Brianza - Processo Infinito. Spietati e capaci di tutto i sicari della 'ndrangheta

di Dario Crippa da il Giorno

IN 13 SI SON VISTI riconfermare la condanna all’ergastolo ricevuta in primo grado. Avevano preso parte, a detta degli inquirenti (e di due super pentiti), a tre omicidi che avevano insanguinato la Brianza fra il 2008 e il 2009.
Carmelo Novella, il boss dei boss della ’ndrangheta in Lombardia, era stato «licenziato» - diceva un mafioso in un’intercettazione - il 14 luglio 2008 in un bar di Vittore Olona, nel Legnanese. Voleva fare la secessione, affrancando l’organizzazione criminale più potente d’Italia dalla casa madre calabrese. Lo punirono con un commando armato composto da Antonino Belnome, «enfant prodige» della ’ndrangheta brianzola, e Michael Panajia.
Antonio Tedesco detto l’Americano, punito per questioni di donne, era stato trovato sepolto sotto la calce in una maneggio di Bregnano, nel Comasco. Per ucciderlo, il 27 aprile 2009, avevano inscenato una finta cerimonia di affiliazione.
Rocco Stagno invece, ex capo della locale di Seregno, era stato ammazzato come ritorsione per l’esecuzione, avvenuta due anni prima a Verano Brianza, del rivale Rocco Cristello. Il 29 marzo 2010 lo avevano portato in una porcilaia di Bernate Ticino e lo avevano fatto fuori, dandolo poi in pasto ai maiali. I suoi resti non sono mai stati trovati.

NON A TUTTI è andata malissimo al processo celebrato davanti alla prima Corte d’Assise d’appello di Milano. I giudici hanno infatti ridotto alcune condanne. Domenico Tedesco e Maurizio Napoli si sono visti ridurre la condanna dall’ergastolo a 30 anni. Pena ridotta - e non è dettaglio da poco - anche per Michael Panajia. Era stato lui, dopo il suo ex capo Antonino Belnome, a squarciare il velo su «18 anni di ’ndrangheta», come aveva scritto ai magistrati. E aveva confessato non solo la propria partecipazione all’uccisione di Novella, ma anche quella ad altri due delitti in Calabria. I giudici di primo grado avevano però ritenuto «insincera la sua confessione». L’avvocato Francesco Provenzano si era battuto perché fosse riconosciuta la sua volontà collaborativa, che aveva consentito di aprire altri processi in Calabria. Lo stesso pm milanese Cecilia Vassena aveva chiesto che gli fosse riconosciuta l’attenuante della collaborazione: e così è andata, visto che la condanna per lui è scesa da 23 a 19 anni. I giudici hanno confermato anche il risarcimento complessivo di 200mila euro a favore dei Comuni di Giussano e Seregno, parti civili.

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