Vimercate - Miriadi condannati in appello

di Stefania Totaro da il Giorno del 18/06

PENE lievemente più basse ma accuse confermate, compresa l’aggravante del metodo mafioso. Questa la sentenza decisa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di Giovanni Miriadi, del fratello Vincenzo (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90) e del cugino Mario Girasole, ancora detenuti in carcere e imputati a vario titolo di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi. Le condanne sono passate da pene tra i 16 anni e 9 mesi agli 11 anni e 7 mesi di reclusione inflitte dal Tribunale di Monza a pene tra 14 anni e 9 mesi e 8 anni e 11 mesi di reclusione. Confermata invece la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata per Isidoro Crea. Gli imputati sono accusati di avere tentato di estorcere denaro agli imprenditori edili vimercatesi Giuseppe e Carlo Malaspina, che si sono costituiti parti civili al processo. Sotto accusa diversi episodi. Quello più grave, del 2011, contro Carlo Malaspina: una sera, mentre rientrava a casa, 4 uomini incappucciati hanno cercato di rapirlo e di caricarlo in auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle loro società. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse negate dai Miriadi, che sostengono di avere solo voluto i soldi che spettavano loro.

A CHIEDERE nel processo al Tribunale di Monza l’applicazione dell’aggravante del metodo mafioso inizialmente non contestata era stato il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Marcello Musso (che aveva però chiesto complessivamente condanne da 27 a 12 anni di reclusione) che aveva scritto una lettera al Questore di Milano denunciando un atteggiamento intimidatorio percepito al di fuori dell’aula di Giustizia. La difesa degli imputati presenterà ancora ricorso.
stefania.totaro@ilgiorno.net

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