato condannato a 14 anni in abbreviato e il padre Pepé a 20 anni e 4 mesi.

DOMENICO CHINDAMO, mai indagato, è stato pedinato il 2 luglio del 2009 mentre, a bordo di una Ferrari S 430 incontrava Davide Flachi. Oggi al Fatto Quotidiano Chindamo dice: “Ho seguito professionalmente il signor Flachi per una questione finanziaria e la cena era relativa al conseguimento di un risultato tecnico”. Va detto che Chindamo in realtà aveva solo un piccola quota nella società di Alberto Dell’Utri. Si chiamava Lo Monaco Immobiliare Srl. É stata costituita nel 2002 e Alberto Dell’Utri è tuttora il suo amministratore delegato. Il capitale ammonta a 10,400 euro. I soci sono due: Maurizio Lo Monaco, avvocato milanese che versa una quota di 10,296 euro e, appunto, Chindamo, che versa la piccolissima quota di 104 euro. La società ha sede a Milano e si occupa di ristrutturazione, acquisto e vendita di immobili. “Una decina di anni fa – spiega al Fatto Alberto Dell’Utri – aprimmo questa società che per mia negligenza non ho ancora chiuso. Dovevamo fare delle operazioni immobiliari che poi non sono state più fatte. É come un cadavere putrefatto”.

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