Processo Ulisse - Condannato il terzetto della droga. I Cristello ed Elia

di Stefania Totaro da il Giorno

DOPO GLI ERGASTOLI confermati in appello per gli omicidi di ’ndrangheta, condanne ancora più pesanti di quelle richieste dalla pubblica accusa per droga. Il Tribunale di Monza ha inflitto 27 anni e mezzo di reclusione a Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo della Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola nel novembre del 2008 a Verano Brianza), 19 anni e mezzo a Francesco Elia e 17 anni di reclusione a Francesco Cristello. Il terzetto, detenuto in carcere dopo le condanne all’ergastolo appena confermate anche in appello per gli omicidi di alcuni personaggi di ’ndrangheta in Lombardia, era imputato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e accusato a vario titolo di vari episodi di cessione di cocaina e di una partita di droga da 10 chilogrammi di cui però si parla soltanto in alcune intercettazioni telefoniche. Per loro aveva chiesto condanne da 25 anni a 12 anni e 9 mesi di reclusione il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Cecilia Vassena, lo stesso che ha coordinato l’inchiesta «Ulisse» per associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, reati aggravati dalle finalità mafiose, per cui nel settembre 2012 vennero eseguiti 37 arresti e i cui processi si stanno invece svolgendo al Tribunale di Milano. Le accuse relative alla droga che vedono imputati i due Cristello ed Elia sono state invece ritenute non connesse a quel procedimento e per questo il processo è celebrato al Tribunale di Monza.

NELL’OPERAZIONE «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta «Infinito» sulla ’ndrangheta in Brianza e Lombardia e scaturita anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno addirittura anche scoperto un bunker come quelli usati in Calabria e che veniva utilizzato dalle cosche che operano in Lombardia per nascondere latitanti, armi e droga. Accuse negate dagli imputati e dai rispettivi difensori, che ne avevano chiesto l’assoluzione e ricorreranno in appello.
stefania.totaro@ilgiorno.net

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