Desio - Omicidio Vivacqua. Il supertestimone ritratta tutto

di Stefania Totaro da il Giorno del 13/06

RITRATTA all’incidente probatorio il presunto testimone malmenato dell’inchiesta sull’omicidio di Paolo Vivacqua. E ora rischia l’incriminazione per falsa testimonianza. Mentre gongola la difesa degli indagati.
Il cinquantenne è entrato nell’inchiesta del pm monzese Donata Costa perchè conosce Antonino Giarrana e Antonino Radaelli, ritenuti dai carabinieri gli esecutori materiali dell’assassinio del ‘rotamat’ milionario siciliano ucciso il 14 novembre 2011 con sette colpi di pistola nel suo ufficio di Desio e anche Salvino La Rocca, ritenuto l’intermediario. Quest’ultimo avrebbe assoldato, con la promessa di 60 mila euro, i due presunti killer per conto dei presunti mandanti dell’omicidio, l’ex moglie della vittima Germania Biondo e il suo presunto amante, l’investigatore privato Diego Barba. L’uomo, chiamato dai militari di Desio dopo che le indagini hanno portato alla luce alcune telefonate intercorse tra lui e alcuni indagati dell’inchiesta, ha raccontato ai militari di avere incontrato i tre a casa di Giarrana nell’ottobre 2011 e di avere sentito La Rocca dire di essere stato incaricato, tramite il Barba, dalla Biondo, di rapinare Paolo Vivacqua. Il testimone ha anche dichiarato di avere prestato il giorno prima dell’omicidio dell’imprenditore siciliano il suo scooter a Giarrana e di averlo riavuto indietro proprio il 14 novembre del 2011, quando Giarrana come conducente e Radaelli come trasportato si sono presentati da lui per la restituzione del ciclomotore che, a suo dire, aveva la targa coperta da scotch di colore nero, che lo stesso testimone ha dovuto staccare.

L’UOMO ha poi ammesso che, proprio per quest’ultima circostanza, si era preoccupato quando ha saputo che Paolo Vivacqua era stato assassinato proprio quel giorno. Dopo avere parlato con i carabinieri, il cinquantenne è stato vittima di un pestaggio. Non vi è alcuna prova che l’aggressione abbia un legame con l’inchiesta sull’omicidio di Paolo Vivacqua (l’uomo ha dichiarato di essere stato affrontato e pestato da due uomini, di cui uno con apparente accento dell’Est Europa, dopo un tamponamento).

MA IL PM MONZESE titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Donata Costa, ha deciso di non attendere che il testimone venisse chiamato a confermare il suo racconto al processo, ma di anticipare per sicurezza la testimonianza della vittima, sentendolo in incidente probatorio, ossia come una prova già acquisita per l’eventuale processo. Il magistrato lo ha quindi chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti mandanti ed intermediario, mentre i presunti esecutori materiali si trovano già in carcere a scontare la condanne per l’omicidio della consuocera di Vivacqua, Franca Lo Jacono. Ma ieri, a sorpresa, il cinquantenne si è presentato davanti al gip monzese, alla presenza di tutte le parti dell’inchiesta e non ha confermato le sue dichiarazioni, sostenendo di essere stato ‘male interpretato’. Ora non è escluso che il pm decida di incriminarlo per falsa testimonianza.

MA PER I DIFENSORI degli indagati il colpo di scena della ritrattazione è un punto a loro favore in un procedimento giudiziario già ritenuto indiziario perchè non esistono prove schiaccianti su chi abbia ucciso Paolo Vivacqua. Da qualche parte già si ipotizza un nuovo iter di ricorsi per ottenere la scarcerazione perlomeno degli indagati che non sono già in carcere per l’omicidio della consuocera di Vivacqua (un primo ricorso al gip e al Riesame è stato finora respinto) e anche una richiesta di giudizio immediato per andare direttamente a processo davanti alla Corte di Assise di Monza per dimostrare l’innocenza delle persone coinvolte in questa inchiesta.

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