Camparada - L’ex onorevole si prende la poltroncina. Meroni si insedia in Consiglio tra i fischi

di Antonio Caccamo da il Giorno

«FABIO MERONI», pronuncia il sindaco Giuliana Carniel alle 9 di sera di mercoledì facendo l’appello dei consiglieri comunali. «Presente», risponde lui mentre il pubblico rumoreggia. L’ex onorevole della Lega Nord ed ex sindaco di Lissone, adesso assessore provinciale al Patrimonio, pare non sentire le contestazioni. Resta impassibile al primo posto a destra del tavolo a semicerchio dove siede il parlamentino di Camparada. Si è presentato all’appuntamento abbronzato, in abito grigio chiaro, camicia azzurra, pochette verde nel taschino della giacca, così come verdi sono la cravatta e l’orologio al polso sinistro. L’immagine del politico navigato fa però a pugni con quella di un uomo di 57 anni costretto a difendersi per essere riuscito ad entrare, grazie a tre dimissioni pilotate, nel consiglio comunale di Camparada, il paese più piccolo della provincia di Monza e Brianza: 2115 abitanti, 1620 elettori. Ha preso solo 7 preferenze alle elezioni del 25 maggio vinte dal Centrosinistra. La sua lista Progetto per Camparada, è arrivata ultima di tre con 236 voti e ha diritto a un solo posto. In paese da qualche giorno non si parla che del politico lissonese catapultato nel consiglio comunale. È lì perché tre consiglieri della sua lista si sono dimessi uno dopo l’altro. Prima la candidata sindaco di Forza Italia, Mariangela Riva, poi il giovane Giovanni Villa e infine Maria Grazia Candido. Qui pensano sia tutta una mossa studiata a tavolino per permettere a Meroni di entrare nel prossimo consiglio provinciale, che non sarà eletto dai cittadini, ma nominato dai partiti scegliendo tra i loro sindaci e consiglieri comunali. I diretti interessati negano sdegnati. Ma a Camparada se la sono presa parecchio, come fanno capire i cartelli lasciati fuori dal municipio: «vergogna», «politico estraneo a Camparada». «Mariangela Riva cosa racconterai ai tuoi elettori?».

Dentro l’aula, quando sta per cominciare il consiglio, la tensione è alle stelle. Il sindaco Carniel passa i primi cinque minuti a leggere le tre lettere di dimissioni. Prende poi la parola Evi Artesani, della Lista civica Per Camparada, per dirsi offesa dalle dimissioni a catena: «In netto contrasto con gli impegni presi con gli elettori». Poi arriva il momento di Meroni. Ed è allora che il pubblico si infiamma. Il politico lissonese si alza in piedi, calcola pause e tono e volume della voce, pesa le parole, minaccia e rassicura. Se la prende con i giornalisti che «non hanno scritto la verità». Promette querele e di rivolversi al Prefetto per «l’accoglienza ricevuta». Dalla sala è un continuo «Basta, Basta». «Vai a casa». Invece sta lì, battibecca. Il sindaco lo riprende: «signor Meroni vada avanti altrimenti le tolgo la parola». Lui: «Non mi chiami signore, ma consigliere», mentre dal pubblico si levano urla ancora più forti. Alle nove e un quarto è una baraonda. Il primo cittadino si sgola per mantenere la calma. Ad un certo punto arrivano i carabinieri. Meroni fa in tempo ad elogiare chi gli hanno ceduto il posto: «Grazie alla loro scelta personale posso essere qui a fare il consigliere». Spiega di avere accettato «non per non perdere il posto in provincia, io resto assessore fino a fine anno». Il capogruppo di Uniti per Camparada, Alberto Canobbio lo attacca: «Ha avuto accoglienza a Camparada dopo essere stato respinto in altri Comuni. Ma rimane un corpo estraneo alla nostra comunità» . Poi l’assemblea ratifica l’elezione: «Non ci sono motivi di incompatibilità», spiega il sindaco. Meroni avverte: «Resterò per tutti i 5 anni». 

«È una vergogna. La peggiore immagine della politica»
di Antonio Caccamo da il Giorno

— CAMPARADA —
«PER FORTUNA è la prima volta che capita di avere un consiglio comunale così agitato», dice il sindaco Giuliana Carniel. «Il fatto è - aggiunge - che questa vicenda di dimissioni a catena ha molto impressionato. Mariagrazia Riva poteva venire almeno in aula, accettare l’incarico e dare le dimissioni spiegando le sue ragioni. È un fatto di sensibilità politica, di rispetto verso gli elettori». La candidata di Forza Italia, fuori dal municipio, assicura: «Non c’è stato nessun patto segreto. Avendo ottenuto un solo consigliere ci voleva una persona preparata a fare l’opposizione. Io per mille motivi non me la sono sentita, Fabio Meroni ci è sembrata la scelta migliore». Lo stesso discorso fa Giovanni Villa, studente universitario, il più votato della lista di Centrodestra: «Nessuno mi ha forzato a lasciare. È stata una scelta personale», giura mentre poco più in là Ezio Molesini inveisce: «È una vergogna. Una cosa inaccettabile. È l’immagine peggiore che certa politica poteva dare di se». Un sentimento diffuso a Camparada. «Su di me sono state dette solo menzogne - ripete per tutta la sera Meroni -. È vero, il nuovo consiglio provinciale sarà formato solo da sindaci e consiglieri comunali, ma da qui dire che io ne farò parte ce ne passa». Alessio Anghileri, vicesegretario provinciale della Lega Nord, annuisce. Ma sul suo blog l’assessore provinciale al Turismo, Andrea Monti, anche lui leghista, ha scritto che al posto di Meroni si sarebbe dimesso da consigliere comunale. Ant.Ca.

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