Desio - Omicidio Vivacqua. Pestato un testimone amico dei due sicari e dell’intermediario

di Stefania Totaro da il Giorno del 31/05

PICCHIATO da aggressori rimasti ignoti un presunto testimone dell’inchiesta sull’omicidio di Paolo Vivacqua. E il pm decide di sentirlo in incidente probatorio.
A subire il pestaggio un sedicente conoscente di Antonino Giarrana e Antonino Radaelli, ritenuti dai carabinieri gli esecutori materiali dell’assassinio del ‘rotamat’ milionario siciliano ucciso il 14 novembre 2011 con sette colpi di pistola nel suo ufficio di Desio e di Salvino La Rocca, ritenuto l’intermediario che avrebbe assoldato, con la promessa di 60 mila euro, i due presunti killer per conto dei presunti mandanti dell’omicidio, l’ex moglie della vittima Germania Biondo e il suo presunto amante, l’investigatore privato Diego Barba.

L’UOMO, chiamato dai militari di Desio dopo che le indagini hanno portato alla luce alcune telefonate intercorse tra lui e alcuni indagati dell’inchiesta, ha raccontato di avere incontrato i tre a casa di Giarrana nell’ottobre 2011 e di avere sentito La Rocca dire di essere stato incaricato, tramite il Barba, dalla Biondo, di rapinare Paolo Vivacqua. Il testimone ha anche dichiarato di avere prestato il giorno prima dell’omicidio dell’imprenditore siciliano il suo scooter a Giarrana e di averlo riavuto indietro proprio il 14 novembre del 2011, quando Giarrana come conducente e Radaelli come trasportato si sono presentati da lui per la restituzione del ciclomotore che, a suo dire, aveva la targa coperta da scotch di colore nero, che lo stesso testimone ha dovuto staccare. L’uomo ha poi ammesso che, proprio per quest’ultima circostanza, si era preoccupato quando ha saputo che Paolo Vivacqua era stato assassinato proprio quel giorno. Non vi è alcuna prova che l’aggressione al presunto testimone abbia un legame con l’inchiesta sull’omicidio di Paolo Vivacqua (l’uomo ha dichiarato di essere stato affrontato e pestato da due uomini, di cui uno con apparente accento dell’Est Europa). Ma il pm monzese titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Donata Costa, ha deciso di non attendere che il testimone venga chiamato a confermare il suo racconto al processo, ma di anticipare per sicurezza la testimonianza della vittima, che verrà sentita in incidente probatorio, ossia come una prova già acquisita per l’eventuale processo.

IL MAGISTRATO lo ha quindi chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti mandanti ed intermediario, mentre i presunti esecutori materiali si trovano già in carcere a scontare la condanna per l’omicidio della consuocera di Vivacqua, Franca Lo Jacono.


Gli amanti diabolici restano in cella
di Stefania Totaro da il Giorno

— DESIO —
NESSUN’ALTRA MOSSA difensiva in attesa del processo.
Dopo che il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto per i tre arrestati la richiesta di scarcerazione, non risulta che i loro difensori abbiano presentato alcun altro ricorso. Il pm Donata Costa ha sentito Antonino Giarrana, condannato all’ergastolo per l’omicidio della consuocera di Paolo Vivacqua, Franca Lo Jacono, uccisa nel giugno 2012 perchè si sarebbe rifiutata di consegnare il «tesoretto» del genero coinvolto in presunte attività illecite e speculazioni edilizie, mentre a 18 anni di reclusione è stato condannato per lo stesso omicidio Antonino Radaelli. All’interrogatorio Antonino Giarrana, difeso dall’avvocato Angelo Pagliarello, ha negato decisamente di avere a che fare con la morte di Paolo Vivacqua (Giarrana si è dichiarato innocente anche per l’omicidio della consuocera dell’imprenditore siciliano) e ha dichiarato infondata la ricostruzione della vicenda fatta dalla Procura di Monza. Prima di Antonino Giarrana era stato interrogato dal pm, ma su sua richiesta, il presunto mandante del delitto e amante di Germania Biondo, Diego Barba, che è stato l’unico indagato a ricorrere al Tribunale del Riesame dopo avere ottenuto un diniego dal gip monzese sulla scarcerazione in seguito all’interrogatorio di garanzia, mentre la Biondo e La Rocca si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dopo l’arresto e finora non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. Così come neanche Antonino Radaelli. Diego Barba continua a sostenere prima di tutto di non essere mai stato amante di Germania Biondo e scagiona a sua volta tutti gli indagati dal delitto dell’imprenditore siciliano, proponendo invece altre piste alternative per la soluzione del giallo. I difensori degli indagati attendono ora che la Procura chiuda l’inchiesta e chieda il rinvio a giudizio per decidere se chiedere il processo con il rito abbreviato o, ancora più probabilmente, affrontare il dibattimento davanti alla Corte di Assise di Monza, dove meglio ritengono di riuscire a dimostrare la loro estraneità alle gravi accuse che vengono loro contestate.

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